Tra cingolati missili e propaganda. La guerra all’Ucraina verso nuove complicazioni

di Marco Ottanelli

In guerra, in ogni guerra, dai tempi più antichi1, la propaganda (ovvero la curvatura della realtà ai fini della situazione eccezionale) è un’arma tra le principali e di più ampio spettro. Essa è, a tutti gli effetti, uno strumento bellico; utile, legittimo e financo imprescindibile: si esaltano le vittorie, si sminuiscono le sconfitte, si nascondono i propri crimini e si addita il nemico come mostro sanguinario. D’altronde la Russia ha cominciato la sua martellante e rozza propaganda di guerra parlando della necessità di denazificare l’Ucraina, additando come  nazisti ed eredi di Hitler tutti gli ucraini non russofili, da Zelensky in giù.  Non ci scandalizzeremo quindi per le distorsioni e le omissioni che anche le autorità ucraine e i paesi Nato spargono a piene mani sull’opinione pubblica2, vorremmo però che la narrazione dei fatti da parte dei nostri media fosse un po’ meno embedded e più orgogliosamente indipendente. Sappiamo bene che uno degli scopi della propaganda è quello di suscitare forti emozioni, e che tali emozioni servono a smuovere opinioni pubbliche e persino governi ad accettare/compiere scelte prima considerate negativamente, ma non per questo la maggioranza giornalisti ed i commentatori devono abdicare ai loro compiti di critica e oggettività. 

Prendiamo un caso concreto, il caso concreto che poi ha portato al “sì” alla fornitura dei mezzi corazzati: la strage di Dnipro: il 14 gennaio un missile russo ha colpito un grande condominio residenziale a Dnipro, terza città ucraina. Il bilancio, che si è aggravato di ora in ora, è di una cinquantina dei morti e di molti feriti. Intere famiglie hanno inoltre perduto l’abitazione. Un episodio gravissimo che le autorità ucraine hanno immediatamente stigmatizzato come “il peggiore attacco” contro i civili dall’inizio della guerra, e si son dette certe non solo della tipologia di arma utilizzata ( “senza dubbio un missile Kh-22”),  non solo della deliberata volontà russa di colpire l’edificio civile (“Questa tragedia non è solo un crimine di guerra, è un crimine contro l’umanità”), ma avrebbero già identificato i responsabili e mandanti dell’attacco, il 52° reggimento dell’aviazione di bombardieri pesanti delle guardie dell’aeronautica russa e redatto una lista di almeno “una dozzina di militari russi” da “assicurare alla giustizia e processare” per questo brutale bombardamento. 

La propaganda di guerra e le sue regole

Tutto tristemente lineare; forse troppo. Infatti qualcuno ha raccontato una versione dei fatti diversa solo apparentemente nei dettagli;  e questo qualcuno è stato nientemeno che Oleksij Arestovyč, consigliere fidatissimo, , del presidente Volodymyr Zelenskyj e finora stratega della resistenza alla invasione. Arestovyč, in diretta tv subito dopo l’attacco a Dnipro, ha dichiarato che il missile caduto sul palazzo fosse stato abbattuto, deviato dalla contraerea ucraina (“la nostra contraerea lo ha abbattuto/buttato giù” – le traduzioni on line non sono precise sull’espressione usata, ndr) e che quindi il Kh-22 (che era evidentemente diretto altrove) “è caduto sull’ingresso del palazzo. È esploso mentre cadeva”. Immediatamente l’indignazione generale ha travolto Arestovyč, che ha dovuto prima smentirsi e poi rapidamente dimettersi con un umiliante comunicato,3 e sparire dalla scena pubblica coperto di accuse di filorussismo ed insulti (il sindaco di Dnipro lo ha definito, letterale: “un pomposo culo con una bocca da cesso“).

