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La propaganda grillina affoga in una tazzina di caffè.
Dati e cifre di una conversione lira-euro.

di Marco Ottanelli


Molto triste, il video di propaganda del M5S per il loro inesistente, impossibile, fantasmatico referendum. Un referendum (quello consultivo) non previsto dall'ordinamento italiano, su materie, finanza e trattati internazionali, che la Costituzione esclude espressamente.
Molto triste perché induce impreparati ed ingenui cittadini a sottoscrivere un niente impastato col nulla, e molto triste per le sue infelici banalizzazioni.

La scenetta ha, come suo primo richiamo al benessere nel quale avremmo navigato ai tempi della lira, la rassicurante immagine di un uomo che beve un caffè al bar, lo paga con una banconota da mille lire, e riceve addirittura il resto. Duecento lire, si direbbe. Il messaggio è chiaro: mentre oggi al bar, per colpa dell'euro, ti spennano, ai tempi della valuta sovrana in cambio di un pezzetto di carta non solo ti davano un gran buon espresso, ma pure due tondini di metallo!!1!

… La prima cosa che feci, il 1° gennaio 2002, quando l'euro cominciò a circolare, fu andare a prendermi un caffè con le mie monetine nuove nuove. Andai in un bar in viale De Amicis, zona stadio, a Firenze, e lo pagai 0,77 centesimi. Il che, al cambio, equivaleva a 1490,93 lire.
Siccome fino al giorno prima nello stesso bar il caffè costava 1500 lire, risparmiai lo 0,67%.
QUESTO fu l'effetto della introduzione dell'euro, cara Taverna, cari raccoglitori di firme inutili, QUESTO fu l'effetto. È pur vero che qualche locale più elegante arrotondò fin dalle prime settimane a 80 centesimi, ma questa è la nota libertà di impresa: i prezzi non li decide la moneta, inerte mezzo di scambio, ma la Mano Invisibile, nella persona dell'esercente.

Oggi, a distanza di 13 anni, in quello stesso bar, un caffè costa 1€. Cioè il 29% in più. Ma in tredici anni l'inflazione è stata del 25%. Facendo una sottrazioncina facile facile, il reale aumento della tazzina è stato quindi del solo 4%. Caspita, un vero salasso per le tasche degli italiani!

Ovviamente a netto delle imposte (iva in primis, e tutte le altre a ruota, soprattutto le tasse locali, che come è noto sono aumentate vertiginosamente) che gli esercenti, i baristi, come tutti noi, hanno dovuto pagare in più.

C'è però un'altra variabile da considerare: il prezzo della materia prima. Il caffè, che come è arcinoto, non cresce in Italia, e deve essere importato da paesi produttori equatoriali. Come si compra più convenientemente un qualsiasi prodotto, con moneta forte o con carta straccia che si svaluta (svalutare= perdere valore) ogni giorno? Anche un pazzo saprebbe rispondere logicamentnte a questa banale domanda. E infatti la valuta usata per le transazioni internazionali è sempre stata una valuta forte, il dollaro. C'è però un fatto: l'euro è più forte del dollaro (almeno finché resisterà agli interessi americani e alla follia antieuro nostrana), quindi pagare una materia prima con il cambio euro/dollaro a nostro favore, è una grande convenienza. Acciaio, cacao, petrolio, grano, carbone, cotone, e appunto caffè...tutto ciò che viene dall'estero è per noi tanto più conveniente quanto più alto è il valore dell'euro, mentre la lira in caduta libera non faceva, e non farebbe, che costringerci ad usare più lire per ogni dollaro da spendere in quella operazione. Banale, vero? Non per i grillini.

Ma insomma, quanto costava e costa il caffè, alla produzione? In questo grafico si evidenzia come la media di tutte le varianti di caffè abbia tenuto un andamento di crescita costante fino al 2012, per poi crollare a seguito di una superproduzione negli ultimi anni, ed indi risalire, stavolta a causa di una forte siccità che ha drasticamente ridotto i raccolti.

prezzocaffè


Guarda caso, il minimo storico del prezzo del caffè è collocato proprio al fatidico gennaio 2002, quello evocato come fine dell'età dell'oro dal filmatino dei grilli. Meno di 50 cent di dollaro alla libbra, mentre nel 2012 veniva quasi 3$. Oggi è quotato (dato del 5 gennaio 2015) 1,64$. Insomma, quando in quel famoso bar la tazza di bevanda costava 1500 lire, sul mercato internazionale i chicchi costavano un terzo di adesso. Essi sono aumentati del 228%

La materia prima di base (senza, ripetiamo, e per amor di patria, calcolare l'aumento delle tasse, delle spese, dell'acqua, dei servizi) aumenta del 228%; l'inflazione aumenta del 25%; prendere un caffè al bar mi costa solo il 4% di 13 anni fa. Ci vogliamo mettere anche il cambio lira/euro/dollaro? E mettiamocelo. Dunque, se avessimo pagato i 50 cent di dollaro necessari per comprare una libbra (no, la conversione libbra-grammi me la risparmio!) di caffè, avremmo pagato, e pagammo, fino al 31 dicembre 2001 circa 1053 lire (1$=2163£).
Già nel 2002, con la moneta unica, avremmo pagato la stessa libbra 910 lire. Meno, poco.
Poi l'euro ha cominciato a salire, fino a valere il 30% in più del dollaro. Un risparmio del 30% quindi su ogni partita di caffè. Oggi, con l'euro che è calato a 1,14$ per le politiche inflattive decise e volute dai paesi del sud Europa, paghiamo la libbra di caffè-materia prima 1,43€, ovvero 2775 lire. Molto, di più! È quell'aumento del 228% che si riflette su questo prezzo! E, nonostante tutto, al bar continuiamo a pagarlo solo il 4% in più. In tredici anni. Lo 0,3% all'anno. Grazie ad una moneta forte, stabile, capace di competere a livello mondiale.

Ci vuole veramente una grande malafede, o una profonda ignoranza, o una volontà distruttiva carica di solo odio e rivalsa nei confronti di qualcosa che non si è in grado di gestire, o tutte queste cose messe assieme, per cercare di far passare il concetto che, ai tempi della lira, prendere un caffè fuori fosse più conveniente di oggi. Perché il messaggio (falso, bugiardo, superficiale, sciocco) tutto il messaggio è interamente concentrato in quella fumante tazzullella che il protagonista di video propagandistico si sorbisce seduto su un divanetto rosso.

8 febbraio 2015

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