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La crisi vista dalla Polonia- Una prosprettiva oltre l'euro. Intervista all'economista Krzysztof Rybiński
di Gabriele Pazzaglia e Marco Ottanelli

Krzysztof Rybiński, 43enne, laureato in computeristica e con master in economia presso l'Università di Varsavia, dal 2010, è professore e presidente dell'Università della Vistola di Varsavia, Ha lavorato come ingegnere elettronico a Tokyo, direttore dei programmi della Fondazione Soros nella CEE-Trust. È stato direttore generale presso alcune banche commerciali. Nel 2004-08, è stato Vice Governatore della Banca Nazionale della Polonia. E' stato responsabile della ricerca e gestione degli scambi con l'estero. Nel 2004-2005, membro del Comitato economico e finanziario dell'Unione europea, e nel 2007-2008 membro del Financial Services Authority polacco, ha anche icoperto il ruolo di consulente e poi governatore supplente della Banca Mondiale per la Polonia. Consigliere economico di diversi governi polacchi, negli ultimi anni è stato coautore della strategia nazionale di istruzione superiore, della strategia di e-government e della strategia del capitale intellettuale. Autore di numerosi articoli di economia e (co) autore di diversi libri. Il suo blog http://www.rybinski.eu/ tra i pi seguiti nel campo economico.

 

Professor Rybiński, in Italia si parla da anni di crisi nell'aera euro, quasi dimenticandoci che esistono paesi UE che non ne fanno parte. Dunque, è una crisi della nostra moneta, l'euro, o è una crisi europea, comunitaria, finanziaria?

Si tratta di una crisi finanziaria globale, e ogni paese è interessato. Anche la locomotiva d'Europa – la Germania - ha visto le sue esportazioni e la produzione industriale in via di indebolimento, e una recessione tedesca il prossimo anno non dovrebbe essere esclusa. La Cina soffre dei passati eccessi nel settore immobiliare, la fiacca crescita degli gli Stati Uniti andrà in stallo nel bel mezzo del baratro fiscale per il prossimo anno, e due “decenni perduti” giapponesi si estendono in una terza decade, insieme che sarà molto drammatico all'interno dell'accelerazione dello Tsunami demografico.

Il problema è che i paesi sviluppati hanno accumulato troppo debito pubblico e privato, a livello globale in oltre 300 punti del loro PIL. La storia dimostra che tali elevati livelli di debito sono insostenibili e portano a un rapido o prolungato processo di deleveraging. Siamo all'inizio di tale processo, che durerà un decennio. Nel corso di questo decennio soffriremo molte recessioni , crisi, alcuni paesi e molte banche andranno a gambe all'aria. Come ha fatto la Grecia, o la Dexia lo scorso anno. Così la gente deve prepararsi a prossimi periodi tempestosi , e ad essere molto cauti. Questi sono tempi nei quali il rendimento del capitale pi importante della remunerazione del capitale .1

Quale è la situazione della Polonia? In che misura la sua economia è stata colpita dalla crisi? Vi sono state ripercussioni politiche?

L'economia polacca si è comportata molto bene, durante la crisi. Nel 2009, mentre tutti i paesi europei cadevano in recessione, alcuni in profonda depressione, noi abbiamo continuato a crescere di quasi il 2%. Mentre l'Europa oggi è ancora ai livelli di pil pre-crisi, la Polonia lo ha accresciuto del 15%. Abbiamo un settore bancario relativamente piccolo (50% del PIL), così lo shock finanziario non è stato tanto forte quanto in altri paesi nei quali l'attività bancaria supera il PIL di tre o quattro volte. Abbiamo anche avuto lauti fondi europei da investire nelle infrastrutture, che hanno creato circa 200.000 strutture e i relativi posti di lavoro. Ma questi tempi dorati son finiti. Negli ultimi mesi abbiamo visto il declino della produzione industriale, delle vendite al dettaglio, dei salari reali e della occupazione. Dunque, la crisi ha colpito duramente la Polonia, ed io mi aspetto che essa cada in recessione l'anno prossimo, dal momento che i generosi fondi strutturali europei stanno venendo meno.

La Polonia ha aderito al cosiddetto Fiscal Compact, ma continua a non far parte dell'Eurozona. Per quali motivi? Vi è un dibattito pubblico sull'opportunità di aderire alla moneta comune?

La Polonia è in una posizione molto particolare. Vediamo che l' Eurozona sta attraversando un momento molto difficile e che la crisi finanziaria non sta regredendo. Ad esempio il debito pubblico della Grecia e della Spagna sta toccando nuovi record, ed il rischio di fallimento di questi paesi continua ad aumentare, e gli interventi della BCE hanno effetto temporaneamente, ma non possono risolvere il problema del debito eccessivo. Il Fiscal Compact si sta rivelando controproducente, perchè i paesi aderenti finiranno per strangolare sé stessi e morire di morte fiscale, se, nonostante la recessione, continuano ad effettuare tagli e ad aumentare le tasse. Persino l'Italia, se la recessione si estende nel 2013, può vedere il suo debito pubblico superare il 130% del PIL, nonostante l'avanzo primario. Così i polacchi vedono tutti questi problemi, e la maggioranza di noi pensa che non sarebbe saggio aderire all'euro proprio in questo momento. Ma non vogliamo essere percepiti come i Cèchi o i Britannici, che hanno un approccio fortemente antieuropeo e che spesso bloccano proposte di cambiamento. Il fatto è che la nostra posizione geografica tra due potenze – Russia e Germania- rende la nostra situazione molto peculiare. Come la Storia insegna, quando la Polonia viene lasciata sola, presto o tardi la nostra sicurezza e la nostra sovranità verranno minacciate. Ecco perchè la Polonia è un deciso sostenitore della Europa unita, perchè essa dovrebbe portare sicurezza politica al nostro Paese. Dunque, speriamo fortemente che nei prossimi anni i problemi dell'Eurozona possano essere risolti, forse la Grecia e la Spagna potrebbero essere costretti a lasciarla, e così la Polonia potrebbe aderire al club. Ma per adesso una larga maggioranza della popolazione è contraria alla adozione dell'Euro.

