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La guerra civile in Siria, e la sofferenza della gente.
di Marta Vuch

(appendice: voci dalla Siria, piccolissime testimonianze da un paese ipercontrollato)

Marta Vuch è impegnata da mesi nei campi profughi siriani. Ha visto ed ascoltato in prima persona i drammi di una guerra spaventosa che non risparmia nessuno. Collabora con la onlus Auxilia nel cercare di salvare più vite possibili, con particolare attenzione nei confronti dei bambini.

22 mesi sono passati dall’inizio della guerra in Siria. Un copione già visto negli atri paesi arabi. Una semplice manifestazione, l’intervento violento delle forze dell’ordine e viene creato il simbolo di una protesta di massa che in breve sfocia in una vera e propria guerra civile.

La Siria non è la Libia, occupa una posizione strategica molto complessa, in un contesto geopolitico molto delicato. Assad funziona da bilanciere tra meccanismi culturali interni che escono dai confini del suo paese ed influenzano i rapporti con Turchia, Libano, Israele, Palestina, Giordania, Iraq e molti altri paesi più lontani. La Siria spaventa, impegnarsi in questo conflitto metterebbe a repentaglio difficili equilibri e per questo noi occidentali non siamo ancora pronti. Quello che più sconcerta in questo conflitto è senz’altro la mancanza di informazioni e la condizione dei civili. Si ha la netta sensazione che il popolo siriano inteso come popolazione sia utilizzato come una pedina. 2.500.000 sono le persone che si sono spostate all’interno del paese a causa dei bombardamenti e degli scontri, 714.000 quelli che sono riusciti ad abbandonare il paese. Guardare la Siria dal lato umanitario dà una visione molto chiara dei meccanismi del conflitto. Ogni singola immagine che arriva urla al mondo realtà terribili e cambiamenti che stanno avvenendo ma dei quali non si parla o si parla troppo poco. Non è più la guerra di bombardamenti, feriti e distruzione ma la guerra della gente.


Salwa è un’insegnate di Homs, professoressa di inglese. Oggi vive negli Emirati Arabi, è stata diverse volte minacciata di morte per il suo appoggio ai rivoluzionari e per essere entrata in contatto con gli organi di stampa stranieri. Spesso parlo con lei la sera e mi racconta le storie della sua famiglia, dei suoi cugini feriti, dei lutti. La gente cammina per la città con lo sguardo perso nel vuoto. Tutti hanno perso qualcuno, tutti cercano qualche cosa. Trascinano sacchetti e frugano tra le macerie sperando di ritrovare qualche frammento della loro vita passata, qualche ricordo, qualche briciola seppellita sotto le macerie delle loro case. Vivere è difficile se non impossibile. Nei quartieri assediati manca tutto e ci si affida ad un contrabbando che sfida i check point per raggiungere le zone isolate. Spesso si rischia la vita. L’assedio dei quartieri a macchia di leopardo all’interno delle stessa città è la strategia politica che viene normalmente utilizzata. Chiudere e ridurre alla fame le aree nelle quali si concentrano le forze dell’opposizione. Bombardamenti aerei, cecchini... nulla è stato risparmiato.

L’arrivo dell’inverno ha aggravato le cose. Sono spariti i colori e il grigio della desolazione ha ricoperto ogni cosa. Ci sono grossi contrasti tra zone diverse della stessa città. Quartieri tranquilli che sembrano oasi e zone distrutte, dove la guerra non ha risparmiato nulla. Fame, freddo, mancanza di medicinali, ospedali distrutti, scuole bombardate, quartieri residenziali ridotti a cumuli di macerie. Le città si svuotano, restano poche famiglie che vivono in condizioni molto difficili.
Non tutti partono, ci sono civili che restano sotto le bombe. Preferiscono morire a casa loro che affrontare la vita di rifugiati. Gli abitanti di Homs raccontano come non è sicuro vivere nei loro appartamenti e scendono nei garage o nelle cantine dove con un materasso e una stuoia sperano di sfuggire alle incursioni armate o alle bombe. Scendere nei piani bassi dà una possibilità in più di salvarsi.
In molti quartieri manca l’acqua, la luce, le bombole del gas sono semplici ricordi di un benessere sparito, cancellato. I bambini non vedono frutta, verdura e carne da mesi. Si vive con molto poco, il pane è diventato un po’ il simbolo di questa guerra, spesso abbinato a scene di morte. Le associazioni umanitarie internazionali non entrano nel paese, gestiscono i campi nei paesi confinanti. Grandi campi con migliaia di rifugiati, Zaatari in Giordania, 15 campi in Turchia, Dominiz in Iraq, campi di fortuna in Libano e ancora rifugiati nelle scuole, nelle chiese, nelle moschee, nelle grotte, nei semi interrati.... Tutto il sistema siriano si è bloccato sopraffatto dalle regole della guerra.

