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La situazione della Grecia. Intervista al giudice Rozakis.
di Gabriele Pazzaglia e Marco Ottanelli

Christos Rozakis, è nato ad Atene nel 1941, è Presidente del Tribunale Amministrativo del Consiglio d'Europa e professore emerito di diritto internazionale all'Università d'Atene. È stato Vice Presidente della Corte Europea dei diritti dell'Uomo dal 1998 al 2011 e vice ministro degli affari esteri della Grecia nel 1996.

Giudice Rozakis, la crisi della Grecia, che ha sicuramente cause complesse. Quali sono stati, a suo avviso, le cause principali, gli elementi scatenanti? Può individuare delle responsabilità?

Infatti le cause della crisi greca sono complesse, ma possono essere riassunte in due categorie di base. Le cause esterne e le cause interne.
Le cause esterne riguardano la crisi economica mondiale, che aveva avuto inizio nel 2008, e che ha creato ripercussioni a tutti i sistemi economici nazionali, indipendentemente dal fatto che ne siano stati direttamente coinvolti o meno. Ma anche la globalizzazione dell'economia, gli approcci neoliberisti seguiti nelle relazioni economiche internazionali, ed i mercati internazionali incontrollabili, che si sono sviluppati fino ad essere un attore indipendente degli affari del mondo, sfidando gli Stati nazionali e dei loro governi. C'è tutto questo, dietro l'emergere della crisi in Grecia. Allo stesso tempo, l'inadeguatezza dell'unione economica e monetaria dell'Unione europea, vale a dire l'assenza di una vera politica economica a livello centrale decisa e organizzata, ha ampiamente contribuito ad abusi da parte di alcuni Stati membri, che, attraverso la copertura della moneta unica forte , hanno intrapreso la via di un pesante indebitamento, soprattutto nel settore privato dei mercati.
Le cause interne della crisi greca sono strettamente correlate alle cause esterne. Direi che l'ingresso della Grecia nella Unione Monetaria Europea ha permesso di prendere in prestito ingenti somme di denaro, che purtroppo non sono stati investite in modo produttivo. Il denaro è stato destinato a fonti non produttive, senza ritorno reale, e questo fenomeno ha non solo contribuito all'ingiustificato arricchimento di una parte della popolazione, ma anche alla mancanza di produttività, alla creazione di una mentalità di "ricchezza facile", e ad alcuni abusi economici, compresa la corruzione. Il paese, entrando nella Unione Monetaria, aveva fatto un grande balzo in avanti, ma quello che era necessario, dopo quella mossa coraggiosa, sarebbe stata una ristrutturazione di tutti i settori della sua amministrazione, della sua economia e delle sue politiche sociali. Al contrario, l'approccio seguito, con poche naturali eccezioni, è stato quello di lasciare intatte le strutture arcaiche del sistema, con le patologie croniche di evasione fiscale, clientelismo, sovrannumero di impiegati nel settore pubblico, e di dar loro “da mangiare” con il denaro preso in prestito...tutti questi elementi hanno indubbiamente contribuito alla crisi attuale.

La politica dell'Europa è stata quella di offrire aiuti economici a patto che la Grecia avviasse una politica di austerity: quali provvedimenti sono stati concretamente attuati?
L'Unione europea e il Fondo monetario internazionale hanno generosamente contribuito al superamento della crisi greca. I termini e le condizioni imposte dal loro sono purtuttavia discutibili. Direi che questi meccanismi non hanno preso in considerazione, non hanno tenuto conto, in sede di elaborazione delle condizioni, delle peculiarità dell'economia greca, ma anche, e soprattutto, della situazione della società greca e le sue peculiarità, e dell'amministrazione. Essi hanno proposto misure di applicabilità generale per una società di Stato, la Grecia, che ha una sua propria varietà di caratteristiche, e di differenze di altri Stati europei. Allo stesso tempo, i termini accettati dalla parte greca non sono mai stati applicati pienamente. I governi greci, al posto di attribuire primaria importanza alle condizioni di privatizzazioni e di abbattimento della evasione fiscale, hanno fatto quasi nulla in queste due attività primordiali, e la sola ristrutturazione – riforma che hanno fatto, è stata sostanzialmente quella di una più pesante imposizione fiscale e tagli degli stipendi e dei salari. Si possono facilmente comprendere i risultati di tali politiche.

