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Le elezioni. Scheda tecnica
di Marco Ottanelli


il seggio:

le persone che vedete dietro i tavoli quando andate a votare, sono in servizio continuativo dal sabato pomeriggio: alle ore 15 Presidente, segretario e scrutatori si riuniscono e cominciano le lunghe e faticose operazioni di verbalizzazione di dati, atti ed attrezzatura, di riscontro dei votanti aventi diritto nel loro seggio, di conteggio, timbratura ed autenticazione delle schede. La domenica mattina dovranno ripresentarsi in tempo affinchè tutto sia pronto per il normale svoglimento del voto alle 8.00 e rimarranno ad effettuare le operazioni di votazione fino alle 23.00 (l'orario tardivo e l'unico giorno di voto, domenica, sono le novità di quest'anno); da quel momento si apre la lunga fase del conteggio dei voti, della verbalizzazione e della temuta fase delle buste, buste nelle quali si suddivide tutto ciò che è stato usato (voti compresi) e che vanno restituite in tre luoghi diversi della città. Quindi, se tutto va bene, i componenti del seggio saranno al lavoro per circa 20-25 ore quasi continuativamente. Abbiate comprensione per tutti loro. Un seggio medio italiano avrà circa 800-1000 elettori; la legge ne prevede massimo 1200, ma purtroppo molti comuni non riescono a rispettare questo limite. Dunque, in queste elezioni parlamentari, ogni seggio dovrà autenticare e timbrare 1600-2000 schede. I Presidenti sono cittadini italiani residenti nel comune nel quale esercitano l'ufficio, iscritti ad uno specifico albo, e nominati dalla Corte d'Appello ai sensi de dpr 361 del 30 3 1957. I loro compiti sono di importanza capitale, da loro dipende in sostanza il buon esito del voto, così che le loro responsabilità ed i loro poteri sono parimenti elevati.

Gli scrutatori sono nominati da una commissione, ai sensi della legge 95 del 1989, e successive modifiche, una brutta inversione di tendenza rispetto al recente passato. Infatti, dal 1948 al 1998, il sistema della nomina era parimenti in vigore, il che comportava che inevitabilmente venissero nominati scrutatori con precise appartenenze politiche. Nel 1998, e fino al 2005, per evitare questo piccolo ma determinante clientelismo, si stabilì che si dovesse invece procedere per estrazione casuale tra gli elettori; oggi siamo tornati alla scelta persona per persona, e i politicizzati son tornati ai seggi. Peccato.


Il voto:

La legge elettorale attuale, la 165 del 2017, conosciuta come Rosatellum, avrà anche molti difetti, ma su una cosa è di una semplicità ed inequivocabilità assolute: la modalità di voto. Impossibile sbagliare, avendo un minimo di accortezza. Dobbiamo tenere conto che il sistema è un misto di proporzionale e di maggioritario uninominale. il 37% dei seggi sarà assegnato tramite collegi uninominali dove "the winner takes all", il primo arrivato in uno di tali collegi, si aggiudica tutto, "bruciando" i voti dei concorrenti. L'altro 61% dei seggi verrà attribuito con un sistema proporzionale ripartito tra le liste che supererano la piccola soglia di sbarramento (i restanti seggi saranno coperti dagli eletti in Val d'Aosta e all'estero). Per esprimere il proprio suffragio, l'elettore dovrà soltanto mettere un segno sul simbolo del partito prescelto o sul nome del candidato uninominale ad esso collegato.
Se il candidato è collegato a più liste e partiti, l'elettore potrà scegliere uno (ed uno solo!) di essi. Si deve e si può votare solo per candidati e partiti collegati tra loro; non è più ammesso il cosiddetto voto disgiunto, che tanto aveva fatto tribolare una parte dell'elettorato, ma che era anche stato abbondantemente utilizzato, ovvero la possibilità di votare un certo candidato e, inoltre, un partito che facesse parte di un'altra coalizione o schieramento.