Non tutti i rifugiati riescono ad abbandonare il paese. Per tutti coloro che fuggono verso nord la prima tappa sono i campi di transito al confine con la Turchia. Iniziamo a conoscere i nomi delle frontiere, come quella di Bab Al Salam dove vivono a migliaia. C’è un paesino nella regione di Idlib che si chiama Atma. Era una piantagione di olivi sotto i quali nella stagione estiva avevano trovato rifugio alcuni civili. Oggi sono 14.000 e vivono in condizioni di enorme disagio. E’ un campo anomalo, una specie di comunità, nessun recinto solo tende che si aggiungono ad altre tende, cambia solo il loro colore, quelle più bianche sono degli ultimi arrivati. Ad Atma vivono 3800 bambini, non c’è acqua corrente, non c’è elettricità, non c’è un ospedale, c’è tanto freddo e tanto fango. Il campo è gestito da una piccola associazione che con grossi sacrifici riesce a fornire un pasto al giorno almeno per i bambini, di solito un po’ di riso o solo patate lesse.
Su questo campo ci siamo attivati insieme alla Onlus Auxilia e Sabastiano Nino Fezza cinereporter della RAI (Nino Fezza è in Siria, e documenta con il suo lavoro quanto accade nelle città martoriate dai bombardamenti e dai combattimenti. Pubblica giornalmente sul suo blog e facebook immagini e testimonianze dirette. Avvertiamo che molte di queste immagini sono particolarmente crude) proprio pensando ai bambini. Il progetto ha tre punti fondamentali, portare abbigliamento e scarpe, sostenere la piccola scuola per permettere di continuare gli studi e supportare il piccolo ospedale del villaggio vicino con medicinali e strutture. Il convoglio partirà da Trieste e ha lo scopo di far conoscere la situazione dei civili che vivono in un paese in guerra e che troppo spesso vengono considerati “effetti collaterali”.


Auxilia ONLUS
via Carraria n°99 Cividale del Friuli (UD) -Italy
Bonifico IBAN: IT 15 H 07601 02200 000061925293
http://www.auxiliachildren.org/notiziec.php

Nella causale del versamento specificate BAMBINI SIRIANI grazie

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Un po' di numeri, gentilmente forniti ad Approfondendo.it dal giornalista Nino Fezza. I dati sono aggiornati al 6 febbraio 2013

siariani uccisi negli scontri armati e bombardamenti: 65.889 di cui bambini: 4.429 donne: 3.608
Soldati uccisi: 7.253
Manifestanti presi prigionieri e uccisi sotto tortura: 1.474
dispersi: più di 60,000
Manifestanti imprigionati: più di 160,000
cittadini siriani feriti : più di 137,000


cittadini siriani rifugiati all'estero: censiti 755.672
dei quali profughi in Turchia: 170.643
in Libano: 245.671
in Giordania: 235.468
in Iraq: 82.575
in Egitto: 14.977


Appendice
di redazione

Tramite il web abbiamo contattato alcuni cittadini siriani. Non diremo in quale modo li abbiamo rintracciati, né sveleremo il loro nome completo e cognome, perchè quello che rischiano è decisamente molto: la vita. Tanti di loro non hanno risposto alla nostra email, o ci hanno risposto laconicamente qualcosa come “non posso parlare, non posso dire”, o, un po' più esplicitamente “vorrei dirvi quel che penso, ma temo che la mia posta elettronica possa essere controllata”. Insomma, delle circa 50 risposte che abbiamo ricevuto, solo alcune possono essere pubblicate, e noi ve le giriamo così come ci sono arrivate, senza commento. Non sappiamo quanto sia sincero quel che ci è stato scritto, in alcune email abbiamo letto tra le righe la paura di essere intercettati. La nostra domanda era semplice: chiedevamo al nostro interlocutore cosa pensasse della tragedia del suo paese. Ecco quel che abbiamo ottenuto


Alex, da Latakia

Grazie per il vostro interessamento. Temo di non potervi essere molto utile perchè, a dire la verità, nessuno è in grado di capire cosa realmente stia succedendo. Per adesso non sappiamo se i ribelli siano una buona opportunità o se siano solo terroristi violenti. Ci sentiamo completamente perduti, ci sono tantissimi morti, la situazione è rischiossima, sono fortunato di essere ancora vivo.


Eyad, da Aleppo

Salve, vi ringrazio per la vostra attenzione alla situazione in Siria....beh, è un discorso complicato. Tutto è cominciato con una manifestazione pacifica per la democrazia e la libertà al tempo della “primavera araba”...Ma il regime di Assad ha cominciato a sparare sui dimostranti con armi da fuoco, impedendo alla stampa internazionale di lavorare in Siria. Questa situazione è andata avanti almeno per 7 mesi, e ogni giorno cadevano tanti ragazzi e ragazze, studenti uccisi, ogni giorno. Adesso sparano non solo sulle manifestazioni di protesta, ma anche sui cortei dei funerali dei martiri, con un sacco di rapimenti, arrestano migliaia di persone e molte muoiono sotto brutali torture. Il regime usa l'esercito e la polizia ed i servizi segreti per controllare ed impedire le dimostrazioni pubbliche, e per impedire che le notizie raggiungano il mondo. Alcuni soldati hanno disertato perchè rifiutano il modo brutale con cui il regime massacra il loro stesso popolo. Ecco, questo è stato l'inizio della ribellione armata, con l'incremento delle uccisioni, molti civili si sono uniti al Libero Esercito Siriano, ed hanno iniziato la lotta contro quello di Assad, nel silenzio del mondo... e ora son quasi due anni di conflitto, e non si vede una soluzione, ambedue le parti non riescono ad incontrarsi per una tregua, con questi continui massacri...Il regime di Assad controlla il paese da 40 anni, la sua dittatura deve finire, deve, abbiamo bisogno di un futuro migliore, di dignità e di pace. Ora, purtroppo, alcuni estremisti sono entrati in Siria, e sfruttano la situazione per i loro scopi.
La mia personale opinione è che io sono contrario alla dittatura e sono contro le uccisioni, ma sono anche contro questa guerra! Solo che pare non ci sia altra soluzione, visto il disinteresse dei paesi esteri: hanno lasciato i civili soli ad affrontare carrarmati, fucili, bombardamenti, razzi.

