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Volgarità istituzionali
Lo scontro renziani-Grasso sulla perniciosa riforma del Senato

di Marco Ottanelli

 

Intanto era già da cinque mesi che durava questa bella cuccagna di baloccarsi e di divertirsi le giornate intere,
senza mai vedere in faccia né un libro, né una scuola; quando una mattina Pinocchio, svegliandosi,
ebbe, come si suol dire, una gran brutta sorpresa, che lo messe proprio di malumore.

Le avventure di Pinocchio, capitolo XXX

Nella palude putrida di istituzioni paralizzate, i Grasso, i Monti, i Brunetta, i Rodotà e i loro
amici a cinque stelle che non privano mai cotanta gente del loro sostegno, prosperano”

Status pubblico su FB del vicesindaco piddino di Massarosa, (LU)

 

Nella lunghissima tradizione di distruzione delle nostre istituzioni repubblicane, che invece di essere difese e rafforzate contro lo sfascio e la desolazione di un paese in mano a mafie, corruzione, egoismi, evasione, particolarismi e ignoranza dilaganti, sono minate, puntualmente, da un esercito di termiti corrosive fatte da giornalisti strillatori, propagandisti bufalari e politici dall'ego smisurato, in questa lunghissima tradizione fatta di insulti e minacce dirette, di volta in volta, contro la Magistratura, contro la Presidenza della Repubblica, contro la Corte Costituzionale e contro il Parlamento, oggi si inserisce anche il volgare attacco di Renzi&renziani nei confronti di Pietro Grasso, Presidente del Senato e seconda carica istituzionale dello stato.

Infastidito dai costituzionalisti che cercano, inascoltati come sempre, di spiegare le criticità di una riforma che non esito a definire quantomeno fantasiosa, il presidente del consiglio Renzi ha sbottato che lui ha giurato sulla Costituzione (quella stessa costituzione che vuole stravolgere e che apertamente snobba, insulta, disprezza), e non sui “professoroni”.

Il tono è quello di un piccolo Lucignolo che, marinata la scuola per l'intero anno scolastico, risponda beffardo al maestro che ne riprenda gli strafalcioni. Sì, l'applauso dei compari del paese dei balocchi lo potrà anche ottenere, ma è una soddisfazione di bassa categoria. E quando spunteranno le orecchie d'asino, sarà un piangere ed un ragliare tardivo.

I dubbi- politici, giuridici, tecnici - espressi da Grasso sulla proposta di Renzi (non di una assemblea costituente appositamente eletta, non di una commissione parlamentare appositamente istituita con legge, non di una maggioranza qualificata dei deputati e senatori, rappresentati del popolo sovrano, non una idea di quattro che si riuniscono a Lorenzago. No: quella che stanno per essere discusse sono pensate in una notte di mezzo inverno da un sindaco e da un decaduto), oltre ad essere sensati e seri, sono legittimi, quantomeno perché (oltre ad esistere quell'orpello novecentesco che è il diritto di pensiero e di espressione) Grasso, del Senato, è il Presidente.

La reazione di Renzi e della Serracchiani (due non parlamentari) che hanno richiamato all'ubbidienza il Presidente Grasso ha un sapore infantile e volgare al tempo stesso. La loro missione messianico-miracolistica non tollera ombra di confronto, pare, e quell'ircocervo che dovrebbe essere il futuro senato renziano è intoccabile, incriticabile, indiscutibile, pena la scomunica e la velata minaccia di sanzione.

Renzi nella sua offensiva contro costituzionalisti e istituzioni, scorda molte cose, altre le confonde, altre le omette, e noi ci permettiamo di puntualizzarne qualcuna.

