Referendum sulla riduzione dei seggi parlamentari: dati, curiosità e qualche considerazione

di Marco Ottanelli e Gabriele Pazzaglia

Alla richiesta di confermare il voto parlamentare sulla riduzione dei parlamentari, gli italiani hanno appunto confermato. Noi siamo stati sempre contrari alla misura, sia idealmente che sulla base di precisi motivi storico-politici, ma accettiamo la volontà popolare per quel che è. Ecco, che è? Diamo inseme un sguardo a numeri e dati di questa tornata referendaria.

Gli elettori chiamati ad esprimersi erano 50.955.985 , dei quali 4.537.308 residenti all’estero.
Hanno votato 26.050.226 persone, il 51,12%. In Italia, l’affluenza è stata del 53,84, all’estero del 23,3%.
La regione con la più alta affluenza è stata la Val d’Aosta (73,44%), quella con la più bassa la Sicilia (35,39%)

I sono stati il il 69,96% dei voti validi (78,24% all’estero), cioè 17.913.089
I NO sono stati il 30,06%, cioè 7.692.007
Le schede bianche, nulle e contestate assommano a 445.130

La regione con la percentuale più alta di SÌ è stata il Molise, dove ha segnato il 79,89%.
La regione con la percentuale più bassa di SÌ è stata il Friuli Venezia Giulia, con il 59,57%

La provincia con la percentuale più alta di SÌ è stata quella di Crotone (81,94%)
La provincia con la percentuale più bassa di SÌ è stata quella di Trieste (53,94%).

Nelle 14 aree metropolitane del Paese, quelle con le percentuali di SÌ più alte sono state Napoli (74,4) e Catania (73,7), quelle con le percentuali più basse Firenze (55,5) e Cagliari (55,1).Il comune che ha terminato per primo gli scrutini è stato Tartano, in prov. di Sondrio, che ha comunicato i dati alle 15:15 del 21 settembre (appena un quarto d’ora dopo la chiusura delle urne);
Il comune che ha terminato per ultimo è stato Casalborgone, in prov di Torino, che ha comunicato i dati alle 14:06 del 21 settembre del 22 settembre (ben 22 ore e 54 minuti dopo la chiusura delle urne).
Tartano aveva una sola sezione da scrutinare, Casalborgone due.

Il SÌ ha vinto in tutte le circoscrizione estero, in tutte le regioni, ed in tutte le province.

La distribuzione geografica dei SÌ alla riforma non sembra seguire uno schema preciso nella maggior parte del Paese: molto più concentrata nel nord-ovest che non nel nord-est (con le notevoli eccezioni di senso opposto delle provincie di Milano nel primo caso, e di Bolzano nel secondo), molto meno nelle regioni centrali tirreniche (Liguria, Toscana, Umbria, Lazio), mentre Emilia Romagna e le Marche sono frazionate.

L’unica uniformità generale, con i SÌ che superano abbondantemente il 70%, è il Sud: tutte le province del meridione più la Sicilia, hanno dato il più largo ed entusiastico consendo alla riduzione dei parlamentari. C’è come un confine obliquo che taglia l’Italia, confine che curiosamente coincide con l’estinto Regno delle due Sicilie, dato che separa dal resto d’Italia anche gli Abruzzi e le zone delle provincie di Latina e Frosinone, che dello stato borbonico fecero parte, sopra e sotto il quale il SÌ da una parte vince, ma dall’altra trionfa. Lasciamo ai sociologi che ci leggono la ricerca di un valido perché , e passiamo ad analizzare invece le correlazioni politiche, dove possibile.

Ed è possibile solo nelle sette regioni dove si è votato anche per il rinnovo delle presidenze e dei consigli regionali, perché solo lì sappiamo come si sono espressi lgli elettori per partito.

Abbiamo elaborato un grafico che raffronta i risultati del SÌ con quelli delle destre unite, del PD e del M5S, cioè dei tre principali attori contendenti in questa tornata elettorale[1]. Come possiamo vedere, la relazione partiti-peso del Sì non solo non è univoca, ma è apparentemente contraddittoria. Non si individua una relazione diretta elettorato politico- risultato referendario: a maggiore o minor peso dell’uno o dell’altro attore, non corrisponde maggiore o minor peso del SÌ[2] Quello che però risulta nettamente è la irrilevanza, tanto in assoluto quanto relativamente, del Movimento Cinque Stelle sulla vittoria del SÌ. Che ci trovasse al nord, al centro o al sud, che i grillini fossero in coalizione o corressero da soli, che abbiano avuto risultati lusinghieri o disastrosi, il voto per la riduzione dei parlamentari è stato completamente sganciato da quello “giallo”, che è non è stato quindi mai determinante. Un Di Maio o un Grillo che si vogliano attribuire quindi questa come una loro vittoria, danno l’impressione più di un patetico tentativo di consolazione che non di una pietosa inesattezza.

