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Pillole di Storia

L'Austria umiliata

 

Nel 1938, la Germania nazista invade ed annette l’Austia. Hitler abbandona ogni indugio, e, dopo aver organizzato (per la seconda volta in quattro anni) un golpe a Vienna, invia le sue truppe. Il fatto è noto alla Storia come Anschluss.
Morto il cancelliere Dolfuss nel primo tentavito di colpo di stato (1934; le sue ultime parole ai criminali nazisti che avevano assalito la cancelleria e gli avevano sparato un colpo di pistola al collo furono la richiesta di un medico, quella di un prete, e che la sua famiglia fosse affidata a Mussolini. Il medico non venne chiamato), al governo andò Kurt Von Schuschnigg, fino a quel momento ministro della Difesa, che reagì con energia ed anche violenza: fece impiccare tredici golpisti, arrestare centinaia di filonazisti e sciogliere il parito nazista austriaco. Questo gli procurò il risentimento di Hitler, che, non appena (quattro anni dopo) si sentì forte abbastanza a livello interno ed internazionale, lo convocò per due giorni nella sua residenza bavarese di Berchtesgaden.

Lì, lo sottopose ad una serie di umilianti incontri, tra urla, minacce, scatti d’ira, fino ad imporgli una sorta di capitolazione scritta, nella quale Von Schuschnigg era costretto a consegnare il suo paese ai nazisti e alla Germania. Ma Schuschnigg, appena tornato a Vienna, cercò di giocare un’ultima disperata carta: indire, per il 13 marzo, un referendum popolare (per cercare di vincere il quale addirittura rilegalizzò il partito socialdemocratico, messo al bando dal suo predecessore) per riaffermare l’indipendenza austriaca.
Se Hitler aveva ingoiato il rospo della repressione antinazista del ‘34, non perdonò mai questo gesto di residua dissidenza al suo collega (e, forse è bene ricordare, concittadino: Hitler era nato vicino a Lintz, ed era diventato tedesco a tutti gli effetti solo nel 1932). Da Berlino, in un crescendo furioso di messaggi minacciosi ed ultimatum, impose prima le dimissioni di Schuschnigg, poi la nomina a Cancelliere di un suo uomo, Seyss-Inquart, e poi, infine, l’occupazione senza resistenza del paese. Era il 12 marzo 1938.
Schuschnigg venne arrestato dalla Gestapo. Schuschnigg
Per i primi due mesi e mezzo, venne tenuto rinchiuso nella sua abitazione, e privato del sonno quasi continuativamente. Poi, venne trasportato all’Hotel Metropole, sede del comando della stessa Gestapo, fu sottoposto alle condizioni più degradanti: chiuso in una stanzetta al quinto piano, fu costretto, tra le altre cose e gli altri servizi impostigli, a pulire gli alloggi, le cucine e le latrine dei miliziani, e a farlo con gli stessi asciugamani che avrebbe poi dovuto usare per sé stesso. Dopo 17 mesi di tale trattamento, venne inviato nel campo di concentramento di Dachau, al quale però incredibilmente sopravvisse. Trasportato come ostaggio negli ultimi giorni di guerra assieme ad altri prigionieri illustri, venne liberato dagli alleati in Alto Adige il 5 maggio del 1945.

Due considerazioni finali:

-sia Dolfuss che Schuschnigg non erano certo campioni della democrazia o del socialismo: erano esponenti di un partito clerico-fascista che aveva imposto una semidittatura e che era responsabile di pesanti limitazioni della libertà e di dure repressioni degli oppositori. Ma questo non bastò a Hitler ed al suo amico Mussolini (che ebbe un ruolo determinante) di decretarne la fine.

- L’ Anschluss non fu indolore, come spesso viene narrato: nella sola prima settimana di occupazione, ben 76.000 persone furono arrestate ed internate nella sola Vienna. Nei mesi successivi, centinaia di migliaia di austriaci finirono sotto le grinfie di SS e Gestapo. Per controllare questa massa di prigionieri, i tedeschi aprirono, a pochi chilometri di quella che era ormai l’ex capitale, il campo di Mauthausen.

- gli ebrei austriaci subirono violenze ed umiliazioni di massa fin dai primi giorni, e nei mesi successivi, dei 180.000 presenti, 120.000 riuscirono a fuggire all’estero. 62.000 saranno invece uccisi nei lager.

Nella foto: Kurt Von Schuschnigg emaciato, dimagrito, invecchiato e spaesato all’arrivo all’aeroporto di New York con la famiglia, dove venne accolto dopo la guerra.

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