È vietato, scrivere o segnare qualsiasi altra cosa: né nomi, né coalizioni, né altro. Qualsiasi scheda che abbia un segno in più di quello previsto è da considerarsi nulla. Attenzione: a seguito di interpretazioni restrittive da parte del Ministero e delle Commissioni elettorali centrali, anche l'indicare il nome del leader del partito o della coalizione, quel nome che qualche lista cita nel suo simbolo, non è più (come generosamente si lasciava intendere anni fa) un rafforzativo della volontà dell'elettore di indicare proprio quella lista, ma è motivo di nullità.

Si vota per la Camera dei Deputati e per il Senato della Repubblica; per quest'ultimo voteranno solo coloro che avranno compiuto i 25 anni entro il giorno delle elezioni, quindi, quest'anno, entro il 4 marzo.

Prima dicevamo: difficile sbagliare. Ma se uno sbaglia veramente, in cabina? Ha diritto ad un cambio di scheda? Purtroppo no. Non esiste questa possibilità. Nel malaugurato caso vi capiti, potete scegliere solo tra il lasciare il voto errato, o annullare la scheda prima di insierirla nell'urna.

Da qualche anno, circola su internet la catena di sant'Antonio delle matite copiative che si possono cancellare...ignoratela, è una sciocca e ripetitiva bufala: le matite copiative hanno una mina di materiale indelebile, e nessuno è autorizzato a portarsi gomme da cancellare in cabina per fare fantomatiche prove. C'è poi chi, in cerca di chissà quali verifiche, la matitia se la ciuccia. Sorvoliamo sull'aspetto igenico e riflettiamo su quello culturale della cosa, per favore. A questo proposito, ricordiamo che è vietata in maniera assoluta la introduzione in cabina da parte dell'elettore di strumenti atti a fotografare o riprodurre la scheda votata, compresi i cellulari. Lasciateli a casa, o consegnateli momentaneamente agli scrutatori.

Nulle e bianche:

Le schede nulle, così come quelle bianche, non concorrono alla formazione del risultato elettorale, che sarà calcolato solo ed esclusivamente in base ai voti validi regolarmente espressi. Esse, una volta scrutinate, e quindi visionate dai componenti del seggio e dai rappresentanti di lista, saranno messe in una apposita busta e inviate ai depositi circoscrizionali, per poi, in un secondo tempo, essere distrutte. Qualche anno fa aveva ripreso vigore una tanto antica quanto completamente infondata leggenda metropolitana che, nel suo vaneggiamento, raccontava di come le schede bianche (e in qualche variante pure le nulle) fossero attribuite al “partito maggiore”. Una castroneria sesquipediale che abbiamo sbufalato a suo tempo1


Chi vince?

Il sistema elettorale italiano era proporzionale, fino alla tornata del 1994. Non è mai stato perfettamente proporzionale, perchè tale perfezione è comunque difficile da raggiungere. I correttivi che il sistema di ripartizione dei seggi (il metodo d'Hont) e le circoscrizioni locali comportavano, anche nella prima repubblica, un certo quorum minimo da superare, una sorta di soglia di sbarramento naturale, ed una certa premialità nei confronti dei partiti maggiori. Con l'introduzione del maggioritario parziamente uninominale, fin dal 1994, e poi, con metodologie diverse, con la Calderoli dal 2005, si è stabilita una soglia del 4% da superare .