Ora, viene da chiedersi il perché di cotanto scandalo in una dichiarazione che non negava affatto l’attacco russo, né l’uso di armi terribili come il Kh-22, né che i poveri cittadini fossero da esso stati uccisi. E qui si toccano le corde profonde della propaganda: ipotizzando (o ammettendo??) che il condominio fosse stato distrutto non per volontà criminale e assassina di Putin, ma per un disgraziato caso di danno collaterale della [legittima] difesa ucraina, Arestovyč, davanti alla opinione pubblica, non solo ha dissacrato la fede nella infallibilità della Patria in pericolo, ma ha negato quella natura di mostro sanguinario che, come abbiamo detto all’inizio di questo articolo, è uno dei pilastri di ogni propaganda di guerra. Il suo, più che un ingenuo errore di opportunità (e su questo sono d’accordo tutti gli osservatori), è stato un sacrilegio, una bestemmia, un imperdonabile  intelligenza col demonio (e questo lo hanno notato solo alcuni raffinati analisti). Noi ci aggiungiamo un qualcosa di più: la dichiarazione dell’ex consigliere presidenziale ha rischiato di aprire una breccia profonda nel fortilizio informativo di propaganda, breccia che avrebbe messo allo scoperto una delle più scomode e più censurate realtà del conflitto: la presenza di militari e – nello specifico- di postazioni di contraerea vicino o addirittura nei centri abitati, presenza da sempre negata e smentita dall’Ucraina.  

Dire, ipotizzare, ammettere che la contraerea si trovi in mezzo a città, quartieri, palazzi densamente abitati, significa svelare che 1) il governo ha finora raccontato una pietosa bugia ai cittadini e al mondo; 2) che i danni collaterali sono possibili e anzi quasi inevitabili; 3) che i bombardamenti russi su quelle città, su quei quartieri, su quei palazzi, per quanto orribili e deprecabili, non sono crimini di guerra, dal punto di vista strettamente giuridico, proprio per la dislocazione delle batterie antiaeree.

bombardamento su Dnipro
La ricerca dei sopravvissuti tra le macerie del condominio di Dnipro

Troppo, per essere tollerato, ed infatti nel giro di poche ore la breccia nella propaganda è stata riparata (o si è tentato di farlo) sia con la messa alla gogna di Arestovyč, sia con le contestuali dichiarazioni delle forze armate ucraine che hanno clamorosamente esibito una loro presunta debolezza: “non abbiamo i mezzi né le capacità di intercettare e fermare quei tipi di missili”. Una sorta di excusatio non petita, ma utile a ribadire il concetto della totale assenza di obiettivi militari nel centro di Dnipro. Anzi, per dare corpo alla tesi dell’attacco deliberato e mirato, i servizi ucraini hanno arrestato sette residenti, definiti come appartenenti alla formazione “serb” della città con la gravissima imputazione di aver fornito foto e coordinate di obiettivi sensibili ai russi, obiettivi poi puntualmente colpiti. Lo stesso edificio colpito sarebbe stato uno di questi, e anzi, nelle ore immediatamente seguite alla caduta del missile, erano stati fermati con l’accusa di aver mandato in Russia foto e informazioni di quel luogo via Whatsapp due ragazzini di 14 e 13 anni.4

Nella ricerca di conferme alla versione ufficiale, la macchina della propaganda ucraina è incorsa in una piccola ma significativa gaffe: il giornale Ukrainska Pravda (Pravda dell’Ucraina; ricordiamo che pravda vuol dire “verità”!) ha pubblicato una intervista con una sopravvissuta al bombardamento di Dnipro, tale Ohla (non ne viene citato il cognome) che, per smentire l’ipotesi del missile deviato,  ha dichiarato: “Mio marito ed io sentivamo spesso i sistemi di difesa aerea in funzione. Questa volta non era la difesa aerea!” 
Notate l’ammissione, nella smentita? Questa volta Ohla e suo marito non hanno sentito i colpi della contraerea, ma le altre volte sì! E se la sentivano, vuol dire che, effettivamente, a ben poca distanza da casa loro, in una città di un milione di abitanti, la contraerea c’era!

