Quesito n. 5 – Abolizione delle 25 firme per candidarsi al CSM

Scheda sintetica di Marco Ottanelli

L’attuale normativa, legge 195/1958 art. 25 comma 3, prevede che un magistrato debba raccogliere 25 firme di colleghi per presentare la propria candidatura al Consiglio Superiore della Magistratura. Ciò, a detta dei proponenti, sarebbe l’origine di ogni male e l’humus sul quale è cresciuto il sistema Palamara, ovvero lo strapotere delle correnti! Ergo, tale norma va abrogata: niente più 25 firme e candidatura “libera”.

Rimaniamo perplessi: ma sul serio si vuol far credere che, tra 25 firmette e nessuna, ci possa essere una tale differenza, una qualsiasi differenza, tale da abbattere ciò che il sistema Palamara-politica (ricordiamolo: Palamara parlava, trattava, agiva in concordia con politici, mica da solo) è stato negli scorsi anni? O, ribaltando la questione, siamo sicuri che la presentazione di molte più candidature, magari comprese quelle di qualcuno che non gode manco della stima di 25 persone, porterebbe ad un CSM più libero, efficiente, migliore? Macché, è ovvio che se la politica e i proponenti volessero ottenere un simile risultato, provvederebbero a tagliare gli artigli a chi sul CSM si avventa. Non ci pare che alcun partito abbia messo in disparte i coinvolti nel caso Palamara, alcuno! Neanche quelli che ufficialmente difendono l’indipendenza della Magistratura. Uno strumento tecnico esiste: un sistema elettorale che non sia proporzionale ma con i collegi. Un sistema proporzionale impone al candidato di raccogliere voti su tutta la circoscrizione, quindi molto estesa: l’unico modo per essere eletto diventa agganciarsi ad una lista/corrente. Invece un sistema basato su collegi ristretti, uno per ogni seggio al CSM da assegnare, permetterebbe ad ogni candidato di fare una campagna elettorale territorialmente limitata.

Un sistema così congeniato non sarebbe rappresentativo, e per questo non andrebbe bene per il Parlamento (che invece deve dare voce alle varie opinioni della società, nonostante l’opinione contraria di tanti maggioritaristi nostrali). Al CSM invece non si richiede, non si può richiedere di essere rappresentativo di alcunché: da esso si pretende invece indipendenza, come impone la Costituzione, che impedisce che i componenti togati non siano immediatamente rieleggibili (art. 104 Cost.).

Il verso scopo di questo quesito è dunque ancora una volta un messaggio: scardiniamo, intanto, e, facciamo sentire che c’è bisogno di una RIFORMA; poi, col mandato plebiscitario popolare in tasca, faremo ciò che vogliamo. Ci pare quantomeno rischioso e provocatorio. E anche ridicolo. Non è gettando fumo in faccia agli elettori che si combatte il correntismo nella magistratura.


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