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8400 km, una speranza di lavoro, i preti e la galera.

di Redazione

Padre Franco Decaminada, l'ex amministratore dell'IDI – Istituto Dermopatico dell'Immacolata - è stato arrestato il 4 aprile scorso, assieme ad altre due persone, con l'accusa di appropriazione indebita aggravata, bancarotta patrimoniale fraudolenta, emissione ed utilizzo di fatture false e occultamento delle scritture contabili.

Contemporaneamente, l'IDI è finito in una grave situazione di dissesto, trascinando in un baratro finanziario l'ente religioso al quale appartiene, cioè la Provincia Italiana della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, la quale però, godendo dello status di Ente Ecclesiastico giuridicamente riconosciuto, è stata ammessa alla procedura del concordato preventivo con continuità aziendale ai sensi dell’art. 161, 6° comma, della Legge Fallimentare. In sostanza, sta disperatamente cercando di non fallire e di ripianare i debiti che assommano a più di 600 milioni di euro, e tutto per un solo ospedale (il clamoroso buco di bilancio della Asl di Massa Carrara, tanto per fare un paragone, è di 400 milioni, un terzo in meno).

La crisi dell'istituto pontificio ha ovviamente colpito anche i lavoratori, che, il 10 aprile, sono stati ricevuti in udienza da Papa Francesco in persona, che ha auspicato pubblicamente una soluzione positiva della questione.

Roba grossa, insomma.

L'IDI è un ospedale romano, su una collinetta dietro il Vaticano, e (peschiamo a piene mani dal loro sito) “i Figli dell'Immacolata Concezione formano nella Chiesa una Congregazione religiosa laicale di diritto pontificio, fondata da Luigi Maria Monti. I suoi membri si propongono di raggiungere la perfetta carità con la professione dei consigli evangelici. Essi si dedicano secondo il carisma del loro Fondatore alla cura degli infermi e alla educazione della gioventù orfana, abbandonata e bisognosa di assistenza". Si propone di fornire assistenza sanitaria e spirituale, tenendo in particolare considerazione i meno facoltosi. Grazie all'esperienza acquisita nel corso dei decenni, nel 1990 l'Istituto ha ottenuto il riconoscimento di I.R.C.C.S. (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico)”. Da quasi vent'anni è convenzionato con il Sistema Sanitario Nazionale. Ovviamente.

In più brevi parole, il solito giro: soldi pubblici ---> sottratti alla sanità pubblica ---> riversati nelle casse di un ente religioso ---> che spariscono nel malaffare di preti e trafficoni ---> mettendo sul lastrico centinaia di lavoratori.

8400 chilometri fa

Sarà capitato anche a voi, di sentire il dramma del lavoro. Soprattutto quando questo lavoro non c'è, e se c'è, è sottopagato, ipersfruttato, maledettamente insicuro e debilitante.

Sarà capitato anche a voi di immaginare quanta gente tenti di migliorare la propria vita anche a costo di immani cambiamenti, e, essendo in possesso di un diploma di infermiere, tentare la via della emigrazione verso il famoso Primo Mondo, l'Occidente, l'Europa, l'Italia, che di infermieri ha tanto bisogno.


Più difficile è immaginare cosa questo voglia dire vivendo in un paese povero, il Venezuela chavista, viverci, intendo, e non scriverne su riviste spocchiosette senza saperne nulla, e lavorare come bestie da soma per una paga da fame in una nazione sull'orlo del collasso, violento e disastrato, dove anche per cambiare bolivares in euro o viceversa è necessario effettuare viaggi su autobus scassati su strade scassate verso scassati banchi di cambio oltre la scassata frontiera con la Colombia, dato che in Venezuela la conversione valutaria non è permessa. Perchè senza spostarsi in Colombia e fare il doppio cambio euro-pesos pesos-bolivares e viceversa non puoi venire in Europa, in Italia, a fare la prova attitudinale che ti permetterà di ricevere l'abilitazione per esercitarvi la professione.