È sbagliato, che ci sia? Ovviamente questo dipende da valutazioni di rischio relativo. Senza entrare troppo nei dettagli tecnici, e tralasciando le molte differenti casistiche, un missile a medio-corta gittata è estremamente più facile da colpire in fase di arrivo che non in volo. Quindi, conviene molto posizionare le batterie antimissile proprio a ridosso di fabbriche, centrali, caserme, anche se sono in mezzo alle case. E le case stesse diventano schermo per proteggere le batterie stesse, che sono a loro volta obiettivi militari. Insomma, governi ed eserciti calcolano che gli eventuali danni (in termini di strutture e vite umane) di missili intercettati subito prima dello schianto siano inferiori a quelli prodotti dal mero tentativo di abbatterli tenendo le postazioni in aperta campagna. Lo si può fare, lo si fa. L’importante è non dirlo5. E se la notizia tende a trapelare addirittura da canali ufficiali, allora è bene mescolarla in un insieme confuso e scandalistico di tradimenti e corruzione.

Il repulisti 

Proprio lo stesso giorno in cui Arestovyč scatenava la rabbia di esercito, aviazione, governo e popolo ucraini, il presidente Zelensky ha proceduto ad una profonda riorganizzazione del suo staff e del governo e alla rimozione o all’arresto di molti funzionari a vari livelli, in quello che giustamente è stato definito da Limes un repulisti.  Non è la prima volta, dall’inizio del conflitto, che vengono effettuate vaste e fulminanti operazioni contro traditori, corrotti e corruttori, operazioni che hanno interessato decine, centinaia di persone contro le quali son state mosse accuse non sempre completamente provate ma dalle conseguenze definitive. Queste ondate di pulizia hanno colpito di volta in volta generali dell’esercito, alti funzionari, politici della opposizione, cittadini comuni,6 e, stavolta, come detto, anche lo stretto entourage presidenziale. Tutto ciò a livello di informazione internazionale ha avuto l’effetto di nascondere un po’ le motivazioni delle dimissioni di Arestovyč, finite nel calderone della lotta alla corruzione.  

Il fine di tutto ciò 

Oltre che a fidelizzare il proprio popolo e a demonizzare il nemico, la propaganda approfitta di ogni occasione per mobilitare e coinvolgere quante più energie possibili. Non si tratta di cinismo, ma di utilitarismo: qualunque fatto deve essere utile alla macchina della guerra. Ecco dunque che, come tutti avranno notato, la cessione dei carrarmati americani e tedeschi è stata decisa quasi improvvisamente a seguito della strage di Dnipro. Le autorità ucraine hanno apertamente fatto leva sul bombardamento per chiedere al riluttante governo tedesco di sbloccare l’empasse, e la grande indignazione che è stata suscitata dalle terribili immagini del palazzo sventrato e delle vittime innocenti è stata uno degli elementi che ha più influito sulla decisione, sia per ciò che riguarda il governo che l’opinione pubblica tedesca. Insomma, quando il mostro sanguinario attacca volontariamente un condominio civile facendo 45-50 morti in un sol colpo, come si può ancora dire di no alla richiesta dei mezzi necessari per respingerlo oltre confine, per punirlo, per annientarlo? No, non si può dire di no, e infatti è stato detto sì. Solo ora, appena dopo il fatto. Non è una coincidenza, è una conseguenza. La strage ha offerto una inaspettata leva emotiva ai diplomatici e militari ucraini, leva utilizzata (lo ripetiamo, senza cinismo) per ottenere quel fine che tanto importante era ed è per Kijv. E già si son sentite ulteriori richieste, stavolta non di carrarmati, ma di aerei. Forse per ottenerli l’Ucraina dovrà subire un altro dramma.

