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Il trattato di Schengen ed altri scandali.
Chi ha ragione nel litigio franco-italiano degli immigrati alla frontiera.

di Marco Ottanelli


Il controllo di frontiera è nell’interesse non solo dello Stato membro alle cui frontiere esterne viene effettuato, ma di tutti gli Stati membri che hanno abolito il controllo di frontiera interno. Il controllo di frontiera dovrebbe contribuire alla lotta contro l’immigrazione clandestina e la tratta degli esseri umani nonché alla prevenzione di qualunque minaccia per la sicurezza interna, l’ordine pubblico, la salute pubblica e le relazioni internazionali degli Stati membri.

art. 6 del regolamento (ce) n.562/2006 del parlamento europeo e del consiglio del 15 marzo 2006


La Francia, e non è certo la prima volta, dopo l'Austria ed altri paesi, ha sostanzialmente blindato le frontiere italiane sottoponendo a severi controlli le persone extracomunitarie, e si è scatenata la polemica. La buonissima Italia ed i buonissimi italiani, soprattutto politici dal tono vibrante, mentre cercano di scaricare centinaia di immigrati oltralpe, hanno immediatamente accusato i francesi di ogni nefandezza: violazione dei trattati, quelli di Schengen in primo luogo; razzismo; cattiveria disumana; fascismo. Insomma, le direttive del governo socialista francese non sono altro che rozzo leghismo salvinista?

Troppo facile, troppo comodo.

La verità sta in altro, ed anche nei tanto evocati trattati. Tra i quali qualcuno che l'Italia non ricorda mai...

Una simile “crisi” si era già verificata nel 2011, quando in Italia governava Berlusconi ed in Francia Sarkozy. Essendo sbarcati migliaia di clandestini in Sicilia tutti senza documenti, ed in particolare più di 25 mila tunisini che non avevano alcun diritto ad essere riconosciuti come profughi, il governo Berlusconi permise che essi si riversassero, tramite treni e bus, nei paesi trasfrontalieri. Insomma, una massa di anonimi senza carte e senza giustificato motivo per essere presente in Europa, sarebbe stato sbolognato ai nostri partners comunitari. Francia in primis, Svizzera (che fa parte di Schengen pur non essendo nella UE), Austria ed altri paesi.

Oggi siamo punto e a capo. Dal fronte italiano si levano feroci attacchi alla decisione di Parigi, e si sprecano gli articoli giornalistici di scandalo e indignazione.

Allora, al di sopra di ogni moralismo (non esistono nazioni buone o nazioni cattive), che non è questione che ci appartenga, proviamo a vedere, come sempre facciamo su Approfondendo.it, se la decisione di impedire l'attraversamento delle frontiere ad extracomunitari sia legittima da parte di un membro UE, e nella fattispecie da parte della Francia.

Premessa: i paesi facenti parti della UE, hanno stipulato una serie di trattati (da quelli istitutivi di Roma del 1957 che hanno dato vita alle Comunità Europee fino al a quello di Lisbona del 2009) che, al di là dei singoli contenuti, si basano e rendono vivo un concetto che è essenziale, determinante, costitutivo: la reciprocità. È proprio essa, la reciprocità, che rende la Unione Europea un unicum rispetto al resto del mondo. Cosa significa? Significa che ogni diritto (e dovere) concesso ad un paese, ad una ditta, ad una banca o ad un cittadino di quel paese, si estende agli altri paesi ed è reciprocamente valido per tutte le ditte, le banche, tutti i cittadini di tutti i paesi aderenti. Se un contadino italiano può liberamente esportare i suoi prodotti in Danimarca, è perché, reciprocamente, un contadino danese può esportare in Italia le sue alle stesse identiche condizioni. Se io posso passare con la mia auto la frontiera con la Repubblica Cèca, è perché un cèco potrà farlo anche alla frontiera italiana. Se io voglio andare a vivere e lavorare senza permessi di soggiorno, visti di ingresso, autorizzazioni all'impiego ed altre limitazioni in Portogallo, lo posso fare perché ad un portoghese sarà concesso lo stesso. Questo moltiplicato per i 28 paesi della UE, con, appunto, reciprocità. Poi, oltretutto, prendiamo decisioni vitali tutti assieme, democraticamente, come popoli e come cittadini nella UE essendo in essa rappresentati sia a livello di parlamento europeo, sia a livello di governi nazionali, ovvero quelli che ci scegliamo da soli in patria.