Come giudica , professore, la reazione delle istituzioni europee alla crisi? Avrebbe potuto essere più decisa e tempestiva? L'influenza dei Governi nazionali, soprattutto Francia e Germania è stata eccessiva od era inevitabile?

In un mio recente articolo su opendemocracy.net , ho sostenuto che la crisi finanziario-esistenziale d'Europa è stata intensificata ad ogni tappa dalle incomprensione e dagli errori di valutazione delle autorità europee. Io sostengo che l'Europa è diventata la patria di meurons ( neologismo che si potrebbe tradurre come euroidioti, ndt) e zombie-banchieri. E che le azioni congiunte degli euroidioti e degli zombie-banchieri minacciano la vita della gente comune. Incompetenza, sottomissione alle pressioni dei mercati finanziari, repliche di politiche che sono fragorosamente fallite, il prendere a calci il barattolo lungo la strada solo per acquistare tempo in vista delle elezioni...Questi sono esempi di politiche volte a fermare la crisi.

La Germania è in fase di ridefinizione del suo ruolo in Europa. Stiamo passando da una Germania europea ad una Europa tedesca. Storicamente, potrebbe essere un percorso accidentato, e non benvenuto da diversi paesi europei. Inoltre la visione francese e quella tedesca dell'Europa si stanno allontanando. I francesi al momento hanno maggiori possibilità nel forzare la BCE a “stampare moneta” (Attenzione, intendo: ad agire come se si stampasse moneta. I trattati europei non consentono di stampare moneta, come neanche il finanziamento diretto da parte della BCE dei governi con l'acquisto di titoli sul mercato primario. Così la BCE non vìola la lettera della legge, ma lo spirito della legge sì, con l'acquisto di obbligazioni sul mercato secondario da parte delle banche che hanno acquistato titoli di stato sul mercato primario con prestiti a tre anniottenuti da parte della BCE) , ma sono sicuro che se la cosa dovesse andare troppo avanti, la Germania bloccherebbe il processo, possibilmente all'inizio del prossimo anno, usando il loro Tribunale Costituzionale.

D'altra parte, le politiche secondo il modello tedesco stanno demolendo il sud dell'Europa, con la Grecia come esempio più eclatante. Questa è una strada senza uscita. Prima cambieremo queste politiche, meglio sarà. Una riduzione coordinata del debito della Grecia (di nuovo!), il Portogallo e la Spagna necessaria. Forse è necessaria anche per l'Italia. L'Italia ha un grande debito pubblico. Se il vostro paese scappa dalla recessione il prossimo anno, e comincia a crescere, allora la crescita insieme con avanzo primario può aiutare l'Italia ad evitare il fallimento. Tuttavia, se l'Italia resta in recessione nei prossimi anni, rimarranno solo scelte difficili da fare: o lasciare l'euro o negoziare la riduzione del debito con i creditori. O forse entrambe le cose. L'appartenenza all'Euro peggiora le cose per l'Italia ora, perché il Paese ha bisogno di svalutazione reale, che nel regime dell' euro richiederà molti anni e un sacco di dolore, come per i salari che devono cadere, essere ridotti, e in alcuni settori devono ridursi molto per ripristinare la competitività.

Cosa ne pensa della politica del rigore scelta da quasi tutti i Governi europei? Funziona? In sintesi, quale può essere strategia di uscita dalla crisi, e quali le misure giuste per affrontare i prossimi decenni per noi europei?

L'austerità è stata una buona politica per l'attuazione quando l'Europa era in rapida crescita. Allora, dunque, avremmo dovuto avere avanzi di bilancio. Ma i politici hanno deciso di spendere soldi per comprare voti. E i banchieri hanno deciso di utilizzare quei bei tempi per dare credito facile. Quei bei tempi sono finiti e abbiamo austerità nel settore pubblico e privato allo stesso tempo, cosa che sta uccidendo la crescita. Inoltre, la gente deve sapere che l'Europa sta invecchiando velocemente, e che uno tsunami demografico sta arrivando. Questo tsunami provocherà un colpo massiccio e letale per le finanze pubbliche, che sono già in cattive condizioni. Ecco perché dopo cinque decadi di pace e prosperità in Europa sta entrando in una nuova era. L'età della turbolenza.

I politici o non lo capiscono, o lo capiscono ma non sono in grado di agire con lungimiranza e coraggio. Così abbiamo riforme parziali, stampiamo moneta, abbiamo molti summit della UE che cantano vittoria, solo per svegliarsi qualche mese dopo con la crisi ancora più grande che bussa alla porta. Meurons e zombie-banchieri insieme stanno guidando l'Europa verso un grande insuccesso. Si può solo sperare che i processi democratici in Europa li fermeranno prima che sia troppo tardi.

 

1L'espressione in inglese è return of capital is more important than return on capital. La differenza tra il primo ed il secondo termine è essenzialmente questa: il return of capital garantisce, o prova a garantire, la restituzione del capitale inizialmente investito al di là degli andamenti dei tassi di interesse o dei dividendi,. Il return on capital invece punta su rendimenti alti, su interessi appetitosi, ma mette a rischio l'intero capitale. Il primo è un investimento prudenziale (obbligazioni, ad es.), il secondo è a rischio più elevato (mercato azionario, ad es.)

l 'intervista è stata condotta via e-mail in lingua inglese. Ecco la versione originale.

 

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