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Un ritorno imbarazzante nella politica campana.
di Marco Ottanelli

Il giorno 25 marzo 2015 è stato arrestato, assieme ad altre persone, Angelo Brancaccio. Sindaco in carica ma sospeso di Orta di Atella, provincia di Caserta. Non era la prima volta, per lui: né l'essere sindaco, né l'essere arrestato.

La sua interessante storia personale, giudiziaria e politica ha un che di simbolico, esemplare, e, rileggendo quanto da noi stessi scritto proprio su di lui nel lontano 2007, qualcosa di profetico.

Sappiamo di Angelo Brancaccio che è un uomo combattivo, determinatissimo, ammirato e temuto.
Sappiamo che, da influentissimo esponente dei Democratici di Sinistra, aveva conquistato ogni possibile carica elettiva, innanzi tutto quella di sindaco di Orta, per due mandati consecutivi, e poi quella di consigliere regionale. Proprio mentre sedeva in Regione Campania venne arrestato la prima volta. Domiciliari. Un'accusa nella quale si ipotizzava una storiaccia di minacce e piani regolatori, di soldi e, in modo quasi ridicolo, di un cellulare usato senza averne titolo.

Deluso dall'atteggiamento del suo partito dell'epoca (tanti suoi compagni-concorrenti non vedevano l'ora di toglierselo di torno), passò sdegnato all'Udeur, quello di Mastella, rimanendo comunque nella compagine di maggioranza, quella di Bassolino.

Cambiare partito non gli servì però ad evitare il rinvio a giudizio, che arrivò nel 2009, ed il processo, che si è trascinato fino al 23 dicembre 2014, risoltosi in una clamorosa assoluzione: clamorosamente assolto dalle accuse di concussione, corruzione e favoreggiamento, è stato condannato condannato, in modo quasi ridicolo, proprio per l'uso di un cellulare senza averne titolo.

Nel frattempo il politico Brancaccio non è stato con le mani in mano: uscito dalla porta della Regione Campania, è rientrato dalla finestra delle doppie elezioni provinciali a Caserta, e, dopo un quinquennio di apnea per forza di legge, alle elezioni come sindaco, ancora, per la terza volta, nella sua Orta e Atella. Là con l'Udeur, qua con una lista civica. Eletto, anzi, rieletto, in entrambi i casi, per volontà dei suoi concittadini, che non dimenticano, e ringraziano, votandolo, nella sua Orta, al 42% dei suffragi.

Questo 42% è un dato interessante: in un comune come Orta di Atella che, nel 2010 aveva circa 23 mila abitanti, ed oggi viaggia verso i 28 mila, come è possibile che chicchessia venga eletto con meno del 50% + 1 dei voti? Secondo la legge, si dovrebbe andare al ballottaggio, senza meno. E che Orta abbia ben più di 15 mila elettori è confermato non solo dalla sua anagrafe, ma dal fatto, registrato dal Viminale, che gli elettori aventi diritto al voto furono 17098.
Ciononostante, si applicò la legge elettorale dei comuni con meno di 15 mila abitanti. Perchè?? Perchè per tale discriminante si fa riferimento all'ultimo censimento generale dello stato, che nel nostro caso si era svolto nel 2001, quando il comune aveva neanche tredici mila residenti.


Incremento residenti nel Comune di Orta di Atella

 

Una follia burocratica, una grande distorsione delle norme sulla eleggibilità, ed un incremento della popolazione mostruoso. Niente è per caso, in questa storia.

Dicevamo, dunque, che Brancaccio è staro ri-arrestato. Forse un brevissimo schema riassuntivo è necessario, per non perdere il filo.