La nuova legge su questo punto è complicata e farraginosa, e quindi va spiegata. Non esistono sbarramenti univoci per tutti.
La regola base è che per avere seggi una lista deve raccogliere almeno il 3% dei voti validi a livello nazionale;

Ma in modo machiavellico gli autori della legge hanno aggiunto un labirino di altre regoline: per le coalizioni la soglia di sbarramento è del 10% e per il suo raggiungimento si possono paradossalmente contare anche i voti dei partiti che abbiano preso meno del 3% (e che quindi non ricevano nemmeno un seggio) purché abbiano preso almeno l'1%.
Quindi partiti come quelli di Insieme o +Europa (nel centro sinistra) o Noi con l'Italia (nel entro destra) se predessero ad esempio il 2%, non eleggeranno nemmeno un parlamentare. Però regaleranno i loro voti agli altri partiti della coalizione che in modo cannibalesco se ne avvantaggeranno. Alla faccia della scelta libera dell'elettore!

Per quanto riguarda la parte uninominale il meccanismo è molto semplice: passa chi in quel collegio prende anche un voto in più degli avversari. Ci

Torniamo alla domanda iniziale del paragrafo: chi vince dunque? Vincerà chi otterrà un mix ideale tra un largo consenso nazionale ed una selva di successi locali nei collegi: è successo molte volte, nella storia dell'uninominale, che chi, a livello nazionale aveva pochi voti, a livello di collegio locale facesse manbassa di seggi. Si pensi al caso della Lega nel 1994, che prese 117 deputati con il solo 8% dei voti (nelle stesse elezioni, il Patto per l'Italia di Mario Segni, col doppio dei voti, ebbe solo 46 seggi), o, per guardare all'estero, le elezioni britanniche del 2017, dove i nazionalisti scozzesi col loro 3% hanno ottenuto ben 35 seggi (nelle stesse elezioni, i liberal democratici, col triplo di voti, hanno avuto solo 12 deputati). Difficile anche in questo caso, per l'elettore singolo, capire le conseguenze finali del proprio voto

Mentre quasi tutti gli esponenti di partito si lamentano della "impossibilità di formare una maggioranza", noi ci teniamo a ribadire che questa è solo una delle tante possibili variabili elettorali: in realtà -a seconda della distribuzione del voto -un partito o una coalizione che abbiano la suddetta combinazione ideale potrebbero raccogliere una maggioranza molto elevata. Dipende unicamente da come voteranno gli italiani. Non esiste la formula della vittoria certa, né quella della sconfitta predeterminata, né tantomeno quella della sicura empasse. Esiste la libertà di voto, e la combinazione di circa 45 milioni di fattori, tanti quanti sono gli elettori.

Per maggiori dettagli sul rosatellum, sulle sue regole e sui suoi difetti rimandiamo al nostro precedente articolo.


Gli astenuti sono sempre astunuti, anche quelli col flit!

Dopo tanto romanzo sceneggiato sulla inutile “astensione attiva”, finalmente il Ministero dell'Interno è venuto in soccorso dei poveri Presidendi di Seggio diramando una direttiva con effetto immediato il 28/1/2013, che chiarisce una volta per tutte che chi non esprime il suo voto e non deposita le schede regolarmente votate (o bianche o nulle) nell'urna è da considerarsi un non votante, in altre parole, un semplice astenuto. Avevamo già detto e motivato tutto questo nel 2008, e vi riproponiamo i motivi per è inutile tanto rifiutare le schede quando riceverle e poi rifiutarsi di votare:

Immaginate uno che entra in un panificio e dichiari ad alta voce: “io non voglio il pane!”. Il commento generale degli astanti sarebbe: “e allora che ci sei venuto a fare?”. Ecco, più o meno l'effetto del rifiuto della scheda è questo. Si chiama “astensione”, e uno può astenersi andando al mare, rimanendo a casa sua, sul marciapiede davanti, o anche, perchè no, dentro la sua sezione elettorale. Un vezzo che non si nega a nessuno, ma che non ha altro effetto se non quello di far rimanere come prima la sostanza delle cose: quelli che decideranno di farlo non prenderanno parte alla tornata elettorale. Decideranno gli altri chi vincerà e chi governerà.