1. È il parlamento che concede la fiducia al governo, e che può da un momento all'altro ritirargliela, non viceversa. È il parlamento che manda a casa il presidente del consiglio, non il contrario. In Italia. E in Germania. Ed in tutte le democrazie occidentali. Persino negli USA, che tutti si impegano a scimmiottare (male), il Presidente non può sciogliere o sfiduciare o ricattare né il Congresso né uno dei suoi membri, e se un bill presidenziale non ottiene i voti nelle due camere, semplicemente non passa. Senato Regio

2. Renzi non è un parlamentare, come ricordato, e quindi non è un rappresentante della nazione. Grasso, invece, sì. Grasso è un eletto nelle liste del PD, ma non è iscritto tesserato a quel partito, quindi non è sottoposto a regole, regolamenti, diktact e ordini di segreteria. Anche poi se avesse mai preso la tessera, con la sua elezione alla presidenza del Senato, è semplicemente impensabile che un partito lo possa richiamare a qualsivoglia disciplina, perché questo vorrebbe dire che un partito controlla i lavori parlamentari. Il solo pensarlo è di una gravità addirittura superiore allo sbrindellato richiamo in direzione da parte di Berlusconi nei confronti dell'allora Presidente della Camera Fini, al quale fu rimproverato, all'opposto, di non essere super partes. I Renziani contestano a Grasso proprio il suo esserlo; pretendono non solo che che Grasso non sia, appunto, imparziale, ma che sia attivamente partigiano. Siamo arrivati alle sponde del Rubicone.

3. Renzi e renziani continuano a martellare su tv, giornali e social network che queste riforme sono quelle che vuole il Popolo, ed il partito democratico ed il governo hanno il dovere di mantenere le promesse fatte allo stesso popolo. Questa argomentazione difetta su due ordini sovrapposti di fattori.

  • Fattore A. Mai il popolo sovrano ha espresso la volontà e l'approvazione su tali riforme o programmi vari di questo governo, poiché Renzi è diventato presidente del consiglio dei ministri senza neanche presentarsi alle elezioni. La sua chiamata a palazzo Chigi è avvenuta per una crisi interna al PD da lui stesso costruita, alimentata, provocata. Renzi è diventato il capo del governo senza mai sapere se e quanto gli elettori italiani (tutti gli elettori, non solo i piddini, tutti: le elezioni generali a suffragio universale si fanno proprio per questo, perché chiunque possa concorrere con il suo voto, con metodo democratico, a determinare la politica nazionale) gradissero le sue idee. Pur non volendo incorrere nel pacchiano errore di chi denuncia che Renzi è un “premier non eletto”, rimane il fatto che non si sia mai sottoposto altro che al giudizio dei partecipanti alle primarie per una carica interna di una associazione semplice, il partito democratico. In realtà gli elettori che nel febbraio 2013 hanno dato la loro fiducia ed il loro voto al PD, lo hanno fatto sul programma di Bersani.

  • Fattore B. In realtà, nemmeno i votanti alle primarie di segreteria hanno mai espresso approvazione per quanto Renzi oggi pretende sia approvato a tamburo battente: nella sua relazione congressuale, il documento ufficiale nel quale ha scritto le sue proposte ufficiali che si è impegnato ufficialmente a realizzare e per le quali ha ufficialmente chiesto il voto, la parola “Senato” non compare neanche. Mai una volta. La sua idea di abolizione del Senato o di renderlo una camera non elettiva, con poteri limitati, è stata annunciata solo in vaghi proclami tra comizi ed interviste, ed è cambiata più volte, essendo stata definita precisamente, nei termini presentati nel ddl del 31 marzo 2014, solo dopo la sua elezione a segretario, dopo la sua nomina a presidente del consiglio, dopo le sue trattative esclusive con Berlusconi e solo dopo il leva – e – metti delle ultime settimane, che ha comportato pesanti novità.

