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Lo Stato ripiana i debiti de L'Unità. Più di cento milioni di disillusione.

Marco Ottanelli


Un annetto, annetto e mezzo fa, internet e dintorni erano appestati dall'appello "salviamo l'Unità": centinaia di pagine piagnone che chiedevano alla gente di dare soldi all'organo di propaganda del partito di governo (cioè... provate a rileggere con le dovute pause di riflessione: chiedevano di dare soldi all'organo di propaganda del partito di governo! Non il libero foglio ciclostilato di un gruppuscolo di opposizione perseguitato e senza mezzi!! Ma manco l'oro alla patria!!!).


“L'Unità non deve morire!!” Frignavano i piagnoni. Il fatto che l'Unità fosse diventato un brutto piccolo giornale di discutibile qualità che quasi nessuno più leggeva non importava: fuori da ogni mercato, CONTRO ogni mercato, quelli bussavano a quattrini.


Ovviamente non ho cacciato una lira, ed oltre alla dura legge del "se piaci vendi, se non piaci, ciccia", ricordavo a tutti le seguenti piccole note:

 

  • - L'Unità, persino ai "bei tempi", è sempre stato non un libero giornale ma un mero organo di partito. Rileggere le sue prime pagine dei tempi dell'Urss fa semplicemente rabbrividire. Rileggere quelle dei tempi del governo di solidarietà nazionale (gov. Andreotti sostenuto dal PCI) fa irritare. Rileggere quelle dei tempi di Veltroni (direttore e/o segretario) fa sbellicare dalle risa. Leggere quelle dei tempi di Renzi fa rabbrividire, irritare e sbellicare tutt'assieme. Quindi dare soldi all'Unità vuol dire finanziare un partito. Ma non eravate tutti contro il finanziamento ai partiti?


  • - L'unità ha goduto, come tutti i quotidiani, del finanziamento pubblico all'editoria, alla carta stampata, alla diffusione. Inoltre, essendo giornale di partito, ha goduto di ulteriori finanziamenti pubblici relativi al suo status particolare, e facilitazioni di ogni genere. "Finanziamento pubblico" vuol dire che la gente i soldi glieli ha già dati; e da molti anni.


  • - L'Unità, godendo di tali doppi generosissimi finanziamenti, è stata capace di fallire due volte facendo debiti su debiti e non pagando i redattori. Quando dico "generosissimi" intendo circa 152 MILIONI dal 1990 al 2013, qualcosa come 12 milioni e mezzo l'anno. Con 12 milioni e mezzo l'anno di soli finanziamenti, senza quindi contare pubblicità vendite e sconti fiscali vari ci apri e gestisci largamente Canale 5, o Rede Globo, o la CNN (*nota per i seriosi di professione: è un voluto paradosso). Chi, dalla segreteria, dal consiglio di amministrazione, dalla direzione, dalla redazione, nonostante quel fiume di denaro, ha portato il giornale al fallimento, dovrebbe andare ai servizi sociali, altro che chiedere ancora oboli volontari.

  • - L'Unità, unico tra i giornali (anche tra quelli di partito), oltre ad essere presente in edicola, ha sempre goduto di una diffusione di vendita e di abbonamento eccezionale: tutte le sezioni, tutte le federazioni, tutte le arci, tutte le case del popolo, e poi circoli, e poi associazioni....e nonostante ciò, la sua tiratura è scesa ed il suo bilancio è crollato. Chi, dalla segreteria, dal consiglio di amministrazione, dalla direzione, dalla redazione....ecc ecc come sopra.

 

  • - L'Unità è un giornale di partito. Mi pare che oggi, nel XXI secolo, tali generi di quotidiani siano del tutto anacronistici, inadeguati, anche assurdi. Nei paesi di democrazia matura, non esiste (più) nulla del genere: gli organi ufficiali di partito o sono sconosciuti sono discrete pubblicazioni quindicennali o meri siti internet rivolti a pochi "eletti". Oggi la democrazia si espleta nella libertà e differenza di opinione DENTRO il singolo quotidiano, non in scontri tra ideologie fideiste diverse.

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  • - L'Unità ha un consiglio di amministrazione editoriale, cioè gente che ci ha messo dentro soldi e interessi, ai quali sarebbero poi andati gli oboli della gente. Chi ci ha messo, via via, soldi interessi e potere? Intanto Guido Veneziani, l'editore di 14 riviste varie tra cui la notevole "Miracoli". Poi c'era stato Soru, mr. Tiscali, impegnato con problemi finanziari e giudiziari; poi c'era stato Alfio Marchini, il costrutture romano (e c'è persino chi si stupisce se il PD lo vuole candidare sindaco della capitale...) e poi e poi....bhe, fateve 'na googlata.

 

  • - L'Unità ha direttori nominati dalla segreteria del partitone. Mi spiace, non si chiedono soldi per servire. Forse per combattere, ma non per servire.

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  • - Anche se sulla testata non appare più la dizione "organo ufficiale del PD", l'Unità È l'organo ufficiale del PD. I debiti se li paghi il PD.


Ecco, a tutti ricordavo questi dettagli. Ricevevo in cambio ammonimenti, insulti, beffe, accorati ulteriori appelli, tentativi di convincimento, gentilezze melliflue. Ora mi piacerebbe rintracciarli tutti, uno per uno, e raccontargli di come il debito dell'Unità viene ripianato dallo Stato, ancora una volta, grazie ai trucchetti contabili di un abilissimo Sposetti che ha separato tutti i beni dal partito (così nulla è stato pignorabile) e ad una legge del 1998, grazie alla quale nei giorni scorsi altri 107 milioni di euro "della gente" sono stati versati alle banche creditrici, liberando il giornale ormai renziano da gravami e preoccupazioni. Chissà se il direttore renziano del giornale, De Angelis, quando era presidente della municipalizzata fiorentina Publiacqua, era così generoso, nei confronti di coloro che non ce la facevano a pagare le sempre più care bollette.

 

E chissà se questa lezione, conclusa secondo la migliore commedia all'italiana con azzeramento di responsabilità ed aumento del deficit, insegnerà mai qualcosa a coloro che a quell'appello hanno ingenuamente creduto, e a coloro che magari i soldi li hanno pure mandati....Sarebbe bello, ma io non ci credo. Perchè il sentimento prevale sempre sulla razionalità, l'appartenenza sempre sulla obiettività, e perchè, da noi, si continua sempre a confondere il contenente con il contenuto, la fonte con la verità (pravda) e la propaganda con la notizia (isvetzija).



11 novembre 2015





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