Ma la pretesa di far verbalizzare la scelta di rifiutare le schede, di far quindi verbalizzare la vostra astensione, è inutile, ridondante (essa emergerebbe dalle cifre delle affluenze al voto) e dannosa per il regolare svolgimento delle operazioni di voto. Costringerebbe Presidenti, Segretari e Scrutatori a eliminare le schede dall'insieme di quelle firmate e timbrate e ad ascoltare pazienti le vostre rimostranze contro la politica che non vi rappresenta ecc ecc. Niente di più.

E se il tizio, un'ora più tardi, cambiasse idea? E se a quel punto, complice un'affluenza molto alta, schede da votare non ce ne fossero più? Cosa succederebbe? E le schede rifiutate, in quale modo dovrebbero essere assicurate al non voto? Distruggendole? Annullandole? A questo proposito, le istruzioni sono chiare: chi si presenta al seggio ed insiste per la sua “astensione attiva”, vedrà la sua tessera elettorale timbrata, affinchè non possa più in seguito ricomparire a pretendere un diritto al quale ha esplicitamente rinunciato, ma contemporaneamente sarà spuntato tra i non votanti (nell'apposita tabellina sul verbale, dove si spuntano, ad esempio, gli under 25 riguardo al Senato).

Tutto questo senza considerare il fastidio, l'onere e la perdita di tempo che verrebbero imposti ai componenti del seggio, che dovrebbero quindi verbalizzare una non-votazione (siamo nel campo dell'assurdo). Le schede relative a questo non-elettore non saranno toccate, e quindi, ai fini dello spoglio, sarà come se egli al seggio non si sia mai presentato.

Attenzione: la pretesa di far verbalizzare un vostro comportamento non-elettorale oltre una brevissima dichiarazione, potrebbe farvi incorrere, in casi estremi, nel reato di intralcio al regolare svolgimento delle operazioni elettorali, con immediato arresto e processo per direttissima. Fate un po' voi.

PS: NESSUNO leggerà quella vostra verbalizzazione. I verbali dei seggi non sono atti pubblici, non vengono letti dai politici, e rimangono nel circuito seggio-commissione elettorale-corte d'appello. Che soddisfazione mai c'è nel sapere che le vostre rimostranze contro i partiti cattivi non saranno lette da nessuno? 2

 

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1 Cosa è falso

Circola insistentemente, e come tutte le cose particolarmente insistenti, fastidiosamente, una stramba falsità su (ovviamente!) la legge elettorale, nata non sappiamo bene come né partorita da chi, ma, come tutte le strambe falsità, dai toni salvifici e miracolosi. In poche parole, si afferma che, tra le tante dannazioni demoniache che ha (ovviamente!) la legge elettorale, ce ne è un'altra che fino ad ora era sfuggita a tutti quanti, ma che il solito mago del comma svelato avrebbe messo a nudo. “Lo sapevate”, dice la falsità, “che se votate scheda bianca, o se la scheda la annullate, il vostro non-voto convergerà lo stesso nel paniere dei partiti, del sistema, della casta?” “Lo sapevate”, precisa con cura la falsità, “che le schede bianche e le schede nulle vengono attribuite come consenso al partito o schieramento che raggiunge la maggioranza relativa, e concorrono così ad assegnare il premio di maggioranza?” “Lo sapevate”, prosegue la falsità, “che questo ladrocinio di volontà che si trova (ovviamente) nel Porcellum è un attentato alla democrazia, un golpe, una ecatombe della libertà”, ecc ecc ecc?

Ma la falsità suggerisce anche un rimedio (ovviamente) facilissimo con il quale abbattere il regime: invece di votare scheda bianca o nulla, andate al seggio, NON toccate le schede che i perfidi scrutatori vi porgeranno (se le toccate, si contaminano, diventano “vostre”, e se non le votate, saranno nulle, e quindi ritorneranno nel cesto del partito più grande!), e, al contrario, dichiarate preventivamente che siete sì presenti al seggio come elettori, ma che rifiutate le schede. Fate una dichiarazione ufficiale e fatela verbalizzare dal Presidente di seggio, con tanto di timbro e firma. In questo modo, avrete fatto la vostra parte, avrete alzato (o abbassato..mah?) un qualche quorum, e avrete sottratto al furto le vostre schede.