Invece, se io voglio trasferirmi, portare capitali, aprire una attività, oltrepassare una frontiera, usufruire di benefici di assistenza, sanità, alloggio, istruzione, ecc ecc in Turchia, o in Brasile, o in Algeria, o in Madagascar, ecco, dovrò sottostare ad una serie di restrittive procedure, che dipendono dalla legislazione locale. Ovviamente, dunque, i cittadini di quei paesi extracomunitari (aggettivo che non è una offesa se non nella testa di chi la vuol far diventare tale) non hanno e non avranno libero accesso in Europa, proprio perché manca la reciprocità. E sarebbe suicida e sciocco, per qualsiasi paese e governo e popolo, concedere diritti e privilegi a cittadini di una nazione che neghi quei diritti e privilegi ai cittadini propri.

Detto questo, chiediamoci: ma cosa regola il movimento delle persone, e la loro conseguente possibilità di residenza in Europa?

Breve storia: La già accennata reciprocità era presente fin dai primi trattati e si è estesa anche ai non comunitari residenti in uno dei paesi comunitari, (seppur con una serie di distinguo).

Ma ancora troppe, e spesso confuse, erano le limitazioni, tanto per i comunitari quanto per gli extracomunitari, che, una volta passato un confine, si trovavano davanti alla locale legislazione e burocrazia.

Per fare un decisivo passo avanti nella direzione della semplificazione, si deve attendere il 1985 quando venne firmata la convenzione di Schengen, dal nome della cittadina lussemburghese. È interessante ricordare che questo accordo non nacque come un atto comunitario: era un patto a cinque tra Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Belgio e Germania, valevole solo (secondo il principio della reciprocità) tra di essi e per i loro cittadini.

Essendo quella trattata una materia estremamente delicata, una di quelle che costituiscono le basi della sovranità, i cinque firmatari misero gradualmente in atto la convenzione solo nel 1990, aggiungendo una seri di accordi e protocolli che, nel complesso, prendono il nome di acquis di Schengen.A tali patti aderì nello stesso anno l'Italia, ed in seguito molti altri paesi.

Ci sono voluti altri 9 anni affinché, aggregati al trattato di Amsterdam, gli acquis di Schengen diventassero parte integrante delle istituzioni comunitarie, anche se ad essi hanno aderito nazioni non comunitarie (Norvegia, Svizzera, Islanda, Principato di Monaco, Liechtenstein, e, tramite le convenzioni con l'Italia, San Marino e la Città del Vaticano), mentre alcune nazioni comunitarie hanno firmato ma con precisi e rigidi limiti (romeni, bulgari, croati e slovacchi non godono pienamente di libertà di movimento, per lo meno non verso tutti i paesi comunitari).

Regno Unito ed Irlanda non hanno voluto firmare i trattati, limitandosi a sottoscrivere solo le parti sulla reciproca assistenza nella lotta al crimine: alle loro frontiere marittime ed aeroportuali, i documenti sono ancora controllati, e sono ammessi liberamente solo i comunitari, purché provino di rispettare i requisiti richiesti. La Danimarca nel 2011 ha sospeso uniltarelmente il trattato .

Le ondate di immigrazione clandestina degli ultimi anni (e non è questa la sede per discutere a causa di cosa e di chi tali ondate si sono intensificate) hanno indotto i governi europei, in accordo tra loro, a rivedere alcuni punti del trattato nel giugno 2013. I nuovi provvedimenti, conosciuti come "pacchetto governance di Schengen" sono entrati in vigore pienamente nel 2015, tra qualche polemica (come sempre da parte dell'Italia).

I contenuti: dunque, cosa c'è scritto nell'acquis di Schengen e nei documenti successivi?

Possiamo dire rapidamente che, come noto, sono stati aboliti i controlli alle frontiere alle persone. È questo il motivo per cui voi cittadini europei, quando passate il confine terrestre o aeroportuale in Europa, filate via lisci senza che nessuno vi chieda neanche i documenti. Niente vieta però alle autorità doganali di verificare il vostro bagaglio, o qualche merce che spedite, in entrata o in uscita. Sono atti amministrativi ammessi e previsti anche per i cittadini di quel paese, ai quali siete perfettamente equiparati nel vostro viaggiare. Per facilitare e rendere fluidi i movimenti di persone, si attribuisce al primo paese di ingresso lo sbrigare tutte le doverose pratiche burocratiche e le verifiche sugli extracomunitari. In un grande sistema di fiducia reciproca, ogni paese tende a fidarsi delle capacità degli altri nei confronti delle frontiere esterne (lo ripetiamo: non solo quelle terrestri, ma anche quelle portuali ed aeroportuali).[1]

Molta attenzione ed ulteriori procedure sono richieste poi per la permanenza e la eventuale possibilità di stabilirsi. Come minimo ci vogliono i documenti e le verifiche di base, compresa la giustificazione e la certificazione dei mezzi di sussistenza.[2]

Se uno si presenta alla frontiera senza documenti, senza soldi, senza possibilità di spiegare come e perché si potrebbe mantenere, insomma, se uno si presenta con la idea di essere mantenuto dal paese di accoglienza, deve essere respinto.

