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La nuova legge sull'aborto proposta dal governo spagnolo
di redazione

Il disegno di legge governativo è stato presentato come legge organica, (ovvero una norma specialmente prevista dalla costituzione spagnola che abbisogna della approvazione della maggioranza assoluta dei membri del parlamento per entrare in vigore) il cui titolo ufficiale è “della protezione del concepito e della donna in stato interessante”. La legge è molto restrittiva, e un po' in tutta la Spagna si stanno svolgendo manifestazioni di protesta di gruppi di donne, di formazioni politiche di opposizione e di medici, manifestazioni che si effettuano non solo davanti ai palazzi del potere, ma anche- non casualmente- in prossimità di chiese e cattedrali cattoliche.

In sintesi, alla sua entrata in vigore, funzionerebbe in questo modo:

L'aborto è permesso solo se vi è un serio e continuativo rischio per la salute fisica e/o psichica della donna e/o un pericolo grave per la sua vita. Un altro presupposto è che essa sia incinta a causa di una violenza sessuale. Affinchè questa ipotesi possa essere presa in considerazione, si deve esibire la denuncia per stupro.

Il termine entro il quale poter abortire nel primo caso (“salute”) sarà entro la 22a settimana di gestazione, nel secondo sarà entro la 12a

Il rischio per la salute della donna dovrà essere stabilito attraverso la doppia certificazione da parte di due diversi medici che dovranno essere oltretutto specialisti della patologia sviluppata o che rischia di svilupparsi. Dopo che i medici avranno valutato la donna, questa otterrà informazioni "verbali" da parte di un "esponente del sistema pubblico" sulle alternative alla cessazione della gravidanza; in seguito, la donna dovrà attendere almeno sette giorni (rispetto agli attuali tre) per prendere la decisione definitiva.

I medici che effettueranno la valutazione suddetta, non dovranno lavorare nello stesso centro, pubblico o privato che sia, nel quale successivamente sarà praticato l'aborto.

Quando il pericolo per la salute psichica della donna sia derivato da una condizione del feto che ne indichi una anomalia incompatibile con la vita, saranno necessarie una certificazione relativa alla donna, e una relativa al feto.

Da una parte sarà permessa la obiezione di coscienza del personale medico e paramedico, dall'altra sarà proibita ogni forma di pubblicità sulle cliniche ove si pratichino aborti.

Le minorenni potranno abortire solo con il consenso dei genitori, entrambi, o di chi ne fa le veci

Ciononostante, abortire al di fuori dei limiti previsti, non sarà considerato reato, quindi, "per la prima volta nella storia", dice il governo Popolare, "non è prevista alcuna sanzione penale per le donne che abortiscano illegalmente". Non si sa ancora se sarebbero previste sanzioni di carattere amministrativo, mentre ovviamente rimangono in vigore le pene per chi procura aborti fuori dalle regole.

Le criticità e le contraddizioni

In primo luogo la questione è di carattere generale e a livello di filosofia giuridica: sparisce un diritto, quello di decidere liberamente se abortire o meno, e la gravidanza diventa un obbligo, per la donna, che potrà interromperla solo in casi estremi di salute o se essa deriva da uno stupro.

La doppia certificazione appare una ridondanza inutile, dannosa, del tutto illogica, oltre che una gran perdita di tempo.

Il progetto di legge elimina la possibilità di aborto per le anomalie fetali, ma poi fa ricadere questa possibilitò nel rischio di danno psicologico alle donne. Se l'anomalia fetale è "incompatibile con la vita", si può affermare che ci sarà un danno psicologico senza alcun limitei di tempo, e l'aborto potrà essere effettuato anche oltre le 22 settimane. Se l'anomalia fetale non è incompatibile con la vita, si può affermare un danno psichico solo fino alla 22a settimana. Niente è previsto per quelle anomalie fetali che non siano incompatibili con la vita, ma siano estremamente gravi ed incurabili, o che vengano diagnosticate tardi.

Molto poco chiaro è chi sarà il soggetto del servizio sanitario che dovrà informare oralmente la donna sulle diverse possibilità, e lunghissimo appare il termine di una settimana che deve passare tra le due visite, il colloquio e l'interruzione della gravidanza.

