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Non è poi così lontana Samarcanda, corri cavallo, corri di là...
di Roberta Anguillesi


Ho letto che qualcuno si chiede come Santoro si sia 'ridotto' a fare uno spot tragicamente idiota come quello che va in onda in questi giorni sulla 7. Ma Santoro è sempre stato 'quello spot', ora qualcuno si accorge di quanto sia penoso solo perché non c'è più il compianto Berlusconi che tutto e su tutto comandava. Per ragioni anagrafiche io ricordo l'attimo preciso in cui decisi di non seguire più Santoro, e le motivazioni di allora calzano perfettamente anche con le odierne, e il mio giudizio non è mai cambiato, anzi.

Erano i tempi in cui il Maurizio Costanzo Show aveva assunto il ruolo di vero e proprio salotto d'Italia, molti avrebbero svenduto l'anima, per andarci, e per sedersi su quelle seggioline. Si fosse un magistrato o un attorucolo con problemi di sesso o un mostro afflitto da rarissimo morbo o magari un cantore sinistroso e spiritoso o aspirante intellettuale e macho damerino o magari mostro, mostro e basta, una volta passato di li diventavi “famoso” nell'accezione televisiva pre-moderna di allora. Ecco, Santoro annusò che poteva essere utile questo meccanismo per spartirsi l'opinione pubblica senza grande sforzo e mise a disposizione il suo target e la sua fama di gransinistro a Costanzo che coinvolse il suo pubblico e cominciò una sinergia disgraziata e di gran successo. Il bieco populismo, l'estetica da baraccone, il moralismo e il buonismo feroce e impietoso si innestarono sulla informazione militante di Samarcanda, nobilitando il primo (per alcuni) e inquinando il secondo per renderlo potabile a un popolo più vasto e impegnato, diciamo così, nel proprio impegno.

Tutto questo culminò con la famosa puntata (21 settembre 1991) in cui venne bruciata la maglietta con scritto “Mafia made in Italy”, e nello stesso tempo diventò famoso tale Cuffaro, e nello stesso tempo Falcone si prestò a una messinscena che non lo aiutò, anzi. Ecco, io in quel preciso momento smisi di considerare Santoro un giornalista , e lo avvertii per il personaggio che voleva essere e che, sostanzialmente, è, 'personaggio e basta' che per restarlo usava i mostri che questo paese assediano ed assediavano, riducendoli a draghi di cartone da ammaestrare per il numero di ballo e piroetta.

I vent'anni seguenti nella carriera di Michele (chi?) sono riassumibili in poche parole e molti fatti, poi rimossi: nel 1996 passa a Mediaset parlando di 'azienda veramente libera' e cominciando ad far pratica da grande rivelatore eppure riuscendo , ai miei occhi e me ne assumo tutta la responsabilità, a rendere plasticamente, a incarnare e riassumere, insuperato, il complesso di inferiorità che certa sinistra ex comunista ha sempre sofferto nei confronti del fenomeno Berlusconi, quella subalternità culturale totale che ha permesso a un palazzinaro capace solo di capire che quello che accadeva nella comunicazione televisiva altrove sarebbe accaduto inevitabilmente anche in Italia, di esser promosso 'grande comunicatore' e poi subìto e amato come ineffabile statista, unica musa del pensiero a seguire; anche per Santoro.

Il 2001 è stato l'anno glorioso, diciamocelo finalmente, e la vittoria di Berlusconi alle politiche fu un trionfo, ammettiamolo, per tutti questi ex , questi delusi, questi annoiati intellettuali ridotti a guardarsi gli attributi per poi descriverli al mondo e senza entusiasmo, questi ammutoliti dal 'riflusso' inizio anni '80 o figli del rampantismo degli stessi anni, ambiziosi e vacui come yuppy di redazione. Fu un' opportunità insperata quella vittoria, un appiglio porto a tre generazioni e che forse almeno le prime due avevano partecipato a inventare. Comincia il gioco delle censure, delle chiacchiere, del regime, tutto finto, tutto esagerato, tutto roboante e urlato. Emergenza democratica, l' editto di Sofia (che poi era l'esternazione di un normodotato presidente del consiglio che non vincolava proprio nessuno e non imponeva se non a chi non vedeva l'ora di essere esecutore o oggetto di tali presuntissimi ordini). Santoro, perché è di lui e della sua capacità di 'essere' il tempo che vive, nella peggiore delle sue manifestazioni che stiamo parlando, si presta al gioco della vittima, canta da partigiano, si mette la camicia da Robespierre, si immola e si sacrifica e si candida al parlamento europeo per poi dimettersi forte delle sue 730.000 preferenze da tesaurizzare in pubblico pagante.

Ecco, il personaggio è questo, niente di più e niente di meno di quello che era, niente di meglio di quello che fu, e i Ciancimino e le volgarità e le illazioni fatte rivelazione e il tradimento del mandato elettorale, e la scapigliata gestione di milioni chiesti ai suoi adepti e dai suoi adepti versati, per coronare il sogno e diventare finalmente il berluscone che ha sempre amato e inseguito, e tutto questo non è bastato . Anni e anni di dura feffa e demagogia surclassati e vanificati dall'arrivo di un (altro) buffone, più moderno, senza muri e cortine nel passato, meno Savonarola e più' saltimbanco , ed ecco che Santoro è costretto a ricominciare e lo fa come ha sempre fatto ,incarnando e riassumendo il peggio dei tempi in cui siamo, facendo saltapicchiare i soliti draghi di cartone in uno spettacolo ormai vecchio e patetico, e già di vedono i posti vuoti in prima fila, e già si leggono recensioni severe e sempre più pubblico che un tempo si spellava le mani ora esce scuotendo il capo, verso la nuova attrazione. A proposito, ma quelli della 7, della Telecom diciamo, quanto pensavano che potessero durare i mestieranti dell'indignazione? ....


18 ottobre 2012

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