L'ingresso nel territorio delle Parti contraenti deve essere rifiutato allo straniero che non soddisfi tutte queste condizioni

A meno che...

  a meno che una Parte contraente ritenga necessario derogare a detto principio per motivi umanitari o di interesse nazionale ovvero in virtù di obblighi internazionali. In tale caso, l'ammissione sarà limitata al territorio della Parte contraente interessata che dovrà avvertirne le altre Parti contraenti.

In altre parole, se un paese vuol accogliere qualcuno derogando agli abbigli previsti dall'art. 5, lo può anche fare, ma si assume sia la responsabilità di tenersi lo straniero, senza cercare di sbolognarlo ai partners europei, sia avvertendo questi ultimi della sua decisione riguardo al signor Tal dei Tali, proprio lui, non gruppi indefiniti di “migranti”.

Perché, attenzione, ci sono doveri precisi non solo verso il proprio stato e la propria comunità di cittadini, che devono essere tutelati dall'arrivo di sconosciuti senza controlli, ma anche nei confronti degli stati e comunità della UE (il già citato art. 6 del regolamento del consiglio del marzo 2006, supra)

Quindi, primo dovere di ogni stato, non solo nei suoi stessi confronti, ma anche nei confronti degli altri partners, è controllare che dalle proprie frontiere non passino clandestini né si operi la tratta di esseri umani. Se tale controllo non avviene, o avviene poco e male, i partners possono prendere provvedimenti.

Se il concetto non fosse chiaro, lo si ribadisce nei documenti più e più volte:

 

Articolo 17 In materia di circolazione delle persone: le Parti cercheranno di eliminare i controlli alle frontiere comuni, trasferendoli alle proprie frontiere esterne. A tal fine, si adopereranno in via preliminare per armonizzare, se necessario, le disposizioni legislative e regolamentari relative ai divieti ed alle restrizioni sulle quali si basano i controlli e per adottare misure complementari per la salvaguardia della sicurezza e per impedire l'immigrazione clandestina di cittadini di Stati non membri delle Comunità europee.


Accordo interministeriale del 1990: I Ministri ed i Sottosegretari di Stato, tenuto conto dei rischi in materia di sicurezza e d'immigrazione clandestina, mettono in rilievo la necessità di attuare un controllo efficace alle frontiere esterne secondo i principi uniformi previsti all'articolo 6.


Competenza degli esperti nominati dalla commissione: osservare le misure di controllo attuate alle frontiere terrestri allo scopo di verificarne l'efficacia sia di giorno che di notte. Essi dovranno informarsi, incontrando tra l'altro le autorità di controllo, sulla lotta all'immigrazione clandestina; l'efficacia della cooperazione con gli Stati limitrofi alle frontiere esterne dello spazio Schengen nella lotta alla criminalità, in particolare nella lotta alle reti d'immigrazione clandestina;


Decisione del comitato esecutivo del 1998 che stabilisce tra i doveri degli stati frontalieri: raccogliere le impronte digitali di ogni straniero che entra clandestinamente nel territorio Schengen, la cui identità non può essere accertata con certezza sulla base di documenti validi, e archiviare tali impronte ai fini dell'informazione delle autorità di altre Parti contraenti; impedire che si rendano irreperibili cittadini stranieri che entrano illegalmente nel territorio Schengen la cui identità è incerta, fintantoché sarà stata chiaramente accertata o saranno state disposte ed eseguite le misure richieste dalla polizia degli stranieri. Allontanare senza indugio i cittadini di Stati terzi entrati illegalmente nel territorio delle Parti contraenti, nella misura in cui non abbiano il diritto di restarvi.

Si deducono due cose: la prima, è che chi non ha diritto e titolo ad entrare in Europa, deve essere respinto. La seconda, è che i paesi membri possono di volta in volta rimandare lo straniero al primo paese che non ha ottemperato ad i suoi pieni compiti.

La necessità di distinguere gli stranieri aventi diritto allo status di profughi da coloro che di tale diritto non si possono avvalere (ricordiamo che lo status di profugo non si può attribuire a gruppi, masse di persone, magari per nazionalità di provenienza, ma è un diritto individuale, e quindi chiunque presenti domanda deve fornire elementi minimi affinché a lui, e solo a lui, sia riconosciuta una storia personale che lo qualifica come profugo) e la contemporanea resistenza da parte di alcuni stati europei all'accoglienza ha determinato, nel 2012, l'approvazione del già accennato pacchetto di govenance.