La verifica

Di questo strambissimo sistema non si è mai sentito parlare prima. Da nessuna parte nel mondo, ed in nessun periodo della storia. Da quando in qua le schede nulle o bianche vengono arbitrariamente passate al vincitore, per far la sua vincita più corposa ancora? In base a quale eccezione rispetto alle leggi, alla Costituzione, ai regolamenti, al senso comune, in base a cosa una scheda anonimamente bianca, o scarabocchiata a dovere, dovrebbe andare ad incrementare il montepremi di un partito, anzi, di “quello che prende più voti”? (ma più voti dove? Nella sezione elettorale, nella circoscrizione regionale, a livello nazionale...dove?)

Non risulta assolutamente che simile eventualità sia possibile, e chi scrive ha avuto l'onere e l'onore di fare il Presidente di Seggio fin dal 1991, per cui, di leggi elettorali, regolamenti, prassi e consuetudini un po' ne sa. Naturalmente però il diabolico e mefistofelico Grande Imbroglio della legge elettorale, dalla quale discende ogni male e che (ovviamente) è architettato malignamente per fregare i cittadini, potrebbe aver introdotto una clamorosa, incostituzionalissima e mostruosa realtà che né i parlamentari di ogni partito, né il Presidente della Repubblica quando la ha promulgata, né alcun giurista ha mai notato.

Tutto è possibile, in questo Paese di impostori! Non resta che verificarlo scientificamente, e c'è solo un modo: si prende la Legge 21 dicembre 2005, n. 270, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 303 del 30 dicembre 2005 - Supplemento ordinario n. 213 , la si legge ben bene, la si esamina, e si trova la normaccia incriminata, per Dio!

La legge si compone di 11 articoli, suddivisi in numerosi commi (72 in tutto, se abbiamo contato bene). Approfondendo..it se li legge uno per uno, comma dopo comma, articolo dopo articolo. In nessuno di essi si accenna alla attribuzione delle schede nulle e delle schede bianche ad un partito, ad una coalizione o ad un candidato premier, né si accenna alla loro redistribuzione in qualunque altro modo o sistema. Anzi, nel testo di legge non si nominano mai né le schede bianche, né le schede nulle. Mai. Non pago dalla fatica di essersi letta tutta la Calderoli, Approfondendo.it , a scanso di equivoci, esamina anche l'ultimissima emanazione legislativa in materia elettorale, ovvero la Legge 27 febbraio 2008, n. 30 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 15 febbraio 2008, n. 24, recante disposizioni urgenti per lo svolgimento delle elezioni politiche ed amministrative nell’anno 2008 ", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 51 del 29 febbraio 2008. Neanche lì si trova niente che possa anche solo lontanamente richiamare la notizia che circola senza posa da settimane. Quindi, la prima e fondamentale questione proposta dagli spargitori della falsità, si infrange clamorosamente alla prima banale, banalissima verifica. D'altronde, a nostre reiterate richieste di tirar fuori la normaccia, nessuno degli spargitori aveva mai risposto. Perchè non esiste, né è mai esistita.

Cosa è vero

In ogni legge elettorale del mondo, e così anche in Italia, sia ai tempi del proporzionale puro (1948-1993), sia ai tempi del maggioritario uninominale (1994-2001), sia ai tempi del proporzionale con premio di maggioranza (2006-2008), i soli ed unici calcoli da effettuare per sapere quanti seggi avrebbe conquistato ogni singolo partito sono fatti in base ai voti validi espressi dagli elettori. Sono solo i voti validi quelli che determinano le percentuali di voto, e conseguentemente fanno scattare la elezione dei candidati. Tutti i restanti modi di partecipare o di non partecipare al voto sono del tutto ininfluenti a questi fini: astenersi, votare scheda bianca, votare scheda nulla, sono solo modi diversi per dire “ho deciso di non decidere in prima persona, facciano gli altri”; e gli altri faranno.