In Italia, una parte dell'opinione pubblica ha visto le misure della UE e del FMI come una imposizione vessatoria nei confronti del piccolo stato ellenico. È sensata, questa impressione? Sono state per caso forzate alcune regole del diritto e delle norme europee, a causa dell'emergenza?
È difficile per me essere d'accordo con o confutare questo argomento, e di entrare in una interpretazione "psicologica" delle ragioni che hanno portato i meccanismi internazionali ad imporre le misure proposte. L'unica cosa che posso facilmente dire è che alcune delle misure erano, e sono tuttora, molto rigorose, e che sono stati proposti da attuare in un periodo di tempo molto breve. Non è facile cambiare radicalmente l'intera infrastruttura di uno Stato in un breve periodo di tempo, o sradicare mentalità che sono ben radicate nel corpo della società greca. C'è bisogno di più tempo, e di un passo lento, più "step by step”, più graduale.

Una critica possibile alle istituzioni europee è quella relativa alla non tempestività dell'intervento. Resistenze ed esitazioni hanno peggiorato la situazione? Come giudica, globalmente, l'operato del direttorio?
La costruzione dell'Europa è nota per la lentezza dei suoi sviluppi. Negli ultimi anni la situazione è peggiorata, con l'abbandono virtuale del processo di integrazione (" l'approfondimento" della unione politica) a favore dell'allargamento. Spero che la crisi attuale sia una buona lezione, che rimetterà sui binari il processo di integrazione, a partire dalla governance economica, e dalla creazione di una vera unione economica, che, a mio avviso, è assolutamente indispensabile, se vogliamo superare la crisi, ma anche per evitare in futuro conseguenze distruttive. Gli Stati europei non possono sopravvivere come entità solitarie in questo mondo di antagonismo crescente, e la loro unità è il l'unico kit di sopravvivenza che si può ragionevolmente proporre.

Quale è il suo giudizio sui risultati delle due elezioni di maggio e giugno scorsi? Gli elettori greci hanno dato quali segnali
Nonostante la crisi e le sue conseguenze per il benessere della popolazione greca, i risultati delle elezioni favorito i pro-europeisti, il campo pro euro. Questi risultati danno al nuovo governo un po' di respiro per attuare le misure necessarie, che sono state per un lungo periodo di tempo trascurate. Ma, anche, se ci saranno buoni segnali di un progresso nel campo dei cambiamenti reali, [i risultati saranno utili] per chiedere ai nostri partner alcune riconsiderazioni del memorandum, in particolare l'applicazione delle condizioni temporali. La palla è ora nel nostro campo, e dobbiamo fare affidamento sui risultati pro europei per procedere ad alcune misure audaci, al fine non solo di rimanere nella zona euro, ma anche e principalmente allo scopo di creare uno Stato moderno, un vero e proprio Stato europeo pari a quelli che consideriamo i nostri partner e amici.

Il partito “Alba Dorata”, tacciato di neonazismo, ha conquistato 18 dei 300 seggi del parlamento greco. Secondo lei è un partito compatibile con la democrazia greca ed europea? Il resto del sistema politico greco come ha reagito a questa novità?

Credo che l'ingresso della formazione "Alba Dorata” nel Parlamento greco sia il risultato del malcontento di una parte dell'elettorato nel confronto diretto, vis a vis, con le forze politiche tradizionali, che, secondo l'opinione prevalente, almeno nelle menti di alcuni segmenti della popolazione, sono responsabili della crisi economica e sociale in Grecia. Esso non rappresenta necessariamente una decisiva virata permanente degli elettori verso idee di destra estrema, che, dopo tutto, erano chiaramente note a tutti coloro che hanno votato per quelpartito. D'altra parte "Alba Dorata" ha sfruttato un altro grave problema della nostra società, vale a dire l'immigrazione clandestina di massa: un fenomeno, che a differenza di altri paesi europei con una ricca esperienza coloniale, è una situazione del tutto nuova in Grecia, ed è stata purtroppo trascurata dai governi greci che si sono susseguiti dopo il 2000, con il risultato che è diventata quasi incontrollabile.

Ora, per ciò che concerne la misura della legittimità del partito, “Alba Dorata” ha una ideologia che è molto vicina alle ideologie degli altri partiti della destra più estrema in Europa. Formalmente, dal momento che nessuna legge in Grecia vieta l'ingresso nel Parlamento di questo tipo di partiti, e dal momento che la magistratura greca, che controlla la legittimità di un partito prima delle elezioni, non ha sollevato obiezioni, la loro presenza in Parlamento, come seguito della decisione di una parte dell'elettorato greco, non può essere formalmente contestata. Tuttavia, alcuni gruppi parlamentari manifestano chiaramente la loro opposizione alla presenza del partito di estrema destra nel parlamento, e alcuni incidenti si son già verificati, cosa che potrebbe presagire future controversie all'interno e all'esterno della Camera.



L'intervista è stata svolta via email in inglese: clicca qui per la versione orginale.

27 agosto 2012

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