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Sondaggi elettorali. Una lunga introduzione, una analisi scientifica, ed infine un aneddoto di qualche anno fa.
di Marco Ottanelli (elaborazione grafici: Gabriele Pazzaglia)

Molto sconcerto, ed anche qualche giustificatissima polemica, hanno suscitato le notevoli differenze tra i risultati elettorali ed i sondaggi e proiezioni precedenti, dubbio e malumore si son manifestati verso cifre ballerine anche a ridosso del voto, fino all'esplosione d'ira di ospiti, commentatori e politici (e gran risate del pubblico televisivo) al momento della diffusione dei cosiddetti istant poll, fragorosamente e pacchianamente errati, sballati, opposti alla realtà, così come qualche tornata precedente fu per gli exit poll, cifre in libertà gettate in faccia a giornalisti bramosi di avere qualcosa da dire prima degli altri.

Seguono ore di pietose arrampicate sugli specchi da parte di sondaggisti incravattati.

Ma è mai possibile che istituti politico-statistici di tanta esperienza, e così profumatamente pagati (le loro parcelle sono a molti zeri, spesso denari pubblici, se il committente è la Rai), con mezzi colossali a disposizione e tanta scienza e tecnica, non azzecchino proprio niente, proprio nessun dato? Proviamo ad esplorare questo mondo dei sondaggi e, anche attraverso nostre opinioni, ma con il supporto di dati e grafici, tentiamo di dare anche qualche risposta.

Il sondaggio elettorale, stratificato nelle pieghe socio-politiche degli USA da un cinquantennio e diffusosi in Europa sull'onda di quelli commerciali, è esploso in Italia a partire dagli anni '90. Qualcuno darà la “colpa” a Berlusconi, ma è indubbio che il leader della allora Forza Italia se ne avvalse con gran copia di mezzi; non a caso, ma ne parleremo dopo, Berlusconi ricorre spesso ad istituti stranieri. Nel 1994-95 furono pubblicati 360 “grandi” sondaggi. Nel solo 2010, sono stati ben duemila; E oggi sono anche di più: nel solo periodo settembre 2012- 10 marzo 2013 ne sono stati pubblicati 452. Si è creata una vera e propria industria, con indotto e ricadute economiche e culturali.

Ogni sondaggio, si è detto, costa, e non poco. I committenti quindi sono soggetti che dispongono di denaro in abbondanza, e, conseguentemente, sono in numero limitato: le testate giornalistiche televisive (particolarmente attivo in Tg de La7 tra i privati ed il Tg 3 per la Rai); i grandi quotidiani (Corriere e Repubblica soprattutto, ma poi anche Stampa, Unità, Messaggero, Libero, Sole24ore...); i talk show (Ballarò, Porta a Porta, Otto e Mezzo, Servizio Pubblico), e, naturalmente, i partiti.

La fame di dati ed il loro alto prezzo induce spesso a sinergie tra committenti, che comprano e diffondono inchieste in cordata, o in subappalto, il che spiega come certi sondaggi effettuati dallo stesso istituto di ricerca usciti a distanza di 24-48 ore su testate diverse appaiano in forme identiche o con variazioni infinitesimali, apportate ad hoc su risultati già calcolati, ché di elaborarne di nuovi non ci sarebbe il tempo materiale. Tanto, chi vuoi che si ricordi la ridda di percentuali passata sugli schermi poco prima?

I principali istituti che operano in Italia, quelli che abbiamo messo a confronto in questo articolo, sono (in ordine alfabetico): Emg, Euromedia Reserch, Ipsos, Ipr , Ispo, Istituto Piepoli, Tecnè.

Come dovrebbe essere – e come è - un sondaggio, secondo noi.

Nessuno pretende dai sondaggisti di essere capaci di predire il futuro. “Non siamo indovini”, si difendono, infatti, quando sbagliano. Vero, ma si pretende che siano almeno più affidabili di un'estrazione del lotto. “Gli italiani mentono!” hanno gridato, in questo 2013; “ci sono variabili imprevedibili”, si son giustificati. “Ci sono disparità tra i voti dichiarati e quelli espressi”, hanno precisato.