La propaganda nega le complicazioni, è un suo compito…

… Ma le complicazioni ci sono, e ci saranno, eccome, con l’invio degli Abrams e dei Leopard. Focalizziamo i due punti principali. Il primo, è la loro efficacia. Il secondo, è l’impatto sull’Europa. Ma procediamo per gradi, chiudiamo il cerchio di questo articolo. Abbiamo visto come la propaganda sia un normale strumento di guerra. Abbiamo visto come essa semplifichi radicalmente giudizi e narrazioni in bianco/nero, buoni/cattivi, giusto/sbagliato. Sappiamo che essa distorca realtà e dati ai propri fini, e che chiunque esca da precisi canoni comunicativi imposti è “bruciato”. Sappiamo che la strage di Dnipro è stata usata (legittimamente, senza cinismo, lo ripetiamo) come chiave emotiva per aprire all’invio dei Leopard e degli Abrams. Ora analizziamo il ruolo della propaganda stessa nel nascondere i problemi oggettivi di tale fornitura. 

 Una buona propaganda non nega tutte le evidenze, anzi, talvolta ne usa alcune mettendole ben in mostra come paravento per occultarne altre. No, i problemi non stanno solamente nel complicato sistema di utilizzo, nella difficoltà di esercizio e nella delicatissima e onerosa trafila per il loro rifornimento. I problemi principali non sono neanche  nella disparità numerica dei carrarmati sul campo (il tutto è ampiamente e ben descritto  da Guido Olimpo e altri sul Corriere). A nostro avviso il vero guaio, del quale per adesso ci sembra abbia accennato solo Limes, è nella reale efficacia di un impegno tanto finanziariamente costoso e tanto politicamente rilevante come quello dell’invio dei Leopard2. Perché questa specie di arma finale, di meraviglia capace di ribaltare il corso della guerra, di prodigio tecnologico decisivo in battaglia… tanto efficace non si è dimostrato. 

Il carrarmato tedesco è stato recentemente messo alla prova sul campo, nella guerra guerreggiata vera, non nelle prove teoriche e nelle trionfalistiche esercitazioni: è stato usato in Siria dalla Turchia. Con esiti, come dire, deludenti

Nel 2017 le forze turche lanciarono un attacco contro l’Isis a Al-Bab, città siriana a 40 km da Aleppo. Convinti della potenza di questi mezzi, i comandanti turchi li spinsero fin dentro il centro abitato. Ma nel corso dello battaglia, in poche ore, ne furono distrutti 15! una vera debacle, che necessita di spiegazioni: i Leopard2 sono concepiti per lo scontro frontale con altri mezzi simili. Per questo motivo hanno la parte anteriore supercorazzata, mentre posteriormente, e soprattutto sui fianchi, nell’ottica di una riduzione del peso e della maggiore velocità (a basso consumo), hanno una corazzatura piuttosto debole. I combattenti dell’Isis hanno saputo sfruttare perfettamente questo tallone d’Achille e, nelle strade piuttosto strette di Al-Bab, hanno colpito i panzer tedeschi da 60 tonnellate sui lati, annientandoli.  E che armi hanno usato per annientarli? Ebbene, sia i missili anticarro TOW di fabbricazione americana, sia, ed è questo il punto, i missili Kornet russi. Esiste dunque una semplice arma russa (semplice e portatile, pesa appena 27 kg) capace di eliminare i temibili Leopard. Esiste da anni, ha dato prova di funzionare benissimo, e si suppone che ve ne siano altre più potenti e moderne in grado di fare ancora più danno. Sappiamo già, la Russia e la Nato sanno già, ad esempio, che il sistema di armamento del carro tedesco non ha alcuna efficacia contro i carrarmati russi T-80 e T-90: per perforarne l’armatura avrebbero bisogno di proiettili ad uranio impoverito, ma essi sono (per fortuna) fuori produzione. Altri 9 Leopard2 sono stati perduti in Afghanistan dalle forze occidentali nonostante il loro impiego in campo aperto. 

A seguito di questi avvenimenti, le autorità e i fabbricanti tedeschi hanno provveduto a rinforzare, a implementare come si dice oggi, i loro carri, cominciandone una produzione migliorata (ma più pesante, più costosa, più complicata). Ammesso e non concesso che all’Ucraina giungano le versioni più moderne, la Russia ha sicuramente di pari passo implementato le sue armi contrapposte. Insomma, l’efficacia dei fantomatici Leopard è del tutto relativa.


L’impatto sull’Europa. 

