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La battaglia di Manila

 

Spesso noi europei - ed italiani in particolare- ci dimentichiamo che la II Guerra Mondiale coinvolse (e sconvolse) appunto il mondo intero.
Il 3 marzo 1945 si concluse la Battaglia di Manila, il mese di combattimenti che determinò la liberazione della capitale delle Filippine occupata dai giapponesi tre anni prima. Costretto ad una fuga precipitosa, l'allora comandante americano (le Filippine, ricordiamolo, erano una colonia USA), il generale Mc Arthur, aveva giurato solennemente di tornare. E le sue lapidarie parole ("sono tornato") nel 1945, quando sbarcò nei dintorni della città con un contingente ben armato, dettero il via alla battaglia.
Manila era una delle più grandi e belle città d'Oriente. Il comando giapponese decise per una difesa ad oltranza, una sorta di resistenza edificio per edificio unito ad una accanita lotta spesso suicida contro ogni colonna americana. La brutalità dei giapponesi investì, accresciuta dalla rabbia della sconfitta imminente, i residenti. Massacri, stupri di massa, uccisioni di ostaggi e uso dei civili come scudi umani si susseguirono in ogni angolo dell'abitato, senza risparmiare scuole, ospedali, conventi.


Mc Arthur cercò di mitigare i danni evitando i bombardamenti aerei, ma poi decise di spianare la strada alle sue truppe con l'artiglieria, i carri armati, i lanciafiamme. Quello che si scatenò fu un vero inferno per la popolazione. Casa dopo casa, incrocio dopo incrocio, i giapponesi venivano eliminati, assieme però ai cittadini intrappolati. A sua volta l'esercito imperiale non desisteva dal compiere stragi puramente sadiche.
L'assalto finale venne scagliato contro Intramuros, la città murata costruita dagli spagnoli, la parte più bella e più densamente edificata della capitale. Tutto venne raso al suolo.
I giapponesi uccisero 3000 persone prima di venire sopraffatti.

Manila era stata liberata. Ma il prezzo pagato era evidente. Nella foto, scattata da un ricognitore, l'immagine della sua completa distruzione. Completa. Niente di simile, per nostra sorte, toccò all'Italia. Il bilancio dei morti fu impressionante: circa 1000 americani; un numero simile di guerriglieri filippini. Non meno di 12000 giapponesi, e, terribilmente, almeno 100 mila civili (ma alcune stime parlano di due - tre volte tanto).
Fu proprio questo bagno di sangue, come quelli delle varie isolette del Pacifico dove i giapponesi resistevano fino all'inverosimile, che convinse i comandi americani all'uso dell'atomica contro il Giappone.

*Sempre per fare un paragone con l'Italia, i morti che il nostro paese pianse in tutta la guerra, civili e militari, non arrivano ai 300 mila

 

 

 

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