Bene, un buon sondaggio, per essere appena decente, dovrebbe essere un qualcosa di più, e di meglio, di una indaginetta telefonica che si sviluppa su due somme e due percentuali. Dovrebbe avere, oltre alle caratteristiche tecniche di base (un numero sufficiente di intervistati, suddivisi e ponderati per classi di età, sesso, professione, distribuzione geografica ed altri noti parametri), anche delle formule di elaborazione dei risultati che possano ovviare alle menzogne, alle imprevedibilità, alle distorsioni, i famosi “correttori” statistico-matematici che nobilitano l'arte del sondaggio a livello di scienza. Perché altrimenti, dire che il 20% degli intervistati ha detto Pinco e un altro 10 ha detto Pallino, è una cosetta che può fare chiunque.

I sondaggi dovrebbero essere neutrali, cioè dovrebbero cogliere il sentire di un elettorato a prescindere dal committente, e dovrebbero evitare di porre le domande in modo da orientare in qualche maniera le risposte. Quindi la qualità e la forma dei quesiti dovrebbe essere curata e affinata con sempre maggior rigore.

E, se ben fatti, dovrebbero tendenzialmente avvicinarsi l'un l'altro e tutti dovrebbero convergere il più possibile verso i dati reali delle elezioni via via che si avvicina il giorno del voto. Il corpo elettorale è uguale per tutti, quindi risultati vistosamente divergenti non possono altro che significare che uno o più istituti, o forse tutti, hanno sbagliato metodo. E se l'elaborato, nell'ultima settimana di rilevazioni - quando le opinioni si son meglio consolidate - risulta ugualmente o più distante dal vero rispetto alle prime - quando le opinioni sono ancora confuse- allora significa che è più affidabile una chiacchiera al bar per testare gli umori della gente.

Da quello che abbiamo visto, capito e documentato (tutti i principali sondaggi sono registrati e consultabili presso il sito governativo sondaggipoliticoelettorali.it), in Italia manca molto metodo, molta scienza e molta neutralità. Abbondano i loro contrari.

Facciamo solo alcuni esempi: il margine di errore considerato accettabile è di più del 3% (Tecnè arriva al 4%, Euromedia al 4,4!), il che significa che sono buoni risultati così diversi da ribaltare completamente i pronostici, da invertire l'ordine dei vincitori e dei perdenti, da supporre allo stesso tempo il superamento o meno della soglia di sbarramento. Insomma, un margine troppo ampio.

Inoltre Il campione è basato su dati Istat del 2011 (se va bene..), e difficilmente supera le 1000 unità. Di queste mille persone contattate, i rifiuti sono una percentuale altissima, e non sempre l'istituto demoscopico procede a sostituzioni, per cui abbiamo sondaggi che basano i loro risultati sulle risposte di 800-500 persone. Non solo: a loro volta, di queste 500 persone disposte a rispondere, molte non dichiarano per chi votano, e vanno a finire così tra i “non so, non risponde, astenuto, indeciso” che talvolta raggiungono percentuali altissime, dal 40% in su, fino al 51%, cioè circa la metà! Ci rimane incomprensibile come possa essere considerato anche solo vagamente indicativo un sondaggio che non riesca a collocare la metà del campione preso in esame. In un laboratorio, se la metà di un campione per un qualsiasi esperimento è inutilizzabile, l'esperimento è normalmente da considerarsi nullo.

Un buon sondaggio insomma dovrebbe avere un campione base solido e ampio, essere progressivamente più esatto, convergente con quelli degli altri istituti, con un margine di errore decrescente e con una capacità correttiva notevole. Ed i sondaggisti non avere alcuna simpatia politica, o tenersela stretta per sé.

Sondaggismi schierati

...E invece la nostra impressione è che i sondaggisti non vogliano, non possano, non riescano ad essere neutrali, nel loro lavoro. I committenti sono clienti, clienti fissi e che pagano profumatamente...Al cliente che paga, e che è nostro compagno di battaglia politica, cosa forniamo, se non un prodotto perlomeno piacevole? Chi venderebbe merce sgradita al proprio finanziatore? Chi fornirebbe merce indigesta al principale commensale? E poi: un sondaggio può essere usato come arma di propaganda su più fronti (spaventare l'avversario, galvanizzare i propri elettori, smuovere ed attrarre gli indecisi, essere il più formidabile resoconto del “noi abbiamo ragione”, assicurare i timorosi, dare un'immagine vincente, dare rassicurazioni ai candidati.... presi uno per uno, questi singoli elementi richiederebbero ognuno un intero comparto specifico della campagna elettorale...in un sondaggio, si sommano e anzi moltiplicano tra loro in un colpo solo). Quindi nessun istituto demoscopico, forse incosciamente, deluderà il committente o farà un regalo al rivale. Purtroppo, diciamo noi, che vorremmo meno propaganda e più dati oggettivi.