Se l’impatto sul fronte sarà limitato, perché tanto sforzo per ottenerli, perché tanta profusione di energia, perché tanta propaganda sulla loro irrinunciabile necessità, e, d’altro lato, perché tante resistenze nel concederli? Perché l’impatto maggiore della intera operazione si verificherà sull’Europa, ed in due aspetti, uno più delicato dell’altro: il primo è che, se venissero sbaragliati in battaglia i Leopard, si metterebbe a nudo la debolezza militare di un intero continente. E si offrirebbe (almeno nei War Games, in quella giostra teorica che studia scenari possibili e mosse conseguenti; sono giochi teorici, sì,  che però determinano scelte e politiche per i futuri decenni) una tentazione, se non una ghiotta opportunità, ai falchi di Mosca. 

Il secondo, ed è il più importate in assoluto, è che la cessione dei Leopard2 – ma anche degli Adams americani – trasformerà l’Europa in qualcosa di diverso da un semplice alleato di fatto dell’Ucraina, ma, tramite l’invio dei mezzi, la costante fornitura di munizioni e pezzi di ricambio, le riparazioni dei danni e l’addestramento dei militari ucraini in Germania e altri paesi (i primi contingenti sono già arrivati), ci sarà quel salto di qualità che farà diventare l’Europa la retrovia dell’esercito ucraino. Saremo le retrovie di un fronte di guerra, con tutto ciò che questo comporta e potrebbe comportare. 

Se la Russia ha violato una lunghissima serie di regole e norme internazionali e leggi di guerra, una cosa potrebbe fare legalmente: attaccare le retrovie del nemico. Infatti, le convenzioni di Ginevra, nel Primo  Protocollo Aggiuntivo,  all’art. 51 e all’art.  52, asseriscono la liceità di attacchi atti a distruggere tutti gli obiettivi militari che partecipino, direttamente o indirettamente, al conflitto. 

Sono obiettivi militari leciti tutte le persone, le strutture e le azioni “che per loro natura, ubicazione, destinazione o impiego contribuiscono effettivamente all’azione militare“ del nemico.

Si intende per partecipazione diretta al conflitto ” l’utilizzo di armi contro l’avversario, la raccolta di informazioni inerenti al conflitto, il trasporto di combattenti, armi o munizioni sul luogo delle operazioni, lo svolgimento di compiti di comando nella pianificazione o decisione degli attacchi

Si intende per partecipazione indirettala fornitura di prodotti alimentari o medicinali alla parte avversaria, la predisposizione di analisi strategiche, le attività di propaganda, il sostegno generico di natura logistica o finanziaria, la manutenzione o il trasporto dei sistemi d’arma fuori dal teatro operativo

Per quanto atroce possa sembrare, la Russia potrebbe dunque legittimamente bombardare l’Europa-retrovia. Pensiamo che non lo farà, ma ne avrebbe facoltà,((a chi pensasse che tale visione delle cose sia esagerata, o sgradevolmente filoputiniana, ricordiamo che ci sono nazioni come Israele, Pakistan, Regno Unito e Stati Uniti che hanno dato una loro propria interpretazione estensiva ai concetti di obiettivo militare, partecipazione diretta e partecipazione indiretta, ricomprendendovi casi che le altre nazioni non consentirebbero mai; ricordiamo altresì che né il Pakistan, né Israele né gli Usa stessi hanno mai firmato i Protocolli Aggiuntivi delle Convenzioni di Ginevra, e che quindi non si sentono vincolati dal rispettarli. D’altronde, non riconoscendo la giurisdizione della Corte dell’Aja, non accettano condanne per le loro violazioni)) e sicuramente la sua propaganda utilizzerà questi argomenti per alimentare lo scontro già in atto con Usa, Unione Europea, Nato.  Anzi, lo sta giù facendo, con metodi raffinati di tessiture diplomatiche antioccidentali, e di grottesche sceneggiate mistificatrici affidate a politici ringhianti, giornalisti tracotanti, anchormen debordanti e alla religione popolare e populista. 

