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Dietro le quinte della visita sindacale in URSS del 1947:
il grottesco stereotipo dell'italiano all'estero.
di Marco Ottanelli


1947. L'Italia, l'Europa, il mondo intero vivevano una straordinaria e drammatica fase di transizione verso quella che da lì a poco sarebbe stato la lunga stagione della cortina di ferro, della decolonizzazione, dei due blocchi contrapposti e della corsa agli armamenti.
Ma nel 1947 niente era ancora fissato, definito, ed ogni plausibile tentativo di spostare gli equilibi internazionali era giocato dalle potenze con grande dispendio di mezzi e risorse. L'URSS, ad esempio, pur riconoscendo la sfera di influenza americana sui paesi dell'Europa occidentale così come deciso nelle conferenze di Teheran e di Yalta, provava ad avervi una influenza crescente e favorire le correnti neutraliste di tali nazioni.
L'Italia, ancora sotto occupazione anglo-americana, col suo importante partito comunista i cui leaders, in particolare Togliatti, avevano strettamente collaborato con l'Unione Sovietica, era indubbiamente uno dei terreni di competizione più importanti. Per questo si organizzarono in quegli anni intensi scambi culturali, politici e sindacali, senza preclusioni.
Dopo il primo (ed unico) congresso unitario sindacale di Firenze (giugno 1947), la CGIL non ancora monca delle componenti non comuniste, che costituiranno la UIL e la CISL, accetta l'invito sovietico per l'invio di una delegazione di alto livello a visitare fabbriche scuole ed istituti: lo scopo era mostrare e dimostrare quanto avanzata e felice fosse l'industrializzazione staliniana ai rappresentati dei lavoratori del mondo capitalista.

Fanno parte della delegazione Amedeo Ugolini, repubblicano; Giovanni Canini, socialdemocratico, Luciano Ferrari Bravo e Italo Viglianesi, socialisti; Luigi Gui e Leonardo Rubinacci, democristiani; Antonio Negro, Renato Bitossi, Clemente Maglietta, e Teresa Noce (unica donna), comunisti.
In puro stile Totò e Peppino, il gruppo si trova all'aeroporto di Ciampino portandosi dietro un enorme cestone pieno di viveri: polli arrosto, formaggi, salumi e vini procurati, chissà come e chissà dove, dal Canini. Il tempo del viaggio passa quindi tra chiacchiere, libagioni e abbondanti rifocillate; satolli, i delegati decidono di lasciare all'equipaggio dell'aereo quanto avanzato (ce ne era largamente per tutti), e a Mosca vengono accolti dai locali dirigenti sindacali, e si organizza il tour propagandistico che comprende visite non solo a Mosca, Leningrado e Stalingrado, ma anche in Uzbekistan e Kazakistan.
Ma, tra una fabbica di orologi qua, un ospizio-modello là, un panificio industiale su ed un impianto tessile giù, i delegati italiani, nonostante il susseguirsi di impegni (conferenze, discorsi, cori, banchetti, relazioni tecnice), ebbene i delegati italiani cominciano a dare segni di impazienza, di insofferenza, quasi di patimento. Qualcosa li tormentava, li turbava, li rodeva. Ma cosa?

Un certo giorno, il delegato repubblicano ed un socialista prendono l'iniziativa e convocano una riunione urgente della intera delegazione; anzi, no: se la compagna Teresa vuol assentarsi... meglio.
Ma la On. Noce (era una eletta alla Costituente) non vuol saperne di assentarsi, e, nonostante l'imbarazzo degli altri, partecipa.

Nei corridoi dell'hotel Metropol scivolano furtivi ma determinati gli italiani e si ritrovano in una saletta riservata. Il clima è grave, il problema è serio, la situazione richiede fermezza: si deve trovare subito una soluzione. Teresa Noce si guarda attorno: i compagni “laici” e comunisti sono i più impetuosi, i delegati democristiani, un po' in disparte, parlano poco, annuiscono. Velocemente si concretizza il vulnus, si manifesta l'impellenza, si palesa la necessità: è più di una settimana che questi Padri Nobili sono in viaggio, e non hanno avuto ancora un rapporto sessuale con una russa!

Quei puritani irragionevoli dei sovietici staliniani, non solo hanno dichiarato illegali le case chiuse, i bordelli, ma hanno anche vietato la prostituzione! Voi capite, compagni, amici, colleghi, che un uomo ha le sue esigenze, le sue irrinunciabili esigenze! E le russe, lo sanno tutti, son belle e focose, bionde e poco timorate di Dio, mica come le noiose mogli-madri italiane, e non poterne approfittare.. (compagni! Che parola spiacevole... Diciamo non poter unirci con una di loro) è un vero peccato.

Il mondo è coperto di rovine e macerie, le ferite della guerra e dei lager sono ancora aperte, il gelo sta calando tra est e ovest, ma l'italiano-tipo pone la vera, centrale, questione: come facciamo senza bordelli?
L'unica donna presente sbuffa un po', travolta dal ridicolo. Ma la vicenda prende un aspetto diciamo così ufficiale: si comunica alla spett.le assemblea che è stato interessato alla questione un funzionario dell'Ambasciata Italiana, in via formale. Questo dettaglio fa inalberare il capo-delegazione, Bitossi, che si indigna (o si vergogna?) del fatto che ora alla ambasciata sanno, che così si fa mica bella figura, e che la voce potrebbe arrivare al governo! Ma comunque, che ha risposto il funzionario? Con belllo stile diplomatico, il giovane e raffinato funzionario ha suggerito di fare come fanno i sovietici: arrangiatevi, tanto per ricitare Totò; trovatevi una amica.

Neanche fosse l'ultima settimana di vita sulla Terra, sciolta in fretta la riunione e approvata all'unanimità la “mozione amica”, i galletti sindacalisti si mettono a zampettare frenetici davanti alle due russe più a portata di mano: la giovane e bella interprete, che peraltro è sposata ed ha un bambino piccolo, e la attempata e cordiale accompagnatrice ufficiale (si sa: gallina vecchia..). Risultati: la prima, infastidita e schifata dai melliflui insistenti approcci, molla l'incarico e si rifiuta di proseguire il viaggio con loro. La seconda, ingenua e del tutto lontana dalla idea stessa di esser diventata oggetto di desiderio, vive le attenzioni dei cascamorto con candida simpatia, scambiandole per semplice gentilezza latina. Insomma, vanno tutti in bianco.

Sarà per questo, per la delusione, che la compagnia si sfalda: una parte si reca nell'Asia Centrale, un'altra si trattiene a Mosca, accampando motivi di salute o di stanchezza; qualcuno rimpatria in anticipo.

Il bilancio del viaggio di amicizia e studio è parziale: i comunisti esaltano risultati e traguardi del Socialismo; i democristiani e gli altri non si fanno incantare più di tanto; di lì a pochissimo il sindacato si spaccherà in tre, e l'Italia aderirà al Patto Atlantico; ma la fama, quella sì, forte e netta, la fama dell'italiano all'estero si espanderà nelle infinite steppe sovietiche. Il segno è lasciato. Chissà se negli archivi della nostra ambasciata vi è nota di quanto accaduto, in quell'estate del '47.

Per quanto ci riguarda, abbiamo trovato i dettagli nei diari di Teresa Noce, che idealmente ringraziamo.

 

 

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