È possibile individuare come sono schierati gli istituti di sondaggio? Lunga esperienza, spirito di osservazione, un po' di googlate e un documento dei Radicali ci dimostrano quanto tutti sanno: SWG è tradizionalmente legata al mondo Ds-Pd; Ipsos di Pagnoncelli è vicinissima al PD e a Rai 3, il presidente di Tecnè, ha un blog sul Fatto e uno sull'Unità, mentre la Ghisleri e la sua Euromedia sono elementi di fiducia di Berlusconi, e da lui pubblicamente elogiati. Anche questo dovrebbe aiutarci a meglio comprendere la complessa analisi statistico-matematica che ci apprestiamo ad illustrarvi.

Analizziamo gli analisti.

Abbiamo dunque analizzato gli otto maggiori istituti di sondaggi in Italia. Abbiamo scelto un metodo scientifico comparativo per cercare di capire come essi si siano mossi, e quali risultati o tendenze abbiano mostrato agli italiani, durante la campagna elettorale.

Il nostro metodo ha cercato di cogliere non tanto e non solo il diverso perso attribuito ad ogni partito da ogni istituto, ma ha messo in evidenza il tasso di errore o di esattezza per ogni istituto, per ogni partito, per ogni settimana.

Abbiamo preso in esame le ultime sette settimane di sondaggi, a partire dalla fine di dicembre 2012 fino alla metà di febbraio 2013, quando la diffusione delle rilevazioni è vietata per legge. Dato che non c'è una regolarità né una cadenza perfetta delle rilevazioni stesse (ogni istituto le fa quando e come vuole, o su richiesta del committente), esse non coincidono con precisione nella data di pubblicazione, quindi abbiamo ricercato, per ognuno degli istituti, un sondaggio per settimana a livello nazionale relativo alla Camera dei Deputati nell'arco di tempo da noi individuato. Non tutti hanno regolarmente svolto sette indagini a distanza di una settimana, ma, giorno più giorno meno, abbiamo potuto avere una serie di dati comparabili e confrontabili. I poll di fine dicembre, i primi in ordine di tempo che vedrete nei nostri grafici, sono il “punto di partenza”: è da lì, da quel momento ancora confuso, che abbiamo deciso di partire, e siamo partiti proprio da quella settimana natalizia perché era l'ultima del 2012 ed anche l'ultima nella quale non comparissero ufficialmente né Scelta Civica di Monti, né Rivoluzione Civile di Ingroia. Per determinare dunque la loro consistenza presunta abbiamo ricercato, nel primo caso, quanto veniva attribuito a ipotetiche “liste Montezemolo” o “liste con Monti e altri”, mentre, nel secondo caso, abbiamo sommato le percentuali attribuite a Federazione della Sinistra, IDV, e, laddove citati, Verdi. Da gennaio in poi, chiarito il panorama politico e delle alleanze, abbiamo seguito l'evolversi dei rilevamenti.

E abbiamo comparato quanto ogni sondaggista attribuisse ai sette maggiori partiti in lizza in termini percentuali. Ma non ci siamo limitati a quello: abbiamo infatti trasformato quelle percentuali in margini di errore e/o esattezza rispetto ai risultati finali. In poche parole, abbiamo immaginato, e reso graficamente, una linea orizzontale che avesse una distanza pari a zero rispetto al risultato reale di tutti i partiti, una linea che rappresentasse quindi il risultato che collimava con la realtà. Poi, sulla base della sua posizione, abbiamo collocato i sondaggi indicandone la distanza in termini di percentuale d'errore. In altre parole: un sondaggio che attribuisse il 20% ad un partito che poi ha preso il 10%, avrebbe un margine d'errore del 100% in più (cioè gli attribuiva il doppio dei voti reali). Le raffigurazioni grafiche dovrebbero essere molto chiare.

