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La “primavera araba”. Tunisia, un anno dopo. La situazione ci sta sfuggendo di mano…

di Marta Vuch

Marta Vuch vive in Tunisia da 12 anni e si occupa soprattutto degli aspetti sociali del paese. Nell'ultimo anno ha seguito la crisi libica organizzando convogli umanitari a favore dei bambini rifugiati in Tunisia. Attraverso la Mezzaluna Araba attualmente segue i bambini siriani nella loro tragedia.

23 ottobre 2011: la Tunisia liberata dal tiranno si esprimeva per la prima volta attraverso il voto. Tutti i tunisini orgogliosi esibivano un dito intinto nell’inchiostro blu. Giovani, donne, uomini, lunghe file davanti ai seggi elettorali. La gente era allegra, si consultava, erano come i ragazzi che si accingono a superare l’esame di maturità. L’aria che si respirava era frizzante, piena di speranze. Nei giorni precedenti alle elezioni, per le strade si parlava di arringhe nelle moschee, di foglietti misteriosi, di visite casa per casa ma abituati ai vecchi sistemi non si pensava a quale strada stesse prendendo questo paese. I tunisini che vivono all’europea escludevano la possibilità della vittoria di un partito islamico come Ennadha, “nessuno li voterà”, dicevano. Le urne hanno dato un altro verdetto che ha lasciato molti a bocca aperta. Ma la voce ingenua di chi crede ancora che tutto si può riparare continua insistente a circolare.

Rached Gannouchi (il leader del partito islamico Ennahda, che si trovava in esilio a Londra dal 1990) era ritornato in Tunisia il 15 gennaio 2011 acclamato da gruppi di salafisti (o salafiti – un movimento di fondamentalisti rigido ed intollerante, molto critico verso tutte le altre forme di islamismo, ndr) che lo aspettavano all’aeroporto.

Ennahda aveva lavorato all’estero per anni aspettando il momento del trionfo. Un partito ben strutturato, organizzato politicamente e mediaticamente sbarcato in un paese nel quale non esiste una cultura politica, nel quale non c’è un nuovo leader che possa guidare il paese. Sono stati bravissimi, hanno lavorato da maestri. Centinaia di spazzini pulivano le strade a Djerba, li vedevi ovunque, l’isola era un gioiello. Tutti portavano la maglietta di Ennahda. Matrimoni pagati dal partito, aiuti per le famiglie in difficoltà, tutto sponsorizzato. Un’operazione di marketing geniale andata perfettamente a segno. Purtroppo vincere le elezioni non vuol dire saper governare un paese.

L’assemblea Costituente inizia i suoi lavori preparando il testo della nuova Costituzione. Sull’argomento trapela poco. Ci sono contestazioni saltuarie su qualche articolo di legge, si parla dei diritti delle donne, di tortura ma il testo non si vede. Sarà difficile che venga rispettato il termine dell'anno preso come impegno.

La Tunisia si sgretola con piccoli segnali impercettibili, non ci si accorge di nulla. Quando cammini per strada appaiono personaggi con lunghi abiti bianchi e barbe, donne con niqab, bambine con i capelli coperti alle elementari, usi sconosciuti a questo paese ma che si accettano come sintomo della libertà nella nuova Tunisia. Libertà a senso unico perché ci viene consigliato di usare un abbigliamento adeguato ad un paese mussulmano, vengono attaccate e distrutte rivendite di alcoolici.

Djerba-Tunisi in macchina, le prima volta dopo la rivoluzione, durante il mese del Ramadan. Nessun locale aperto, i caffè chiusi anche in autostrada, le macchinette automatiche sigillate, paura di chiedere una bottiglia d'acqua per i bambini. Diventa poco piacevole uscire e difficile vivere. Il 2011 è stato un anno disastroso dal punto di vista economico. La totale assenza di turismo e il dubbio degli investitori nel mobilizzare capitali in questo periodo ha portato la “miseria”, una parola che abbiamo imparato a conoscere e che è sulla bocca di tutti.

Una parola della quale invece si abusa è libertà, in tutti i settori. Scioperi selvaggi senza regole, attività bloccate accentuano l’instabilità di questo paese rendendolo come un vecchio macinino che arranca percorrendo una strada sempre più’ in salita. I problemi non si risolvono più rimboccandosi le maniche o discutendo, ma con gesti eclatanti come tentativi di suicidio o immolazioni. La Rivoluzione fino ad oggi ha fatto più’ danni che altro. Un paese in cui non si è trovato una guida carismatica e rischia gravi conseguenze.