L'itinerario di una donna che vorrà abortire si tramuterà in una odissea. Trascurando il caso dei gravi rischi per la salute, poniamo il caso del “rischio psicologico” (così dovrà tradursi d'ora in poi la volontà, in pratica).

Per prima cosa, la donna dovrà recarsi da un medico per far accertare il suo stato. Una volta certificato che è incinta, dovrà presentarsi da uno psichiatra. Questi dovrà sottoporla ad un esame, e verificare che esiste un rischio importante e duraturo di danno psichico, e rilascerà una dichiarazione in tal senso.

A questo punto, è necessario sottoporsi ad un'altra visita psichiatrica, per ottenere la seconda attestazione. Ma se il secondo psichiatra non ritenesse che il rischio importante e duraturo sussista? Ebbene, se ne deve cercare un terzo, o un quarto, o un quinto finché non se ne trova uno d'accordo con il primo. A quel punto, si deve trovare un centro dove si pratichino gli aborti, centro nel quale però nessuno degli specialisti fin qua incontrati presti la sua opera. Ma prima si dovrà prendere un appuntamento con un funzionario, forse un altro medico, che le illustri rischi ed alternative all'aborto. Solo una volta effettuato questo colloquio, le autorità sanitarie fisseranno la data dell'intervento, che sarà effettuato non prima di una settimana.

Nel caso di una minorenne sarà inoltre prevista la presentazione dell'assenso di entrambi i genitori; nel caso essi, o uno di essi, non acconsenta, la ragazza potrà fare ricorso al giudice, con una procedura d'urgenza, è vero, ma che porterà via altro tempo.

Un'ultima osservazione è stata fatta dai commentatori spagnoli: una forte motivazione del governo a sostengo di questa svolta è stata la protezione del nascituro; in altre parole, si è voluto proteggere una vita dalle scelte arbitrarie delle future madri. Bene, questo mal si concilia con la condizione dei feti frutto di una violenza carnale. Se è il bambino innocente che deve essere protetto ad ogni costo, ci si chiede, che colpa ha quello concepito in una circostanza come lo stupro? La contraddizione appare ancor più forte se si pensa che il presidente della Conferenza Episcopale Spagnola e Arcivescovo di Madrid, il Cardinale Antonio Maria Ruoco, ha pubblicamente benedetto la normativa in esame, definendola come un progresso importante ed "un riconoscimento di quel bene giuridico che è la vita del concepito". La Chiesa locale ha comunque da molto tempo reso noto che non avrebbe appoggiato i Popolari alle prossime elezioni senza la svolta in tale materia.

Il Partito Popolare, che difende le sue scelte anche come rispetto del programma elettorale, programma nel quale la riforma della legge sulla maternità era un punto importante, afferma che doveva tale legge ai suoi elettori, che lo hanno votato fidandosi delle promesse fatte (trascurando che moltissime altre son state dimenticate o tradite, soprattutto quelle di carattere economico-fiscale).

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Un commento di Roberta Anguillesi

Un legge come questa, su un tema come questo, non è segno di forza per chi la propone, anzi è una trovata a base di complicazioni burocratiche e logistiche che risulta debole e contraddittoria, addirittura inapplicabile e probabilmente anche contraria al diritto europeo per vari aspetti. Dopo la stagione di Zapatero- in cui la cattolica Spagna ha dimostrato come sia possibile affrancarsi dalla chiesa romana senza che comincino a a solcare i cieli i cavalieri dell'apocalisse- , stagione per altro chiusa su ben altri temi nell'ottica della alternanza su questioni meramente economiche, è ovvio che una legge riparatrice, una sorta di tributo, i popolari lo dovessero al Vaticano. Ma la mia impressione è che sia stata elaborata senza troppa convinzione, artificiosa, labirintica, astrusa al punto da sembrare volutamente impraticabile. Ora, non vorrei sembrare eccessivamente ottimista, non lo sono, ma ho la sensazione che questa 'complicazione' non sia la decisa retromarcia sulla questione, ma sia un tributo, una marchetta, proprio simile a quelle che avrebbero voluto fare certi nostri governi. Probabilmente la legge passerà, poi si incaglierà in se stessa, ma non credo che voglia o possa far tornare la Spagna indietro di un centimetro.

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