Cominciamo a studiare il primo dei nostri grafici, quello della La Emg di Fabrizio Masia, che è notoriamente partner de La7

EMG

Quasi tutti i sondaggi sono stati effettuati per la La7 ed il Tg di Mentana. Come si nota chiaramente, la EMG ha sorprendentemente e costantemente ipervalutato il risultato di Ingroia, fino ad attribuirgli più del doppio dei voti fino all'ultima settimana, quando ha fatto "precipitare" la quotazione a "solo" un 50% di troppo. Molto alta, anche se tendenzialmente in diminuzione, anche la valutazione dell'Udc. Per i due partiti maggiori, si nota una costanza di generosità nei confronti del Pd ed una certa avarizia nei confronti del Pdl, anche se poi quest'ultimo partito ha visto un risultato abbastanza simile alle ultime proiezioni. il M5S è stato valutato il 50% in meno per lungo tempo, anche se a febbraio qualche segnale di risalita deve essere evidentemente stato preso in considerazione. Non conforme al vero quanto emerso su Sel.

La Euromedia Reserch, di Alessandra Ghisleri, che ha prodotto per Panorama e per “l'osservatorio politico Euromedia”, presenta queste distorsioni:

euromedia

Euromedia, esplicitamente vicino al Pdl, è l'unico istituto che attribuisce a tale partito un consenso più alto di quanto non ne avrà realmente, anche se si avvicina con buona approssimazione al risultato. Azzecca, dopo una prima incertezza, quanto accadrà alla lista Monti, valuta troppo Pd, Sel, Lega e supervaluta RivCiv e soprattutto l'Udc, sulla quale prestazione evidentemente sbaglia ed esagera costantemente, e di grosso, così come nel sottovalutare i grillini, penalizzandoli di un buon 50%, anche se ne sente il risalire piuttosto tardivo. Stessa cosa, anche se in termini minori, per Scelta Civica.

Ipsos di Nando Pagnoncelli, ospite fisso di Ballarò e sondaggista anche del PD, fornisce questi risultati:

IPSOS

Piuttosto realista nell'ultima settimana rispetto a Lega, Sel, Pd e Pdl, che porta vicino al dato reale, ha comunque una impennata per Monti e continua a vedere altissimi Udc e Ingroia. Non mostra aver capito la tendenza generale, lasciando i dati quasi immutati per tutto gennaio e febbraio, e solo alla fine stacca il M5S dalla sua scarsa valutazione.

La Ipr di Antonio Noto, che fa sondaggi per Rai 3 e Sole24ore:
IPR

Piuttosto precisa nel vedere la risalita di Pdl e M5S (ma, per quanto riguarda quest'ultimo senza avvicinarsi al risultato), comprende bene la Lega ma regala margini (alcuni clamorosi) a tutti gli altri, da 20 all'80% in più. Ancorato ad una sorte di fissità, Ipr continua imperterrita a sbagliare, dalla prima settimana di gennaio in poi, secondo linee quasi orizzontarli nei confronti di tutti i partiti, quasi che abbia intervistato sempre le stesse persone, senza correttivi.

Qualcosa di diverso hanno visto gli spettatori di Porta a Porta, grazie alla Ispo di Renato Mannheimer, ospite fisso di Vespa e sondaggista del Corriere:

ISPO

La Ispo ha azzeccato il Pdl e Sel (dopo aver tenuto quest'ultima molto alta), ma proprio l'ultima settimana, quella più doverosamente "realistica", ha commesso una serie di errori clamorosi, a partire da un irrealistico trend finale negativo di Grillo fino ad improbabili rimonte finali di tutti gli altri partiti, con un guizzo di Casini degno di un miracolo. Anche la risalta del Pd, e quindi l'allargamento della forbice con gli altri partiti ha dato nel complesso la falsa immagine di una larga vittoria del centrosinistra.

l'Istituto Piepoli di Nicola Piepoli lavora per Rai e Sky,

Piepoli

Ad un certo punto ha compreso che Monti levava voti all'Udc, ma non per questo è riuscito a far media tra i due. Ha seguito la ripresa del Pdl e ha costantemente tenuto il Movimento cinque stelle sotto il 50% delle sue potenzialità. In Tv ha dichiarato che un movimento nuovo difficilmente prende più di un tot di voti; ma è una scusa sufficiente? Non aveva visto cosa accaduto prima nelle regionali siciliane, ad esempio? Ferma la supervalutazione di un 25% del PD. Anche questo istituto ha una rigidità notevole nei risultati, quasi identici l'uno all'altro per cinque-sei settimane. Non ha sentito il polso degli italiani.