Non c'è un solo posto sicuro, in Siria, in questo momento. Io vivo ad Aleppo, nel nord, l'aviazione ha colpito il campus universitario qualche giorno fa, e c'è stata una strage terribile, io mi trovavo nella stessa strada in cui sono caduti dei missili, mi son salvato per pura fortuna...


Rami, da Mayadin

La guerra è spaventosa. Io ho avuto fiducia nei ribelli, perchè odio la dittatura e l'oppressione, e quando hanno preso la mia città, sono stato contento. Ma tra loro c'erano dei fanatici religiosi, sono stato chiamato da loro, e mi hanno accusato di essere immorale, perchè ho i capelli lunghi, hanno detto che è una cosa da donne, contro l'islam, mi hanno costretto a tagliarmeli, mi hanno minacciato, hanno minacciato i miei amici, e mi hanno messo sotto controllo. Sono scappato a Damasco da dei parenti, ma ho paura di quello che potrà succedere.


Yazan, da Homs

ciao, mi sono appena laurato in ingengieria elettonica ad Homs, io e la mia famiglia siamo al sicuro, ma la situazione è così complicata! In certe parti della Siria c'è un conflitto tra due correnti dell'Islam, da una parte i sunniti, dall'altra gli alawiti (comunità estremista sciita residente in Siria e Libano, ndt). I cristiani non sono coinvolti in questo conflitto, ma talvolta ne sono vittime.
In altre zone della Siria c'è un altro tipo di guerra, quella tra terroristi giunti dall'estero e l'esercito siriano, che sta cercando di proteggere il paese. Stiamo soffrendo tantissimo, la vita diventa sempre più dura, giorno dopo giorno, l'elettricità manca 16 ore al giorno, e quando c'è è solo grazie a dei generatori autonomi. Io sono terrorizzato perchè avendo finito gli studi, dovrei partire per il servizio miliare, che è obbligatorio, e mi manderanno a combattere i terroristi, e la probabilità di morire è molto alta. Sto cercando di ottenere un passaporto, ed essere accolto come rifugiato in Italia, o Germania, o Paesi Bassi....


Nad, da Damasco

Grazie per il vostro messaggio. Ci sono molte cose che non mi spiego, in realtà. Eravamo abituati a vivere bene, quando improvvisamente, tutto andava bene, e perchè tutto questo è cominciato??? da dove arrivano questi ribelli?? cosa vogliono, per cosa lottano? Per la libertà?? No, merda, non è questo il punto, prima di questa rivolta io potevo andare dappertuttuto in Sira, senza problemi, senza pericoli, anche in piena notte, ero libero di dire e fare tutto quello che volevo, adesso non è più possibile. Abbiamo un Presidente che ha dato condizioni di vita ai siriani migliori, migliori di quelle che ci offrono questi ribelli! Personalmente sono al sicuro, non abbiamo molti problemi in città, a parte l'elettricità che va e viene e cose così.

 

Nor, da Damasco

Non so bene come vadano le cose, so che ci sono tanti stranieri tra i ribelli, tanti truppe che vengono dall'estero, non capisco se vogliano distruggere il nostro paese, e perchè. Ci sono terroristi arabi e gruppi armati di altri paesi, che hanno passato il confine


Evan, da Aleppo

Vi prego, aiutateci, siamo disperati, ci stanno massacrando. Ogni giorno una strage, ci sono migliaia di morti, Assad è un assassino, ci colpiscono con razzi, missili, cannoni, è terribile vedere ogni giorno i tuoi amici uccisi, uccidono donne e bambini, l'occidente ci deve aiutare, perchè non fate niente?


Sam, da Lakatia

quello che volete sapere è perchè siamo in questa situazione...bhe, perchè il regime vuole distruggerci, annullarci. Ci sono state manifestazioni pacifiche di studenti, e il regime come ha reagito? Sparandogli addosso! Ci sono stati tantissimi morti, e lentamente la gente ha cominciato a reagire, ci dobbiamo difendere. Non abbiamo nessuno che ci aiuta, solo i siriani liberi possono reagire alla repressione e agli omicidi, e alle torture. Dobbiamo combattere per salvare le nostre vite. Grazie per la vostra email.

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