In esso, se da una parte si precisa che le frontiere interne possono essere chiuse solo ed esclusivamente per gravi motivi di ordine pubblico; che tali restrizioni non possono avere durate maggiori ai 10 giorni in caso di timore di un grave atto imprevisto (terrorismo, ad esempio) e non più di 30 giorni (prorogabili però fino a sei mesi!) per questioni generali di sicurezza, e che il passaggio anche massiccio di immigrati (regolari! Con i documenti!) non giustifica la chiusura dei confini, dall'altro lato impegna ancor più fortemente i partners europei nella funzione di controllo sugli ingressi dall'esterno, istituendo un centro di scambio dati che comprenda anche le necessarie identificazioni, anche e soprattutto tramite le impronte digitali. Il tutto è contenuto nel sistema Eurosur[3]

In somma ed in definitiva: ci sono decine di accordi europei che obbligano i paesi in cui un extracomunitario entri ad identificarlo (tramite l'accertamento della sua identità), a registrarlo (prendendogli le impronte digitali e mettendole a disposizione dei partners della UE), e a verificare, caso per caso, se egli sia in possesso delle caratteristiche minime per usufruire dello status di profugo.

Inoltre esiste una serie di trattati bilaterali tra i vari paesi che rafforzano questi impegni. L'Italia ne ha firmati decine, ed in questa sede interessa quello con la Francia, del 1997, firmato a Chambery .

Esso, istituendo dei centri di cooperazione franco-italiana lungo il confine, prevede il costante scambio di dati ed il coordinamento contro l'immigrazione clandestina. Autorizza, un paese a respingere i migranti sprovvisti di documenti e di autorizzazione completa verso l'altro paese. Il trattato permette, anzi, impegna le autorità italiane e francesi a respingere reciprocamente gli immigrati irregolari che provengono dal territorio dell’altro paese. Quindi i migranti che si trovano illegalmente in Italia possono essere respinti in Francia se si riesce a dimostrare che provengono dal territorio francese, e viceversa.

Già, viceversa: è quello che legittimamente sta facendo la Francia.

Perché i migranti che pretendono di entrare sul suo territorio sono sprovvisti di regolarizzazione. L'Italia sta contravvenendo a tutti i trattati e a tutte le norme e le convenzioni, non applicando alcun controllo su chi sbarca. Tra gli sbarcati ci sono perseguitarti e persecutori; vittime e carnefici; poveri e ricchi; militari e civili. Nessuno o quasi nessuno di loro ha i documenti, chiunque può dichiarare qualsiasi cosa ai nostri CIE, i quali soprassiedono alle verifiche e non prendono neanche le prescritte impronte digitali. Dei migranti che protestano a Ventimiglia, nessuno ha rilasciato le impronte.

La Francia applica quindi il trattato bilaterale del 1997 e tutti gli accordi europei. Può essere doloroso dirlo, ma la Francia ha ragione, ha ragione a non accettare migranti esplicitamente irregolari sul suo territorio (che poi dovrebbe regolarizzare essa stessa, a discapito di chi in Francia regolarmente entra e risiede), ed ha ragione nel non volersi sobbarcare il lavoro che spetterebbe all'Italia, alla quale, ricordiamolo, vanno molti fondi mezzi ed aiuti da tutti i paesi comunitari in quanto paese esposto agli sbarchi.

Sì, è vero, la Francia ha la sua parte di torto, applicando in modo continuativo e persistente i controlli alla frontiera, e senza le motivazioni di pericolo di ordine pubblico necessarie. Ma servirebbe allo scopo effettuare controlli “a campione”? La risposta, soprattutto dell'Italia, dovrebbe essere NO, non servirebbe, ci vuole il controllo a tappeto... Ma ovviamente il nostro paese ruggisce sul confine occidentale quando fa esattamente la stessa cosa al confine orientale, magari con meno grancassa giornalistica. Ma con dichiarazioni ufficiali del questore, che dipende dal ministero dell'interno, cioè dal quello stesso governo Renzi che polemizza con Hollande.[4]

E la Francia non è l'unica a lamentarsi della inefficienza e del lassismo italiano: dopo vari avvertimenti, che si susseguono da anni, la Commissione Europea si prepara a rilasciare un duro documento nei confronti del nostro paese, rilevando come ben il 70% (il settanta per cento!) degli immigrati che giungono in Italia, non viene né identificato, né fotografato, né gli sono prese le impronte, né gli viene richiesto un documento. L'Italia accoglie e manda in Europa fantasmi, ombre senza nome, senza identità. Una vera disumanizzazione che coinvolge ormai centinaia di migliaia di persone, alla quale paesi come Gran Bretagna, Irlanda, Danimarca. Slovenia, Portogallo, Spagna, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Lettonia, Estonia, Lituania ed altri (non c'è la Germania...), tutti contrari alla redistribuzione stante queste premesse, le premesse del mancato impegno e della illegalità made in Italy, ed ora la Francia, hanno voluto dire basta.

