Per iscriverti alla nostra mailing list, inviaci un messaggio vuoto cliccando qui

 

 

 

 

 

 

 

L'11 ottobre 1899 scoppia la Seconda Guerra Anglo-Boera, che si protrasse fino al 1902.

Nel bel mezzo della Belle Époque, in un mondo (quello occidentale) pieno di speranze, di entusiasmo, di ricchezza crescente e di fiducia nel Progresso, ben poche attenzioni si rivolgevano agli sconvolgimenti del lontano sud Africa: mentre l'impero Zulu si scontrava prima con i Bantu e poi, dissolvendosi tra i massacri, con gli inglesi, questi ultimi occupavano la ex colonia olandese, ormai indipendente, del Capo. Insofferenti al dominio britannico, gli "afrikaner" , o Boeri, discendenti protestanti di olandesi tedeschi e francesi, migravano in massa, e, tra accordi e battaglie con le tribù dell'interno, costituivano due nazioni, due repubbliche "bianche", organizzate secondo modelli europei: la Repubblica del Traansval e lo Stato Libero d'Orange.
Le due repubbliche attrassero però immediatamente decine di migliaia di immigrati anglofoni da tutto l'Impero Britannico, perché nei loro territori vennero scoperti grandi giacimenti d'oro e di diamanti. La pressione di questi immigrati e delle compagnie estrattive (che non volevano pagare le tasse ai governi locali) indusse il Regno Unito ad un tentativo di annessione (prima guerra Anglo-Boera, 1880-1881), fallito dopo una serie di scontri armati.


Ma l'avidità dei colonialisti britannici non si fermò, e, a seguito di continue provocazioni e violazioni di trattati, portò alla Seconda Guerra.
Le truppe anglo-sudafricane vennero sorprendentemente sconfitte in una serie di battaglie dai boeri, che dimostrarono una capacità militare impressionante. La guerra si trasformò in una sorta di lotta tra i piccoli Davide boeri e lo spietato Golia britannico: migliaia di volontari olandesi, tedeschi, scandinavi, polacchi, francesi ed italiani giunsero a soccorrere il piccolo esercito delle repubbliche, mentre da Londra, con crescente preoccupazione, si inviavano sempre più mezzi e sempre più uomini (fino a raggiungere il mezzo milione di effettivi).
Schiacciati dalla disparità numerica e di armamento, i boeri si ritirarono gradualmente, e furono costretti ad abbandonare le loro capitali e ad evitare scontri campali. Coi loro presidenti e governi in fuga, decisero però di intraprendere la prima vera guerriglia "partigiana" di resistenza ad oltranza contro l'invasore, infliggendo forti perdite al nemico. La reazione inglese fu spietata: agli ordini del nuovo comandante generale Kitchener, l'esercito e le autorità di Sua Maestà la Regina Vittoria intrapresero una brutale campagna di repressione e sistematica, fatta di incendi di fattorie e raccolti, di distruzione di fattorie e centri abitati, di fucilazioni ed impiccagioni di ostaggi, e, ancora una novità nella storia moderna, nell'istituzione di campi di concentramento dove venne internata, con rara crudeltà, quasi l'intera popolazione civile boera.
Il tragico bilancio in vite umane che ne seguì (nei lager morirono più bambini di tutti i caduti in battaglia di entrambi gli schieramenti) e la devastazione del territorio indussero i guerriglieri afrikaner (ormai alla fame) ad arrendersi. I due stati ormai finirono di esistere, e vennero inglobati nel Sudafrica, le loro popolazioni disperse, e le loro ricchezze in oro e diamanti destinate alla prosperità dell'Impero.
La guerra costò circa 22 mila morti agli inglesi (ed altrettanti feriti), 6000 soldati morti e altri 24 mila deportati oltremare ai boeri, e circa 30 mila morti, quasi tutti donne e bambini, tra i civili bianchi.
Altri 20 mila morti almeno (ma la cifra è parzialissima) si contarono tra le popolazioni nere, anche esse, che pur vivevano sotto il duro regime dell' apartheid semischiavista, vittime dei rastrellamenti inglesi.

 

NELLA FOTO: la famosa immagine della povera Lizzie (Elizabeth Cecilia) van Zyl, morente di stenti in un lager inglese all'età di 7 anni.
La terribile fotografia fu scattata dal medico del campo di concentramento, Sir Arthur Conan Doyle, lo scrittore creatore di Sherlock Holmes. Conan Doyle diffuse la foto tramite un suo scritto volto a giustificare la repressione britannica, cercando di far ricadere la colpa delle sofferenze della bambina sui genitori che, ostinatamente, non si arrendevano.
L'opinione pubblica inglese approvò. Solo quaranta anni dopo, il mondo avrebbe visto, moltiplicate per milioni, simili immagini provenire dai lager nazisti.

 

Gerrra Anglo-Boera

 

Abbiamo disabilitato la possibilità di selezionare il testo per proteggere il nostro lavoro.
Gentilmente, non copiate i nostri articoli per i vostri siti ma, se volete, linkateli!
Grazie

 

Donazioni