Si faccia l'esempio di un corpo elettorale (gli aventi diritto al voto) di 1 milione di persone. Si ipotizzi che si rechino a votare 800 mila cittadini su questo milione; essi determineranno l'affluenza alle urne, che sarà quindi dell'80%. Il restante 20%, che per scelta, per motivata avversione al sistema, per malattia, per disinteresse, per impedimenti di ogni genere, non vota, sarà la massa degli astenuti, nel nostro caso 200 mila persone. Quando si aprono le urne, tra le varie schede, se ne troveranno alcune senza alcun segno, completamente intonse: le schede bianche. Facciamo che nelle nostre elezioni virtuali se ne trovino 1.000. Altre presenteranno un voto riconoscibile, ma per qualche ragione ben precisamente elencata nella normativa elettorale, tale voto non sia attribuibile: capita quando l'elettore abbia usato un sistema per renderlo riconoscibile, ad esempio usando una penna rossa per votare al posto della matita copiativa regolamentare, o quando la scheda non risultiprecedentemente vidimata dal seggio.In questi casi si parla di voti nulli, e ipotizziamo che siano 100. Altre saranno scarabocchiate, o recheranno scritte più o meno fantasiose, o saranno barrate, o vedranno votati contemporaneamente due o più partiti...in tutti questi casi (ove non si possa rilevare la volontà dell'elettore di attribuire la sua scelta ad un solo partito), si parla di schede nulle. Diamo un numero a queste nulle: 1.000

Poi ci sono i voti validi. Nel nostro esempio, essi sono dunque:

800.000-

1.000-

100-

1000 =

__________

797.900

è solo su questi voti validi (suddivisi per lista, naturalmente) che si computeranno le percentuali dei singoli partiti e si attribuiranno i seggi e i premi di maggioranza eventuali. Le altre schede andranno in una apposita busta, contate, impacchettate e protocollate, busta che sarà sigillata e che i componenti del seggio consegneranno al Comune, che, dopo averle conservate per un congruo periodo, le invierà al macero. Esse sono, lo ridiciamo, del tutto ininfluenti ai fini dei risultati.

Se il partito A prende 600.000 voti, il partito B 100.000 e il partito C 97.100, nel sistema italiano, il premio di maggioranza andrà al partito A, e gli altri si spartiranno i seggi in base ai numeri ottenuti. Non si capisce, tornando alla frottola, perchè un partito primo in classifica, che già si prenderebbe il premio di maggioranza con il consenso ottenuto, abbia bisogno di vedersi regalare schede bianche e nulle per raggiungere un premio già goduto. Un'altra incongruenza senza senso alcuno. Insomma, come in tutto il mondo, decide solo chi vota e vota validamente. Tanto per ribadire la verifica: solo nella legge Calderoli l'espressione “voti validi”, a questi sensi, appare ben 25 volte. Bastava leggersela.

2 Un nostro lettore ci contestò questa affermazione, facendoci sapere che lui, recandosi a votare ai tempi del Mattarellum, aveva rifiutato una scheda su tre, e aveva fatto verbalizzare una “protesta” che poi era stata esaminata dalla Camera. Egli però parlava due situazione tuttaffatto differenti: intanto lui aveva votato, non si era astenuto, eccome se aveva votato; il fatto di rifiutare una scheda sulle tre disponibili, non lo rendeva certo un non-votante. In secondo luogo, aveva fatto verbalizzare una protesta (non sappiamo quale), non una noiosa lamentela. C'è una bella differenza tra una protesta di un elettore ed il sogno di mezzo inverno di un astenuto. E con questo, il discorso ci pare chiuso.

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