Il voto popolare non poteva che essere come è stato, non polarizzato politicamente come avvenne nel 2016. Alla fine tutti i partiti hanno approvato la riforma: M5S, Lega e FdI hanno votato a favore in tutti e 4 i passaggi parlamentari, così come Forza Italia (benché poi hanno mostrato defezioni anche consistenti nei gruppi parlamentari). E all’ultimo voto anche LeU e il PD hanno ribaltato il percorso parlamentare realizzato fino a quel momento e si sono uniti alla schiera del Sì. Esito certo contraddittorio e indotto dalla nascita del Governo Conte II, ma che è anche figlio di uno dei tanti rivoli della nebulosa del “riformismo” del PD: prima dell’avventura del referendum renziano del 2016, il PD nel 2009, primo firmatario Zanda, aveva proposto, di ridurre deputati e senatori rispettivamente a 400 e 200, proprio quanto previsto dalla riforma appena votata!

Abbiamo riassunto il comportamento dei partiti nell’iter parlamentare:

  1a lettura Senato Seduta n. 89 del 7 febbraio 2019
Presenti: 244
Favorevoli: 185
Contrari: 54
Astenuti: 4
1a lettura Camera
Seduta n.172 del 9 maggio 2019
Presenti: 422
Favorevoli: 310
Contrari: 107
Astenuti: 5
2a lettura Senato Seduta n. 132 dell’11 luglio 2019
Presenti: 231
Favorevoli: 180
Contrari: 50
Astenuti: 0
2a lettura Camera Seduta n. 234 del 8 ottobre 2019
Presenti: 569
Favorevoli: 553
Contrari: 14
Astenuti: 2
Movimento 5 Stelle
Lega
Fratelli d’Italia Sì (1 astenuto)
Forza italia Sì (presenti solo 33 sen. su 55) Sì (alcuni dissenzienti) Hanno partecipato al voto solo 2 sen. Sì (un quarto del gruppo non ha partecipato)
Liberi e Uguali (al senato è nel gruppo misto) No
(solo la De Petris e un’altro sen. presenti. Gli altri 3 sen., tra cui Errani e Grasso assenti)
No No
Partito Democratico No No No
Italia Viva No (era nel pd) No (era nel pd) No (era nel pd)

La naturale conseguenza è stata che, a parte qualche sparuto gruppuscolo di sinistra, nessun partito ha fatto campagna per il NO; le posizioni contrarie alla riforma son state sostenute in confronti e dibattiti solo da singoli costituzionalisti e qualche politico che ha parlato a titolo personale.

Nonostante tutta la politica fosse a favore del taglio alle Camere, il popolo si è ritenuto sovranamente vittorioso contro la casta, contro l’elite, contro il Potere. Senza accorgersi che ha finito per seguire gli steccati ed i percorsi voluti e pre-stabiliti da quella casta, quell’elite, quel Potere, unanimi nel condurlo al recinto della riduzione dei parlamentari, novità che crea una super-casta ed una ristretta elite, che il potere potrà determinare, controllare e gestire con molta, molta più forza e semplicità.

1 NB: le percentuali sono riferite ai soli voti di lista, non a quelli per il presidente; per “destre” abbiamo inteso la somma dei voti alle liste di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, sempre uniti in coalizione, più l’eventuale lista del candidato presidente, se lo stesso era un esponente di uno dei tre partiti; al PD abbiamo aggiunto i voti della lista del candidato presidente in tutte le regioni, tranne la Liguria: in questo caso abbiamo sommato la lista di Sansa al M5S, essendo il giornalista del fatto molto più vicino al movimento che non al PD; Non abbiamo sommato gli altri partiti delle coalzioni di centro-sinistra vista la differenza e la varietà in tutte le forme possibili (come alleati, come avversari, con candidati propri o meno…) regione per regione; in Val d’Aosta non si presentavano coalizioni, la somma è un po’ una semplificazione; in Puglia la candidata 5stelle aveva anche una sua lista, caso unico per quel parito, che abbiamo naturalmente considerato

2 Avremmo avuto lo stesso risultato anche valutando la semplice relazione voti al presidente- risultato referendario, dividendo rozzamente le regioni tra quelle di “destra” e quelle di “sinistra”. Ma proprio per evitare questo effetto riduttivo, riduttivo perché avrebbe eliminato il terzo contendente e falsato i rapporti di forza, noi abbiamo voluto mostrare il peso relativo dei tre schieramenti determinanti, al contrario di quanto hanno purtroppo fatto grandi testate giornalistiche e persino blasonati istituti di ricerca.

25 settembre 2020


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