1996: Brancaccio viene eletto sindaco di Orta di Atella con il 52,51% dei suffragi per l'Ulivo-DS
2001: viene rieletto sindaco con il 91% dei voti dalla sua città, che nel frattempo ha incrementato gli abitanti di migliaia di unità.
2006: viene eletto in Regione Campania per i DS con 18.818 preferenze (1° in provincia di Caserta, 4° in tutta la regione per preferenze)
2006: a Orta si vota per eleggere il sindaco, e viene eletto l'ex vicesindanco e amico di Brancaccio, Del Prete.
2007: Brancaccio viene colpito da mandato di arresto, lascia i DS e passa all'Udeur
2010: si presenta alle elezioni provinciali di Caserta, per l'Udeur, e viene eletto. Si presenta lo stesso giorno candidato sindaco do Orta e viene rieletto per la terza volta.
2014, dicembre: viene assolto dalle accuse più pesanti, ma condannato per l'uso del cellulare. Annuncia le dimissioni da sindaco.
2015, marzo: viene nuovamente arrestato con pesanti imputazioni.

Ad Orta, il cui consiglio comunale è stato sciolto, si voterà a maggio. E stavolta, si spera, con la legge elettorale congruente.

Rimane l'ombra di un soggetto dal passato e presente burrascoso ed opaco che né la legge, né le istituzioni, né politica, né i partiti, né i cittadini elettori di comune provincia e regione hanno saputo allontanare dalle stanze del potere per quasi venti lunghi anni, e il cui potere l'autorità giudiziaria ha solo scalfito. Auguriamo a Brancaccio di essere assolto anche stavolta da ogni accusa, ma ai suoi cittadini elettori di provare, almeno provare, a trovare qualcuno altro, qualche altra via, per essere degnamente rappresentati.

E rimane la domanda: ma tutti i nuovi residenti di Orta, che lavoro fanno? Quale magnifico polo occupazione è mai quel comune casertano?

 

 


Rileggiamo il profetico finale dell'articolo del maggio 2007

Se le cronache non hanno parlato della condanna in appello di Dell'Utri per estorsione, in combutta con un boss mafioso, figuriamoci se danno notizia dell'arresto del consigliere regionale diessino Angelo Brancaccio. Fatto salvo il principio della presunzione di innocenza, e bla bla bla, è interessante a nostro avviso dare una occhiata a questo personaggio e alla sua vicenda, perché se ne possono trarre riflessioni politiche piuttosto importanti.

Angelo Brancaccio ha ricevuto due mandati di arresto (il primo l'8 maggio, il secondo a distanza di meno di un mese) per estorsione, peculato, falso, abuso d'ufficio, abuso edilizio, scempio ambientale, corruzione e favoreggiamento. Una storia di cento appartamenti da costruire (24 dei quali sarebbero dovuti andare a "amici politici"), piani regolatori viziati, appalti, soldi. Robetta che ha indotto il Consiglio dei Ministri, con decreto del 29/5/07, a sospendere il consigliere DS dalla sua carica in regione.

Le accuse della procura di Santa Maria Capua Vetere riguardano atti e misfatti di quando Brancaccio ha occupato il ruolo di sindaco di Orta di Atella, in provincia di Caserta, dove fu eletto due volte a furor di popolo. Il secondo mandato lo conquistò, nel 2001, con il 91% dei voti. Ripetiamo: novantuno per cento. Evidentemente, aveva conquistato il cuore della sua cittadina, che, sotto il suo regno, e grazie ad un piano urbanistico che definire ardito è poco, era passata dai 10 mila abitanti ai 23mila. Un più che raddoppio straordinario e irrefrenabile. Ma le centinaia di case, palazzi, condomini costruiti, ed il conseguente giro d'affari pare siano nati sotto l'insegna della illegalità.