Una postfazione: per quanto dovrebbe essere chiaro e lampante, si precisa che questo articolo non attiene, né infatti documenta, al diritto di asilo, né alla concessione di status di profugo, né al diritto di espatrio (che è relativo alla migrazione legale), ma, come è evidente, attiene alla legislazione internazionale pattizia fra stati riguardo al passaggio delle frontiere e respingimenti intra-Schengen

 

 

[1 ]Articolo 2 1. Le frontiere interne possono essere attraversate in qualunque luogo senza che venga effettuato il controllo delle persone. 2. Tuttavia, per esigenze di ordine pubblico o di sicurezza nazionale, una Parte contraente può, previa consultazione delle altre Parti contraenti, decidere che, per un periodo limitato, alle frontiere interne siano effettuati controlli di frontiera nazionali adeguati alla situazione. Se per esigenze di ordine pubblico o di sicurezza nazionale s'impone un'azione immediata, la Parte contraente interessata adotta le misure necessarie e ne informa il più rapidamente possibile le altre Parti contraenti. 3. La soppressione del controllo delle persone alle frontiere interne non pregiudica l'applicazione delle disposizioni dell'articolo 22, né l'esercizio delle competenze di polizia da parte delle autorità competenti in applicazione della legislazione di ciascuna Parte contraente in tutto il suo territorio, né l'obbligo di essere in possesso, di portare con sé e di esibire titoli e documenti previsti dalla legislazione di detta Parte contraente.

 

[2] Articolo 5 1. Per un soggiorno non superiore a tre mesi, l'ingresso nel territorio delle Parti contraenti può essere concesso allo straniero che soddisfi le condizioni seguenti: a) essere in possesso di un documento o di documenti validi che consentano di attraversare la frontiera, quali determinati dal comitato esecutivo; b) essere in possesso di un visto valido, se richiesto; c) esibire, se necessario, i documenti che giustificano lo scopo e le condizioni del soggiorno previsto e disporre dei mezzi di sussistenza sufficienti, sia per la durata prevista del soggiorno, sia per il ritorno nel paese di provenienza o per il transito verso un terzo Stato nel quale la sua ammissione è garantita, ovvero essere in grado di ottenere legalmente detti mezzi; d) non essere segnalato ai fini della non ammissione; e) non essere considerato pericoloso per l'ordine pubblico, la sicurezza nazionale o le relazioni internazionali di una delle Parti contraenti.

 

[ 3] Il sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (EUROSUR), istituito dal regolamento (UE) n. 1052/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (3), è inteso a rafforzare lo scambio d’informazioni e la cooperazione operativa tra gli Stati membri e con l’Agenzia. Ciò deve garantire che la conoscenza della situazione e la capacità di reazione degli Stati membri migliorino sensibilmente, anche grazie al supporto dell’Agenzia, ai fini della localizzazione, della prevenzione e del contrasto all’immigrazione illegale e alla criminalità transfrontaliera e per contribuire ad assicurare la protezione e il salvataggio delle vite dei migranti alle loro frontiere esterne. È opportuno che l’Agenzia, nel coordinare le operazioni di sorveglianza di frontiera, fornisca agli Stati membri le informazioni e le analisi che riguardano tali operazioni a norma di detto regolamento.

 

[4] TARVISIO - Si comincia già oggi in Friuli Venezia Giulia, al valico italo-austriaco di Coccau, a Tarvisio (Udine): per arginare l'ormai dilagante fenomeno dell'immigrazione clandestina cambia il "modulo dei controlli" che diventano serrati e a tappeto: lo conferma il Questore di Udine, Claudio Cracovia: «Ci siamo adeguati alla situazione in essere - spiega -; non più controlli a campione ma minuziosi, capillari, sui veicoli in ingresso, con controlli anche sulle canalizzazioni».
Già oggi, ma in particolare domani, giovedì 18 giugno, al confine italo-austriaco, si può dire quindi che saranno ripristinati i controlli pre Schengen. (tratto testualmente da Il Gazzettino del 17 giugno 2015)

 

15 giugno 2015

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