4. Tutti i difetti e le nefandezze attribuite al bicameralismo perfetto sono state superate dalla prassi politica, superate fino al punto di rendere questa prassi un pericolo per gli equilibri costituzionali stessi. Dicono infatti i detrattori del bicameralismo che esso fa perdere tempo, impedisce l'approvazione rapida delle leggi e dei provvedimenti, e rallenta quindi l'operato del governo.
Niente di tutto ciò è vero.
Innanzi tutto, la eventuale lentezza di qualche approvazione è dovuta il più delle volte non ai tempi tecnici della navetta parlamentare, ma alle infinite trattative, scontri, polemiche e reciproci veti tra partiti e all'interno dei partiti stessi. La legge sulle coppie di fatto, quella che riguarderebbe, si badi bene, anche le coppie etero, risulta praticamente impossibile da varare quasi esclusivamente per i contrasti che hanno lacerato, da un decennio a questa parte, il centrosinistra nelle sue varie manifestazioni.

Al contrario, leggi di straordinaria importanza, di riforma della giustizia, della economia, e persino della Costituzione, son passate a tempo di record, secondo la volontà politica dei capi di partito.
Il Lodo Alfano fu presentato in aula alla Camera in alla fine di giugno, e approvato definitivamente dal Senato il 22 luglio. Venticinque giorni in tutto per una norma nei confronti della quale le opposizioni avevano annunciato fuoco e fiamme.
In ventitré giorni in tutto si è presentato, discusso, esaminato, approvato, sempre a titolo di esempio, il rifinanziamento delle missioni militari all'estero, nel 2006. ventitrè giorni appena per stanziare miliardi, mobilitare mezzi, decidere della vita e della morte di migliaia di uomini.
Ma ci son leggi che sono diventate esecutive in soli otto, sette, sei giorni. Una significativa casistica la si può leggere in questo accurato articolo. Insomma, la velocità o la lentezza di una approvazione dipendono unicamente dalla volontà politica, non dal bicameralismo.

Ma c'è qualcosa in più: in realtà, la stragrande maggioranza delle leggi, ormai, ed è questa la pessima prassi alla quale si accennava prima, sono o leggi sulle quali il governo ha posto la fiducia, o conversioni di Decreti-Legge1 governativi. Questo significa che la stragrande maggioranza delle leggi le fa il governo, le determina il governo, le approva il governo, con i tempi voluti ed imposti dal governo. Altro che bicameralismo, qua siamo alla esautorazione del parlamento. Lo diciamo noi? No, lo dicono i presidenti delle Camere ed il Presidente della Repubblica. Lo diceva Fini nel 2008 (“Montecitorio ha approvato 41 leggi di cui 22 di conversione di decreti legge. In generale ha varato 48 progetti di legge nessuno dei quali di iniziativa parlamentare”), lo ha detto la Boldrini nel 2014 (“l’Assemblea è chiamata a convertire entro il termine costituzionale una mole così ingente di decreti legge e a concentrarsi pressoché esclusivamente nell’esame dei provvedimenti di urgenza, a scapito dell’esame di altri progetti di legge, anche di iniziativa parlamentare”) e lo ha detto, fino allo sfinimento, Napolitano (“Numerosi sono stati i richiami formulati nelle scorse legislature da me – in presenza di diversi Governi e nel rapporto con diversi Presidenti delle Camere – e già dal Presidente Ciampi alla necessità di rispettare i principi relativi alle caratteristiche e ai contenuti dei provvedimenti di urgenza stabiliti dall’articolo 77 della Costituzione e dalla legge di attuazione costituzionale n. 400 del 1988. “).

Quindi, il problema non è, costituzionalmente parlando, nei tempi lunghi e nella difficoltà di governare, ma esattamente nel contrario, nei tempi troppo brevi, e nell'eccesso di legiferazione proprio da parte del governo.

4bis. In realtà, le leggi, anche nel progetto governativo, devono comunque passare dal Senato. Dice il testo del nuovo art. 70: Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato delle Autonomie che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato delle Autonomie può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati, entro i successivi venti giorni, si pronuncia in via definitiva.

Credo si capisca, ma lo spiego lo stesso; la navetta, almeno parzialmente, rimarrà. Le leggi devono comunque essere esaminate dal Senato. I tempi non si abbrevieranno da un minuto, sappiatelo.

