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Pillole di Storia

 

Centoquarantasette anni fa, Roma. Lo Stato del Papa che non fu.

 

1870, centoquarantasette anni fa, le truppe italiane, dopo aver percorso senza incontrare resistenza quel che rimane dello Stato Pontificio, al rifiuto della resa da parte di Pio IX cannoneggiano le mura di Roma e la liberano, il 20 settembre. Una quarantina di morti tra gli italiani, una quindicina tra i pontifici.

Il generale Cadorna, secondo le istruzioni dettate dal governo di Giovanni Lanza (che dalla capitale provvisoria Firenze seguiva via telegramma ogni evolversi della situazione), entro il 21 sera prese possesso di tutte le caserme, i castelli, le piazzeforti ed i quartieri di Roma tranne l'intera Città Leonina, cioè quella parte di oltre Tevere compresa tra il fiume, Castel Sant'Angelo, il Vaticano, l'attuale via Vitelleschi a nord e piazza della Rovere a sud. Zona all'epoca detta “rione Borgo”.

L'idea dell'Italia era infatti quella di lasciare al Papa quella fetta di Roma come un piccolo stato, più o meno indipendente e più o meno sovrano; Esso avrebbe avuto circa 15.000 abitanti, ed un suo esercito. In tal senso si erano svolte trattative tra Cadorna ed il Segretario di Stato, il cardinale Giacomo Antonelli.

tevere castel san'angelo

I bersaglieri non oltrepassarono ponte Sant'Angelo, e, mentre gli zuavi si dirigevano verso i porti dai quali si sarebbero imbarcati alla volta della Francia, i cittadini romani, tra gioia e senso di rivalsa dopo secoli di oppressione, si dettero a qualche comprensibile atto di ostilità contro i simboli del potere teocratico. Spaventato dai suoi ex sudditi, Pio IX incaricò il capo delle sue guardie personali di chiedere l'aiuto agli invasori. Cadorna, nel suo diario, riporta il testo del biglietto che gli venne recapitato con urgenza:

«A S.E. il generale Cadorna – Comandante il 4° corpo d’esercito
Roma, 21 settembre 1870
La Santità di Nostro Signore mi incarica significarle che desidera che Ella prenda delle disposizioni energiche ed efficaci per la tutela del Vaticano, mentre essendo state sciolte tutte le sue truppe non ha modo d’impedire disordini sotto la sua residenza sovrana. Con distinta considerazione
Il generale comandante le truppe - Kanzler»

Il 22 gli italiani prendevano il controllo della Città Leonina e si acquartieravano a Castel Sant'Angelo. Cadorna però non sapeva bene come comportarsi: questa era una occupazione pro tempore o definitiva? Spedì dunque telegrammi a Firenze per avere istruzioni. Le risposte del ministro degli esteri Visconti Venosta (“Ella può dichiarare esplicitamente che le truppe saranno ritirate dalla città leonina sulla medesima richiesta per la quale furono mandate) e del primo ministro Lanza (“riguardo alla continuazione della occupazione della città leonina per parte delle nostre truppe di cui al suo telegramma n. 198, si conformi volontà papa”) non lasciavano dubbi: quella parte di Roma e quei romani sarebbero rimasti pontifici, se il Pontefice lo avesse voluto.

Ma il Pontefice non lo volle: troppa la sua indignazione, troppa la costernazione dei pochi papisti rimasti, assenti le forze. E troppa era la ostilità del popolo.

Quando, il 2 ottobre, in un clima di festa, si svolse il plebiscito popolare per l'unione al Regno d'Italia, gli abitanti del Borgo quasi insorsero, essendo stati esclusi dalla votazione. In fretta venne allestito un seggio apposito a ponte Sant'Angelo, e l'illusione di una “super Città del Vaticano” cadde (per risorgere, assai ridimensionata, nel 1929). I risultati del plebiscito a Roma furono: 40785 SI all'Unità, e 46 NO. I voti del rione Borgo furono: 1546 SI e zero NO.

 

Nella foto: veduta di "Borgo" del 1870, lo staterello che non fu.

 

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