Attualità di questi giorni. Viviamo in un momento di caos totale. L’attentato a Bengasi è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ci avevano provato anche qui, tempo fa, a far qualcosa del genere, ma non ci erano riusciti. Perspolis tramesso dalla emittente tv Nessma è costato la galera al proprietario dell’emittente. Persepolis è un cartone animato di un’autrice iraniana che racconta la trasformazione del suo paese. Il punto di discussione è stato il presunto oltraggio al volto di Dio mostrato e rappresentato (nel film di animazione!) come un vecchio. I salafisti avevano commesso atti vandalici ma tutto si era esaurito in breve tempo.

Ci riproviamo. Organizziamo una Mostra sulla rivoluzione alla Mara, Tunisi, con quadri molto provocatori. Ancora manifestazioni e ancora censura. Si continua così fino all’attacco a Bengasi. Il film su Maometto è un semplice pretesto per combattere il simbolo americano, sinonimo di potere, di male, tutto quello che è legato all’America va sradicato. Le reazioni sono state violentissime come se si cercasse il pretesto per innescare di nuovo la miccia in un paese già scosso. Tutto il mondo arabo è insorto contro un unico “nemico”, contro colui che ha osato mostrare il volto del Profeta Maometto. Il 14 settembre sono state attaccate l’Ambasciata e la scuola americana a Tunisi. Noi vediamo i fatti ma non conosciamo la reale gravità della situazione. Arrivano foto di combattimenti ed incendi ma li archiviamo come atti vandalici legati a pochi fanatici. Poi i nostri amici partono, viene ridotto il personale “allo stretto necessario”, vengono evacuate le famiglie verso gli Stati Uniti. Noi di tutto questo sappiamo solo di centinaia di autovetture incendiate, di un grande fumo nero che impregna l’aria e constatiamo l’impotenza della polizia e delle forze dell’ordine.

Dalle strade alle moschee, un tam tam continuo di allerta, di notizie che si rincorrono e che spariscono. Salgono alla ribalta nuovi personaggi come lo sceicco Abou Iyadh al-Tounsi, ex militante di Ennahda, nel 1986 con il Fronte Islamico Tunisino. Iniziamo a sentir parlare di Mahdisti, di militanti formati in Afghanistan, un linguaggio nuovo per un paese moderato come la Tunisia. Dopo la partenza di Ben Ali hanno ricevuto l’amnistia e possono muoversi liberamente nel paese. La polizia li conosce, non li segue, li ignora. Possono entrare, come successo il 17 settembre scorso, guidati da Al-Tounsi, nella moschea El Fath a Tunisi, pronunciare un discorso nel quale accusano il Ministero dell’Interno degli avvenimenti all’Ambasciata Americana ed escono indisturbati, la polizia li ignora, e lascia andar via lo sceicco per paura della reazione dei centinaia di salafisti che lo acclamavano. Probabilmente anche questa è una faccia della libertà...

L’estate ha peggiorato la situazione politica. La Tunisia è un paese di emigranti partiti per l'Europa in cerca di fortuna. Ma sono tunisini, attaccati al loro paese, che hanno professato il loro credo all’estero come lo avrebbero fatto qui ma con maggiore convinzione e con maggiore aggregazione. I salafisti non sono i 60.000 che si sono riuniti a Kairouna con le loro bandiere nere sono molti di più e sono tornati in patria durante l’estate. Sono una presenza forte e anche ben finanziata. Estremisti non sono solo quelli che sfoggiano lunghe barbe ma i nostri vicini di casa, che, fino a ieri cordiali, oggi ti guardano come “gauria” (straniera) nel senso più’ spregiativo del termine.

Intanto la vita va avanti, i tunisini moderati che vivono all’occidentale continuano le loro feste la notte sfidando la realtà delle cose come a voler esorcizzarne il fantasma. Mentre continuano a convincersi a vicenda che le cose cambieranno, il loro paese ha preso una strada buia. Chi poteva è già partito ricostruendosi una vita in Canada, Francia, Italia. Chi resta vive in balia degli eventi, i più’ fortunati con il passaporto pronto e un biglietto di solo andata.

19 settembre 2012

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