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La disfatta di Siena, una battaglia decisiva.

2 agosto 1554, si svolge la decisiva battaglia di Scannagallo (o di Marciano), che determina le sorti della Repubblica di Siena.

Tra i mille episodi e le cento guerre che funestarono l'Italia nei secoli XIV-XVI, questa battaglia di 465 anni fa ha una posizione di primaria importanza: infatti, se da un lato pose fine definitivamente alle libertà comunali, proiettandoci nel Mondo Moderno, dall'altro non solo assestò quasi definitivamente la geopolitica peninsulare, ma determinò anche la definitiva estromissione della Francia dalle sue posizioni mediterranee. Insomma, l'Europa come la conosciamo oggi, cominciò ad essere disegnata allora.

I fatti sono noti, ma molti miti vanno sfatati: non si trattò di un eroico duello tra le eterne rivali Firenze e Siena, né del trionfo di Cosimo I de' Medici sulla vetusta oligarchia senese. Fu piuttosto una casella di un immane scacchiere che vide Francia e Spagna combattersi in tutta Europa, con Cosimo quale tributario dell'Impero di Carlo V, sulle cui armi, e col sangue di decine di migliaia di fiorentini, era andato al potere dopo l'assedio del 1530.

Spagnoli e imperiali costituivano il grosso dell'esercito, assieme ai fiorentini medicei, che attaccò Siena nel 1552, in quanto la città aveva scacciato il presidio ispanico ed aveva accolto un numeroso contingente francese. Lanzichenecchi e bretoni, svizzeri e bavaresi, come mercenari, rimpolpavano le file di questo e quello schieramento.

Nei pressi di Marciano, lungo il torrente Scannagallo, i due eserciti si trovarono, dopo anni di assedio alla città della lupa e di scontri dall'Arno alla Maremma, per la prima volta difronte al completo. Piero Strozzi, fuoruscito fiorentino e comandante dei franco-senesi, tentò una manovra avventata per confondere gli ispano-fiorentini guidati dal perugino Baglioni, dal marchese di Marignano e dal duca d'Alba, ma il suo fu un errore fatale: la battaglia si risolse in un massacro, e migliaia di soldati senesi e francesi perirono in poche ore. Tra morti e prigionieri, si contarono circa 12.000 perdite su 15.000 effettivi.

Leggiamo cosa vide, e scrisse nel suo accuratissimo diario un cittadino senese, Alessandro Sozzini, che, nella capitale assediata, ci ha reso testimonianze vivissime di quei giorni:
"Chi avesse visto tornare in Siena la sera tanti soldati svaligiati, feriti e malconci piangendo buttarsi per le strade a diacere, iperocché quando fu pieno l'ospedale a quattro per letto e le panche delle chiese, gli era forza buttarsi per le strade come ho detto, non saria possibile aver possuto tenere le lacrime sebbene avesse avuto il cuore di durissima pietra, vedendo e considerando una strage siffatta. Moveva a compassione chi vedeva le strade piene di feriti e sentiva i pietosi lamenti, e massime dei francesi e dei tedeschi, che si raccomandavano chiedendo un poco da bere e di sale per le ferite. E uomini e donne gli portavano acqua e sale e pane e vino, e li aiutavano meglio che possevano. Ed io fo fede che vidi più di cent'uomini appoggiarsi a un muro e lacrimare per pietà dei poveri soldati a tale esterminio condotti"

Ancora pochi mesi, e Siena si sarebbe arresa. Ma la sua "Repubblica ritirata a Montalcino" avrebbe orgogliosamente resistito ancora quattro anni al destino.
Nella foto, il famoso affresco di G. Vasari in Palazzo Vecchio a Firenze, che raffigura il momento della rotta dei francesi.

 

La battaglia di Scannagallo, Vasari

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