In ultimo, ecco Tecnè, che ha sfornato un sondaggio dopo l'altro (ne abbiamo preso in considerazione solo uno a settimana)

Tecné

è l'unico istituto che sottovaluta i grillini "solo" al 45-40%, l'unico che capisce più o meno la prestazione di Sel e che non sbaglia di troppo Monti, Pdl e, in una certa misura, Pd. Ma dove avrà trovato gli intervistati che hanno dato Lega e soprattutto Rivoluzione Civile in costante e trionfale ascesa? Quale target ha trovato, determinato, con chi ha dialogato?

Ed infine la media tra tutti i sondaggisti:

Media

Ecco, questo è lo "spettacolo complessivo" proposto agli italiani in tutte le salse, su tutte le tv, tutti i giornali, sui siti web ed i social network. Una sequela di approssimazioni poco edificanti per gli istituti ed i giornalisti e politici che, invece di parlare dei temi della campagna elettorale (non si è sentita una parola sulla politica estera, non si è sentita una parola sulla politica energetica, non si è mai chiarito un solo modus realizzandi le promesse elettorali), si son riempiti la bocca di numeretti, percentualine e saliscendi di presunte verità assolute, occupando la metà dei palinsesti. Tutti numeri, percentuali e saliscendi abbondantemente sballati, che hanno dato margini di errore in alto ed in basso dal 20 all'80% , con solo parziali correzioni ed aggiustamenti le ultime due settimane, con un M5S costantemente penalizzato, sminuito, ignorato, nonostante l'onda montante in piazze, comuni, regioni intere. Imprevedibile? Forse, per i comuni mortali, non per la bellezza di otto istituti specializzati nel sentire gli umori, anche al di là delle dichiarazioni esplicite. Interessante notare anche che il Pdl, nonostante la vulgata di sinistra, non era mai "scomparso", non si era mai "disciolto": ha perso una montagna di voti, in assoluto, lo sappiamo, ma lo zoccolo duro si è sempre manifestato con chiarezza. Il Pd pare essere stato pigramente descritto come il vincente, quello al quale sono stati dati, fino all'ultimo, più di un terzo dei voti. Nessuno si è accorto, neanche ad urne aperte, che tutte le proiezioni gli attribuivano ben un quarto dei voti in più. Stesse domande sono da porsi sulla doppia generosa visione dei destini di due liste alleate, quella di Monti e quella di Casini. Che fosse difficile immaginare la sparizione dell'Udc è pur vero, ma se ai due elementi di una coalizione si "regalano" costantemente consensi, vuol dire che i sondaggi sono viziati da una certa conservazione (tendono a dare risultati sempre abbastanza vicini a quelli passati) e da un fascino del personaggio, come dimostra il fatto che, quando ancora non si sapeva chi avrebbe guidato la già ipotizzata lista centrista (si facevano i nomi di Montezemolo e di altri industrialoni), ad essa quasi tutti gli istituti davano percentuali infinitamente più basse del reale. Poi la salita in politica di Mario Monti ha ribaltato l'effetto, assicurando invece percentuali più alte. Stesso e anzi ancor più marcato effetto si è avuto sulla lista di sinistra, denominata poi Rivoluzione Civile, che, all'arrivo del noto e televisivamente celebrato Ingroia, è stata ritenuta capace di raccogliere il doppio, il triplo, di quanto non abbia poi fatto. Sembra quasi che i sondaggisti abbiano contato i passaggi a Ballarò piuttosto che le preferenze degli intervistati.