Infatti, assieme a Brancaccio, le autorità hanno arrestato altre cinque persone: tre tecnici comunali (quelli che dispensavano licenze edilizie), un imprenditore edile, ed un esponente della polizia della zona. Tutti assieme avrebbero partecipato alla gestione di un potere economico e politico pressoché totale. Nell'inchiesta confluiscono poi altre indagini: una su lesioni e minacce da parte dello stesso Brancaccio ad un consigliere comunale di Rifondazione, una su contatti tra il gruppo consortile e la camorra del clan dei Casalesi (sono agli atti intercettazioni degli arrestati a colloquio con il boss Francesco Schiavone, detto Sandokan), ed un'altra che riguarda minacce e pressioni ad amministratori e imprenditori "concorrenti" sempre con la supervisione della camorra. Tra incontri in ristoranti del basso Lazio (sconfinamenti prudenziali?) e talpe negli uffici inquirenti, Brancaccio e company controllavano il territorio, i voti e la politica locale. Nulla si poteva muovere senza il loro assenso. Il costruttore Del Prete fu minacciato (dopo essere stato malmenato da alcuni 'incaricati') dal sindaco in persona : «Vedi quello che fai. Tu stai in mezzo alla strada e noi conosciamo la tua macchina...»; su poliziotti e investigatori onesti cadevano calunnie e denunce per questioni fittizie. Un clima di violenza fisica e psicologia, creato e mantenuto da personaggi dalla "notevole capacità criminale", come ha scritto il gip nell'ordinanza di arresto.

La presunta “notevole capacità criminale” di Brancaccio, eletto consigliere regionale con i democratici di sinistra (D.S.) con una valanga di voti, è emersa da un fatto piccolo piccolo: pur non essendo più sindaco da molti mesi, continuava ad utilizzare, per sè e sua moglie, un cellulare intestato al comune di Orta di Atella. Da questo, e da una serie di esposti, ha preso il via l'indagine.

Dalla biografia dell'esponente DS emergono particolari non penalmente rilevanti, ma politicamente significativi: aveva creato una sua corrente interna al partito, denominata "Sinistra della Terra di Lavoro"; si opponeva, con la forza del suo rilevante pacchetto voti, al  suo segretario provinciale casertano  e allo stesso presidente Bassolino, in una serie di furiosi interventi e di strategie sottili nei congressi, nelle direzioni, nei vertici del Partito, uscendo spesso sconfitto nella lotta fraticida, ma anche per questo, rafforzato a livello locale come uomo pronto a tutto che non tollerava intromissioni in quello che riteneva il SUO feudo politico.

Ma come e cosa sia diventata la politica in Campania è testimoniato, sopra ogni cosa, dalla intercettazione telefonica del 16 novembre del 2006 tra il nostro Angelo e il suo collega consigliere regionale della Margherita, Roberto Conte (un altro campione di preferenze). Stanno discutendo di una raccomandazione ( e va beh....), e Conte chiede informazioni su uno degli addetti alla segreteria del Consiglio regionale, tale S. Brancaccio lo rassicura, dice che è serio e affidabile, ma precisa:  «Lì di persone perbene ce ne stanno poche». Conte è preoccupato, spiega che non capisce proprio il modo di ragionare dei diessini; però, gli dice, «tu sei un diessino un po' democristiano anche, ho la fortuna di potermi capire con te». Ma Brancaccio, orgoglioso,  rettifica: «O sono un democristiano travestito da diessino, non lo so!». Conte appare contento della precisazione.

Prima lezione: nel futuro partito democratico, per andare d'amore e d'accordo, si deve essere democristiani,portando un travestimento a caso, da diessino, da margheritino, da riformista...basta che sotto la pelle d'agnello ci sia il lupo democristiano.

Seconda lezione: in Italia "democristiano" vuol dire qualcosa di ben definito, indica un uomo politico che ha un suo preciso codice di comportamento, un suo preciso mondo di riferimento, una sua precisa forma e sostanza, nonché, evidentemente, un uomo non uguale agli altri, che sa nuotare e muoversi con agilità nella palude politico-affaristica con la sapienza di una storia riconosciuta e rivendicata tanto dagli eredi della DC quanto dai suoi ex [fittizi] oppositori comunisti.

Sono queste le lezioni che ci dà Brancaccio, oggi agli arresti domiciliari, sospeso (per la gioia dei suoi nemici nel partito) dai democratici di sinistra e dal consiglio campano: per andare avanti, si devono avere radici forti e possenti in un passato che offra garanzie per tutti. E nulla è meglio della Democrazia Cristiana che fu, e che evidentemente presto sarà ancora.

 

30 marzo 2015

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