Perchè fare la abilitazione è certo necessario, ma è un azzardo. Si deve prendere il proprio diploma, farne una traduzione giurata in italiano, allegare un bel faldone di documenti, mettersi in contatto con l'ambasciata italiana a Caracas e con il Ministero italiano della Salute, e poi spedire tutto a Roma, e attendere una convocazione per un test. Un test fatto di domande su tutto lo scibile di un corso di infermieristica, più una prova pratica, da effettuarsi se si supera la prima prova.

E tra Italia e Venezuela, anche se esistono le email, ogni cosa vada mandata via posta, e allora succede che a Roma perdano i documenti, sarà capitato anche a voi, e allora li devi rifare tutti daccapo, e ti tocca lavorare un mese, in Venezuela, per avere ancora una volta i quattrini per la traduzione giurata, e poi magari, sarà capitato anche a voi, la lettera con la convocazione per la prova attitudinale parte in ritardo, e così arriva a casa vostra dopo che la prova stessa è stata effettuata, e quindi vi trovate lì, in Latinoamerica, a chiedervi se avete buttato via due anni della vostra vita, o se qualcuno pietosamente al ministero può darvi una mano, una soluzione, una speranza. E magari scoprite, sarà di sicuro capitato anche a voi, che al ministero, a quell'ufficio, si può chiamare solo un'ora la settimana, il martedì, e poi basta.

Ma alla fine, la burocrazia la si aggira, la si piega un po' alle necessità, e sì, si spendono soldi, tempo, energie e incazzature, ma uno spiraglio si trova e quindi si fa il giro Venezuela- Colombia-Venezuela per il cambio, e si prendono i risparmi di due anni, e si compra finalmente il biglietto per Roma, dove si andrà a farsi esaminare, dallo Stato Italiano, iil livello di conoscenza e capacità come Infermieri Professionisti.

E dove vieni convocato, dallo Stato Italiano, a sostenere la prova? Dove devi andare finire, a giocarti il futuro, la tua speranza di un lavoro decente, dopo 8400 km di volo intercontinentale? Documentiamolo. Ecco, qui:



si viene convocati, da ogni angolo della Terra, all'IDI.


Lo Stato Italiano, il Ministero della Salute, fa compiere le prove, i test, a migliaia di immigrati o aspiranti tali, provenienti da tutto il mondo, presso l'IDI, dal personale, dallo staff, dai figli dell'Immacolata. Non ne fa valutare preparazione teorica e pratica a medici,infermieri, insegnanti pubblici. Non da una delle innumerevoli università pubbliche italiane, non da un ospedale pubblico, non da funzionari ministeriali nella sede del ministero. No, dall'IDI.

Ma queste migliaia di immigrati aspiranti infermieri, mica penseranno di fare la prova così, aggratis? Naturalmente c'è da pagare, e anche tanto, per chi viene dal Venezuela o dall'Africa o dalle Filippine; 300 euro.

Trecento euro che, si pensa, andranno allo Stato, no, saranno tasse, tipo quelle universitarie che paghiamo tutti noi? No.



Si devono versare sul conto corrente dell'Istituto Dermopatico dell'Immacolata intestandoli direttamente a loro!
Migliaia di stranieri (circa un centinaio alla settimana) ogni anno versano 300 euro l'uno non allo stato italiano, ma ad un ente religioso per disbrigare una pratica di riconoscimento di un titolo pubblico, e questo ente è quello attualmente in liquidazione con debito di 600 milioni ed il cui ex amministratore-prete è finito in galera per aver distolto da quelle casse qualche milioncino per sé ed i suoi amici, con i quali s'è comprato, tra le altre cose, un sontuoso casale nella Maremma toscana.

Ecco, come funziona, in Italia. E la galera, logica, ovvia, naturale seppur del tutto temporanea misura repressiva (quanto ci starà? Quanto durerà il processo? E quanto ci scommettiamo che finirà tutto a tarallucci e vino?), non è la soluzione, non è affatto la soluzione per un problema fatto di antichi intrecci di interessi commisti a speculazioni sulla sanità, sui pazienti romani e laziali, e, da qualche anno a questa parte, sulla pelle di lavoratori stranieri in cerca di una speranza di vita onesta da noi.

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