In general parlando, c'è una certa ferma corrispondenza, rilevabile dalla media finale, e forse ancor più dai singoli grafici, tra ambiente e risultato, intendendosi per ambiente: la personalità ed il peso del committente (partito, redazione, ente) che richiede il sondaggio; il luogo (trasmissione televisiva, quotidiano, sito web) nel quale questo viene presentato e commentato, descritto, raccontato - luogo a sua volta condizionato da uno specifico orario, uno specifico pubblico, uno specifico conduttore, ospiti eventuali; l'atmosfera generale attorno ad un dato personaggio e una data lista, il suo tasso di attrattività mediatica, il suo ruolo rispetto al sistema; il rapporto tra il pur sempre rassicurante passato e l'incertezza del futuro misurato sulle aspettative di chi il sondaggio ha voluto. Pagato.

Per avere una ancor più completa visuale sullo strumento sondaggio così come è stato usato nella recente campagna elettorale, ribaltiamo ascisse ed ordinate, e, nel prossimo grafico, osserviamo, partito per partito, chi è stato più correttamente valutato, chi maggiormente sopravvalutato, chi sottovalutato. Per porter arrivare a questo, abbiamo fatto la media dei sondaggi settimanali per ogni istituto demoscopico. Ecco cosa appare:

Media

Dunque, le proiezioni più esatte, praticamente da parte di tutti, settimana dopo settimana, son state fatte sul Pdl, partito che è stato collocato più o meno sul suo risultato effettivo. Strano quindi che si sia potuto parlare di "sopresa", "inaspettata rimonta", "risultato clamoroso": semplicemente nessuno ha mai aggregato i dati, come invece abbiamo fatto noi. Pd, grande partito, Sel e Lega, piccoli partiti, sono sempre stati mantenuti oltre la loro reale portata, con Piepoli che li ha premiati esageratamente. Monti ha avuto miglior trattamento da Ipsos e Ipr, mentre l'Udc è stata da tutti presentata come decisamente più forte (il doppio) del suo peso. Completamente fuor di misura, con una Tecné scatenata, le proiezioni su Rivoluzione Civile, mentre l'unica lista penalizzata da tutti sostanzialmente con la stessa avarizia (o severità) di giudizio, è stata quella dei Cinque Stelle, e anche in questo caso Piepoli ha errato più di tutti.

Riassumendo: tutti i partiti sono stati dati per stra-vincenti (rispetto al loro elettorato potenziale), tranne l'unico che ha poi stra-vinto. Tutti gli istituti di sondaggio hanno valutato (sbagliato) nella stessa maniera la portata dei partiti. Nessuno dei sondaggisti ha mai avuto una idea, neanche lontanamente vicina, di come sarebbero finite le elezioni. Ciascuno di loro ha svolto in modo quantomeno insufficiente il proprio compito/mestiere, e le comiche degli istant poll ne sono state una prova. I sondaggi elettorali, dunque, come mezzo per percepire l'elettorato e le sue intenzioni, sono assolutamente inadeguati. Come mezzo di propaganda forse valgono ancora qualcosa, ma il loro impatto è decisamente limitato. Sono ormai forme solipsiste di soddisfazione per pochi.

Sono intricati ed- al tempo stesso- lampanti giochi politici, sociali, psicologici, mentali, sentimentali persino. Hanno una funzione di meri stimolatori di dibattito, in un paese dove non si riesce più da decenni a dibattere seriamente su nulla; massacrarsi a vicenda in invettive e accuse, quello sì, ma dibattere per fare, no, non è più capitato. Per spiegare quanto di politico, sociale, psicologico, mentale, sentimentale, persino, ci sia nel mondo dei sondaggi, ci vorrebbe un esempio concreto, una raffigurazione plastica di un accaduto reale, per illustrare, con un modello, il senso più generale delle cose. E noi, quell'esempio, lo abbiamo.