Ecco, dunque, in conclusione e in estrema sintesi, quale potrebbe essere, a nostro avviso, il reale  fine della operazione Leopard, il reale vantaggio per quella parte di dirigenza ucraina, americana e occidentale che non vuole che si creino possibilità di trattativa o di tregua prima che la Russia sia sconfitta militarmente e schiacciata politicamente: coinvolgere sempre più l’Europa nel conflitto, farla diventare parte attiva dello stesso, e scavare un solco sempre più ampio nei confronti della Russia. In altre parole, con quello che sembrerebbe un capolavoro di propaganda, opportunismo e strategia, si sarebbe messa all’angolo qualsiasi Ostpolitik, in primo luogo quella del cancelliere tedesco Olaf Scholz e quella di altri paesi UE (Ungheria, Grecia) e non UE (Serbia). Un obiettivo legittimo,  come tanti altri in guerra possono essere, ma difficile da esplicitare e per nulla rassicurante. La pace, oggi, ci appare purtroppo più lontana. Se sia giusto così, è oggetto di riflessione di ognuno di noi, e di voi che ci leggete. 

 


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  1. si attribuisce ad Eschilo, V secolo a.c. la nota frase “la prima vittima della guerra è la verità []
  2. uno dei primi atti dell’Occidente immediatamente dopo l’attacco russo è stato quello di bloccare i siti internet russi e di impedire ai propri cittadini di accedere alle informazioni che giungessero dall’altra parte del fronte, da “oltrecortina” []
  3. “Offro le mie sincere scuse alle vittime e ai loro parenti, ai residenti di Dnipro e a chiunque sia stato profondamente colpito dalle mia versione erronea e prematura sulla ragione per cui il missile russo ha colpito un edificio residenziale. Ho scritto una lettera di dimissioni. Voglio dare un esempio di comportamento civile. Un errore importante, allora dimissioni” []
  4. A noi tutto ciò sembra, perdonateci, un poco paranoico, e ci ricorda l’episodio dell’orso della II guerra mondiale: a Bologna, durante quel conflitto, passò e rimase per alcuni giorni un povero e scalcinato gruppo di saltimbanchi, il cui numero principale era quello di un tristissimo orso alla catena che ballava sulle note di un organino. Pochi giorni dopo la partenza di quel circhetto che aveva offerto ai cittadini un misero svago, Bologna venne bombardata. Ebbene, tra i bolognesi si sparse la voce, e per molti divenne una certezza, che gli obiettivi fossero stati indicati agli angloamericani da un traditore, una spia, che s’era intrufolata in città mascherato da orso. Insomma, il plantigrado ballerino in realtà era una spia con un costume che, non si sa come non si sa con che mezzi, avrebbe inviato dati e coordinate al nemico. Non era il capocomico, non era uno dei giocolieri, non era neanche l’ammaestratore: per quei bolognesi la spia era fuor di ogni dubbio lui, l’orso. []
  5. così come non si doveva dire che il missile caduto in Polonia che uccise dei lavoratori in una fattoria era ucraino, sempre della contraerea, e non russo. Ci volle la minacciosa smentita degli Usa per far tacere ucraini e polacchi che già parlavano di attacco alla NATO []
  6. qualche esempio.
    aprile 2022:  vengono degradati e accusati di tradimento i generali Naumov Andriy Olehovych, capo del dipartimento principale del servizio di sicurezza interno (Sbu),  e Serhiy Oleksandrovych l’ex capo del servizio di sicurezza nella regione di Kherson 
    giugno 2022: le autorità addossano la responsabilità  a deputati del consiglio comunale di Mariupol di aver passato informazioni ai russi esponenti del partito filo-russo, ‘Piattaforma di opposizione-Per la vita’ 
    luglio 2022:Con un decreto Zelensky ha destituito il capo dei servizi segreti della Sbu, e suo amico storico, Ivan Bakanov e la procuratrice generale Iryna Venediktova.
    La stampa internazionale parla di circa 1500 cittadini ucraini in carcere o sotto accusa per tradimento []