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Finanziamento e rimborsi ai partiti: Nessuno ha scippato nessun referendum, tranne gli italiani stessi.

Di redazione

Dopo anni di silenzio, imperversa la indignazione sui soldi ai partiti, indignazione che ci sentiamo in gran parte di condividere non per odio antipolitico nei confronti di elementi (i partiti) che riteniamo necessari alla democrazia e che sono espressamente citati in Costituzione, ma per la loro manifesta ingordigia che li ha tramutati in macchine per fare e distribuire denaro, invece che canali di aspirazioni e istanza politiche. Partiti affetti da un gigantismo incontrollato e pervasivo nei confronti di economia, società civile, enti e settori interi del Paese.

Ma quello che fa molta rabbia è vedere come tutti gli indignati, dai politici ai comici, dai giornalisti ai polemisti televisivi, denuncino un episodio storico (il tradimento del referendum del 1993) omettendo completamente quel che seguì sette anni più tardi. (per ignoranza, per pericolosa memoria selettiva, per pelosa convenienza, per dolosa voglia di deresponsabilizzare la ggente, che è tanto buona, rispetto ai politici, che son tanto cattivi- gli altri, non i propri di riferimento).

Schematicamente: cosa dicono questi indignati pazialissimi? Dicono: “ci hanno scippato il referendum che nel 1993 abolì il finanziamento pubblico ai partiti, con un trucco, chiamandolo rimborsi elettorali, e ci hanno fregato, ignorando la volontà del popolo sovrano”.

È vero che nel 1993 si tenne un referendum; promosso dai Radicali, vide la partecipazione di quasi 37 milioni di persone (il 77% degli aventi diritto al voto), delle quali ben 31 225 867 (il 90 %) votò SI all'abrogazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti. Si astennero circa 11 milioni di elettori.

A quel punto, dopo aver grattato il fondo del barile tra le piege delle norme residue, i politici tentarono, nel 1997, la carta del finanziamento da parte dei sostenitori dei partiti, con il 4x mille, ma fu un fallimento totale: nessuno dava una lira, nonostante non gli costasse niente (erano comunque tasse già pagate). I partiti all'unisono reagirono, e si inventarono la nuova legge sui rimborsi elettorali (la 157 del 1999), che porterà un vero e proprio fiume di quattrini nelle casse dei partiti, ben al di là del puro “rimborso spese”, che è un mero pretesto.

Referendum scippato, tradito? Probabilmente sì. È per questo che, ancora una volta ad iniziativa dei Radicali, si presenta un secondo referendum sull'abolizione di questa nuova legge sui finanziamenti pubblici. Si ridà voce al popolo sovrano, e lo si convoca, il 21 maggio del 2000, a dire definitivamente la sua su questo finanziamento.

La domanda è semplica: volete voi abrogare, abolire, i rimborsi elettorali ai partiti, che altro non sono che il vecchio finanziamento mascherato? , li volete abolire, o No, non li volete abolire?

Il risultato è eclatante e senza alcun dubbio interpretativo: complice una forte campagna per l'astensione da parte di alcuni partiti (magari gli stessi che quando si votava un tema che a loro interessava, gridavano al golpe verso chi faceva una identica campagna astensionista), ben 33 270 860 elettori disertano le urne. Non ci vanno, se ne fregano. I votanti saranno solo il 32%, circa 15 milioni di persone, delle quali ben il 29 % (4 073 688) dicono NO, non vogliamo l'abolizione dei rimborsi.

Di 49 milioni di aventi diritto, votano Sì, cioè dicono di volere l'abolizione dei rimborsi e dei finanziamenti ai partiti, solo 10 milioni di persone. Un quinto degli italiani. Gli altri quattro quinti, dunque, legittimano, confermano, approvano, apprezzano, gradiscono, vogliono che i partiti siano rimborsati, finanziati, sovvenzionati.

Di chi, dunque, la responsabilità dello stato attuale delle cose? Chi ha scippato cosa a chi?

Il Popolo Sovrano Italiano, invece che seguire polemisti dei giornali e comici televisivi, dovrebbe andare a riguardarsi la tessera elettorale, constatare l'assenza del timbro del 21 maggio del 2000, e accettare di essersi, ancora una volta, messo nel sacco da solo.

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