...ed infine, l'aneddoto di qualche anno fa

Pistoia, 17 dicembre 2000. Alla festa provinciale dell'Unità, in svolgimento presso il palazzetto dello sport della cittadina toscana, si ragiona finalmente in modo serio dello storico "che fare": proprio così si intitola il dibattito serale ("cosa fare per vincere le elezioni del 2001") organizzato dai DS in prospettiva dello scontro elettorale di qualche mese a seguire, dopo cinque anni burrascosi di governo dell'Ulivo. Presenti sul palco politici diessini locali (Fabio Fondatori e Vincenzo Giacomelli), l'allora segretario toscano DS Agostino Fragai, il disegnatore Sergio Staino, il professor Omar Calabrese, ordinario di Sociologia, e, guest star, Stefano Draghi, ordinario di Metodologia all'Università Statale di Milano e Direttore dell'Istituto di sondaggi Explorer, il cosiddetto "mago dei numeri", l'uomo delle analisi e dei sondaggi del Pci-Pds-Ds (oggi dirigente del Pd), il guru di ogni previsione, spiegazione, interpretazione statistica.

Folto, foltissimo, il pubblico nell'arena, composto da dirigenti e quadri di partito, un bel numero di tesserati, una piccola folla di simpatizzati, tanti cittadini, il solito drappello di anziani, molti giornalisti. Nelle prime file, due redattori di questo sito, compreso chi scrive questo articolo. Tutti quanti lì, in attesa di comprendere ed apprendere le strategie e le tattiche giuste per battere l'incombente Berlusconi, che, lo sapevamo tutti, il Rutelli della situazione (candidato premier di una coalizione disperata) non era per niente sufficiente, ma proprio per niente.

Dopo i convenevoli, si passa la parola all'attesissimo ospite, che ci spiega che, per sapere come vincere, cosa fare, cosa sia meglio per vincere, si deve prima capire cosa e come è stato percepito il governo, anzi, i governi, di centrosinistra della legislatura in corso. Draghi si alza, prende una valigetta di pelle, ne estrae una serie di lucidi, e si avvia verso il proiettore di immagini, scalzandone un riluttante Staino, e va ad illustrare i suoi chiarissimi grafici.

Sotto gli occhi di pubblico e relatori, racconta il consenso guadagnato e perduto in cinque anni, e ci fa vedere, ci proietta davanti, come il maggior picco di consenso ed entusiasmo degli italiani per il governo Prodi ci fu quando venne chiesto a tutti di pagare la eurotassa, quel contributo straordinario di 4.300 miliardi necessari per ridurre il deficit dello stato e per entrare, quindi, nell'euro. La curva di approvazione e gradimento saliva rapida dal dicembre '96, quando la manovra fu varata, su su fino al maggio del '97, quando i contribuenti versarono la prima rata.

Stupore di tutti: ma come, la gente era contenta di pagare una tassa? Sì, spiega Draghi: il consenso al governo derivava dal fatto che, per una volta, tutti erano chiamati ad una impresa comune, tutti avevano in obiettivo, un traguardo, non si trattava di una tassa in più come le altre, ma di un contributo per un obiettivo condiviso (anche dalla stragrande maggioranza degli elettori di destra!), reale, concreto.