5. Il Senato non sarà abolito, eliminato, chiuso. L'immane complesso rimarrà in piedi, ed in vigore tutto il suo carico di costosa e articolata burocrazia, mantenimento, complessa macchina di funzionamento. Palazzi, sedi, uffici...rimane tutto lì. Solo che ad usarli saranno senatori non eletti, ma nominati direttamente dalla politica. È la prima volta, nell'occidente democratico, che un popolo viene privato del diritto di voto per la metà dei suoi rappresentanti. Dal Senato della Repubblica, si passa ad una sorta di Camera dei Lords, il cui tratto fondamentale, la non-elettività, dovrebbe essere un miglioramento. Ma questi Lords non sono figuranti, hanno poteri precisi e decisivi: voteranno le modifiche alle leggi (anche se sarà un organo consultivo...quindi qua non si capisce bene la funzione), e continuerà ad approvare le leggi di riforma costituzionale e, pur non dando la fiducia al governo, eleggerà (assieme alla Camera) il Presidente della Repubblica ed i componenti della Corte Costituzionale. Cioè, lasciamo in mano a dei nominati, ci leviamo la possibilità di scegliere ed eleggere coloro che a loro volta determineranno gli organi di garanzia democratica, e di giudicarne la responsabilità politica attraverso le elezioni. Ci siamo lamentati per quasi un decennio sui “nominati” nelle liste elettorali, ed ora che ci viene sottratta la possibilità di eleggere un intero ramo del Parlamento, stiamo zitti. Come scrive Gigioli, è incredibile che si sottragga alla sovranità popolare tale funzione, ed incredibile che un uomo solo, il Capo dello Stato, possa nominare 21 di questi senatori a sua scelta, su sicura pressione del governo, 21 persone su 148 che saranno in grado di determinare una maggioranza assolutamente indipendente da quella espressa dal corpo elettorale alla Camera. Alla faccia delle prediche sui problemi delle doppie maggioranze, evento peraltro mai verificatosi, finora.

Nelle pieghe delle riforme costituzionali di Renzi, c'è poi un dettaglio che mi preme sottolineare:

l'art. 67 viene così mutato. Da:
Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato
esso diventa:
I membri del Parlamento esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato.

Notata la differenza? Viene soppressa l'espressione “rappresenta la Nazione”. Per chi mastica un po' di filosofia, di storia, di diritto costituzionale, di diritto pubblico, di scienza politica e di buon senso, quelle poche parole hanno una importanza fondamentale. Il parlamentare, una volta eletto, perde la sua natura di rappresentante di una limitata parte dell'elettorato (dei suoi elettori), e rappresenta, all'interno del Parlamento ed all'esterno, in ogni suo atto, e con la dovuta responsabilità, l'intera Nazione. Ed è quindi tenuto ad agire nell'interesse della Nazione tutta, sempre.

Se quelle paroline lì saranno eliminate, chi o cosa rappresenteranno, i parlamentari? Nei confronti di chi o cosa agiranno, saranno responsabili? Di chi, o di cosa, faranno gli interessi? Del governo? Dei partiti? Delle segreterie? O dei piccoli uomini che, di tanto in tanto, vollero farsi re?

 

1 È cosa nota che leggi le fa il Parlamento. Gli atti del governo (i regolamentanti, formalmente Decreti del Presidente della Repubblica) sono validi solo se rispettano la legge, altrimenti sono annullabili dal giudice.
In alcuni casi, però, la Costituzione prevede che il Governo possa emanare atti con lo stesso valore delle leggi: I Decreti-Legge (immediatamente in vigore, ma decadono se non sono accettato dal Parlamento entro 60 giorni), e di Decreti legislativi (o delegati, che il governo può emanare se una legge del Parlamento già ha prima dato il potere di farlo in una certa materia).
La ragione di questo meccanismo è che il Parlamento, essendo l'unico eletto direttamente, deve sempre esprimersi su tali atti: o con l'ultima parola sul Decreto-legge, o prima per dare il potere di emanare il Decreto-legislativo

31 marzo 2014

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