Per iscriverti alla nostra mailing list, inviaci un messaggio vuoto cliccando qui

 

 

 

 

 

 

 

Il referendum irlandese sul matrimonio per tutti.
L'occidente fa un altro passo avanti. L'Italia ferma al palo.

di Marco Ottanelli

 

La [bella] ampia vittoria del SI al referendum consultivo irlandese sul "same sex marriage", che ha visto una grande mobilitazione ed entusiasmo del popolo, è una grande lezione per tutto il mondo civile, e induce ad una serie di riflessioni.

La prima: sì, esistono valori occidentali specifici, degni di essere difesi con forza. La democrazia, la libertà individuale, il confinamento dei precetti religiosi in un ambito del tutto relativo e personale, la capacità di progredire socialmente sul cammino dell'affermazione del sé, il rispetto e la compartecipazione alla vita civile di tutti.

La seconda: tutti i partiti irlandesi, di destra, centro, sinistra, hanno incoraggiato questa riforma, tranne le ali estreme di qualche formazione di stampo tradizionale-gaelico, che ha appoggiato l'unica associazione fermamente sulle posizioni del "no", formazione ovviamente cattolica. Quindi, la stragrande parte della politica, dei rappresentati eletti e che competono per il potere, avevano la stessa idea di futuro per i loro cittadini.

Non solo, e forse più importante ancora: nessuno, nessuno, nessuno si è permesso, in questa campagna referendaria, di evocare termini quali "distruzione della società", "perversione", "contro natura", "attacco alla famiglia tradizionale", "malattia", e ovviamente alcuna delle pesanti e rivoltanti offese che, al contrario, la politica italiana, tra il disprezzo e la derisione, riversa sugli omosessuali e la loro lotta per i diritti. In Irlanda, il "no" ha solo cercato di fissare il concetto di famiglia su quella riproduttiva, ed è stato smentito. Persino i vescovi hanno accennato al "dover fare i conti con la realtà".

La terza: in Irlanda, nella cattolica Irlanda, già vigevano leggi sulle "coppie di fatto". Così come nel Regno Unito prima della riforma di Cameron, come in Francia prima della riforma di Hollande. L'Italietta piena di omofobi e di discriminazioni si appresterebbe, arrancando sul crinale della storia, ad una rincorsa patetica, con la sua idea di "piccola riformina solo per gay" che NON È il matrimonio ugualitario per tutti.

La quarta: i SI hanno vinto in 42 dei 43 distretti elettorali irlandesi. I NO hanno prevalso, e per un soffio, solo nel distretto rurale del Roscommon-South Leitrim, una regione poco popolata, composta da villaggi e fattorie. Il fatto che la inurbata Italia sia ancora più indietro rispetto allo sperduto cuore agricolo di una nazione che, fino al 1993, considerava l'omosessualità come reato, dovrebbe farci pensare seriamente a quello che da noi è stato il "progresso", ed in cosa si sia mai concretizzato.


Il risultato finale del referendum iralandese

 

24 maggio 2015

Abbiamo disabilitato la possibilità di selezionare il testo per proteggere il nostro lavoro.
Gentilmente, non copiate i nostri articoli per i vostri siti ma, se volete, linkateli!
Grazie

 

Donazioni