E quando cominciano i problemi? Con la bicamerale, risponde Draghi, e mostra un grafico che precipita la curva del consenso giù in basso a capofitto, in un silenzio inizialmente tesissimo e presto diventato tetro. "La bicamerale dalemiana segna il punto di rottura con il nostro elettorato..." e i dirigenti diessini cominciano a muoversi nervosamente sulla sedia. "Come potete notare da questo altro diagramma, caduto Prodi aumenta la delusione dei cittadini di sinistra..." e i politici presenti cominciano a rodersi le unghie. "Ecco, alla formazione del governo D'Alema, con il concorso di Cossiga, vedete il grafico cosa indica?, spinge verso la disaffezione anche elettori storicamente legati al partito..." Si ode un primo "non è vero!" dal pubblico.
Draghi prosegue: "se molto favorevolmente era stata accolta la spinta riformista di inizio legislatura, viene invece accolta con grande diffidenza la riforma del giusto processo..." I politici sul palco rumoreggiano, scuotono la testa... qualcuno di loro dice "no, no, non è così".
"Leggendo i dati, dobbiamo dire che la guerra del Kosovo ha avuto un impatto disastroso..." "BASTA!" urla un militante a pieni polmoni. Omar Calabrese prova ad intervenire con domande sensate, ma gli altri relatori gli prendono il microfono e cominciano a contestare: "professore, noi abbiamo grande rispetto per il suo lavoro, ma lei non ci può dire certe cose!" Draghi è stupefatto, ma tenta una replica: "...no, è che sono i risultati del mio istituto di ricerca..." "Basta!!!" continuano dall'arena. Si percepisce forte nervosismo. "Continuando con lo studio del consenso, vediamo che non c'è più alcuna ripresa successiva, durante il governo D'Alema, e che anzi, le cose peggiorano con Amato..."
"Eh no, non ne possiamo più!!" sbotta Staino "professore, ci sta facendo venire addosso un pessimismo e una tristezza terribili, noi vogliamo sapere come vincere le elezioni!!" Applauso delle masse.
"Ah...sì...cioè....pensavo che sapere perché rischiamo di perderle potesse interessare" "Macché perdere! Ma che perdere" dice uno dei politici alzandosi di scatto "noi siamo qua per vincere!" Applauso convinto delle masse.
"Professore, lei ha buone notizie o no, per noi, qua? Perché cattive notizie non le vogliamo sentire!" dice un altro. Draghi è imbarazzatissimo. Non sa dove guardare, né che fare. Staino va al proiettore e disegna Bobo che fa qualcosa. La gente ride. " Ma...i sondaggi...in poche parole, noi abbiamo in un certo senso tradito le promesse elettorali, e se non convinciamo gli elettori che non ripeteremo questi errori..." "Ma quali errori, di cosa parla??" Staino, politici, pubblico diventano di colpo aggressivi. "Quali errori? Non le pare di essere troppo distruttivo??" "..ehmm ...cioè....la mancata legge sul conflitto di interessi, le mancate riforme sulla giustizia, l'intervento militare, Cossiga...ho qua dei sondaggi che..." Draghi, con un filo di voce appena, prova, indicando ascisse ed ordinate su fogli che solo lui ormai può vedere, estromesso come è stato dal proiettore, a spiegare i punti critici della legislatura. Parte qualche insulto. "Intendo, che se diamo un programma credibile, se suscitiamo entusiasmo, se promettiamo obiettivi raggiungibili, noi..." "Senta! Non siamo qua per una seduta di psicanalisi" gli ringhia un funzionario, siamo qua per essere felici, vogliamo sentire solo quello che ci piace". Standing ovation. Pubblico, anziani, funzionari, politici, disegnatori cominciano a battere le mani ritmicamente. Draghi si avvicina al microfono, e sentiamo chiaramente la sua mesta domanda, nonostante il fracasso: "Ma allora io che devo fare, del mio lavoro, scusate? Non vi interessa?" "No!"
No, è la risposta. Ed è così che Staino prende il microfono, e comincia a raccontare che lui era andato a visitare il carcere di Arezzo, dove non-si-sa-come il Partito aveva fatto un buon lavoro, ed i buoni carcerati avevano detto che speravano nel nuovo governo di sinistra, e mentre lo diceva secondo noi ci credeva veramente, e poi i politici dei DS si passavano il microfono l'un l'altro facendo l'elogio della legislatura, e Calabrese tentava una timida analisi del quinquennio, ma su di lui volavano le vignette di Bobo alcune facevano ridere altre commuovere, e tutti erano felici.

Stefano Draghi, in un angolo del palco, raccoglie i suoi lucidi, ripiega i suoi fogli, li mette nella borsa di pelle marrone. Si volge come per salutare, ma gli altri relatori non lo degnano di uno sguardo. Lo ignorano. Il pubblico ride e applaude, vinceremo le elezioni! Il professore scende goffo le scalette del palco, un po' incerto si avvia su un prato umido nella sera settembrina. Fa un po' freddo, a settembre, di sera, a Pistoia. Disorientato e sperduto, si avvicina ad un passante e gli chiede dove sia la stazione: "ma mica la ci vorrà arrivare a piedi a quest'ora?". Draghi si incammina, alla ricerca di un improbabile tassì. Non possiamo saperlo con certezza, ma ne avemmo l'impressione: quella sera anche lui giunse alla nostra stessa conclusione, sui sondaggi e su quello a cui servono: noi tutti vogliamo sentire solo quello che ci piace.

in questo file pdf: tutti i valori percentuali attribuiti ai partiti dai vari isituti di sondaggio ed i tassi di errore espressi numericamente

21 marzo 2013

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