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Le primarie 2017. Numeri, dati, rischi e inganni.
di Marco Ottanelli


"Il potere deve tornare in mano ad ogni singolo cittadino. I partiti non rappresentano più nessuno"
Programma Politico Movimento 5 Stelle, 2013

"Vogliamo fare una grande coalizione con i cittadini non con partiti che alla fine non rappresentano nemmeno se stessi"
Renzo Renzi dopo la sua vittoria alle primarie di partito, 1° maggio 2017



Sono finalmente usciti i dati definiti delle primarie del Partito Democratico.

Hanno votato 1.838.938 persone (10 mila in meno di quanto comunicato per giorni):

I risultati:

Matteo Renzi

1.257.091

69,17%

circa 30 mila in meno di quanto comunicato

Andrea Orlando

362.691

19,96%

circa 8 mila in più di quanto comunicato

Michele Emiliano

197.630

10,87%

circa 5 mila in più di quanto comunicato

Schede bianche e nulle

21.526

0,84% sui voti totali

circa 6 mila in più di quanto comunicato


Ebbene sì, tra i dati delle primarie piddine 2017, si trovano anche 21526 persone che hanno speso due euro per votare scheda bianca. Il mondo non smette mai di stupire.

Emiliano ha registrato il risultato migliore in Puglia, regione dove ha vinto, col 54, 37%, seguita dalla Basilicata (24,41%) ; il peggiore in Liguria, dove ha raccolto solo l'1,04%, e in Lombardia (1,07%)

Orlando ha registrato il risultato migliore nella circoscrizione Estero (ebbene sì, c'è la circoscrizione estero), col 38,66%, seguita dalla sua Liguria (34,46%) ; il peggiore in Puglia, dove ha raccolto solo il 10,31%, e in Basilicata (13,26%). Non ha vinto in nessuna regione. Da questi dati è evidente che i due sconfitti si sono fatti concorrenza a vicenda. Chi voleva votare Renzi, lo ha votato. Gli altri si sono danneggiati l'un l'altro.

Renzi ha registrato il risultato migliore in Umbria, regione dove ha vinto, con l'80,89%, seguita dalla sua Toscana (79,12%) ; il peggiore nella circoscrizione Estero, dove ha comunque vinto con il 58,16%, e in Sicilia (61,19%). Ha vinto in tutte le regioni, tranne la Puglia.

La circoscrizione col maggior numero di votanti assoluti è stata la Lombardia (226.359) seguita da Emilia Romagna e Toscana (rispettivamente con 216 e 211 mila votanti circa)

La circoscrizione col minor numero di votanti assoluti è stata quella della Val d’Aosta (1889) seguita da Alto Adige e Trentino (rispettivamente con 3600 e 10 mila votanti circa)

Tenendo conto del rapporto popolazione/votanti, la più alta affluenza si è avuta in Basilicata, dove ha partecipato alle primarie il 7,25% dei residenti, seguito da Toscana ed Emilia Romagna (5,62 e 4,85%).

Le più basse affluenze si sono avute in Alto Adige, con lo 0,73 % e in Val d’Aosta e Veneto (a pari-merito con l’1,48%)

Ai dirigenti del PD l’onere di confrontare questi dati con quelli dei voti totali al partito alle elezioni nazionali ultime scorse per valutare le loro strategie elettorli. Qui, a noi, interessa altro.

A parte il buon risultato di Emiliano, le cose il 30 aprile sono andate secondo il più scontato dei copioni: ha vinto Renzi, ha già cominciato a giocare al premier, e c'è stato un calo sensibilissimo dei partecipanti alla consultazione.

Il che pone una questione di carattere generale di primaria importanza: esiste un limite minino, un livello sotto il quale le primarie aperte siano legittimanti, un «numero legale» come esiste in ogni congresso, o può bastare, in teoria, il voto di poche decine di persone per eleggere non solo il segretario di uno dei più grandi partiti italiani, ma per candidarlo, di fatto, alla carica di presidente del consiglio?

Non si tratta [solo] di quella polemica che proprio il PD ha mosso ai bassi numeri delle consultazioni on line del Movimento Cinque Stelle, ma di un problema che colpisce la nostra stessa Costituzione, soprattutto alla luce del discorso di «incoronazione» che Renzi ha tenuto alla Assemblea Nazionale del 7 maggio che ha formalizzato la sua rielezione.

Renzi, sull'onda del suo milione e duecentomila fedelissimi, non si è limitato alla esposizione del suo programma e visione del partito in quanto segretario, ma si è espresso, con una certa brutalità, non solo da capo di uno dei partiti di maggioranza, non solo da critica e incontenibile eminenza grigia, non solo da ineludibile candidato in pectore alla carica di premier, ma come se fosse Presidente del Consiglio (e non è neanche al governo), leader unico del Parlamento (e non è neanche deputato) e da Presidente della Repubblica (e non ha neanche l'età per aspirare ad esserlo), affibbiando patenti di buoni e – soprattutto – cattivi agli oppositori interni, ai traditori scissionisti, alle altre forze politiche, al governo Gentiloni, che osa governare al posto suo, alla Consulta, che ha osato bocciare la sua legge elettorale (con il trascurabile particolare che quest'ultima era incostituzionale) e persino all'intero corpo elettorale italiano che ha osato bocciare quelle riforme che per lui rimangono – nonostante il risultato - perfette ed immutabili.

Può, in una repubblica democratica costituzionale e parlamentare come la nostra, può un drappello di pretoriani, il cui numero minimo non è previsto, nominare l' Imperator Caesar Augustus, Princeps et Dominus ignorando tutto il contesto giuridico e politico e civile, persino, che lo circonda?
Fuor i metafora: può una minuscola parte che, comprendendo minorenni e stranieri, trascende il corpo elettorale, valere e contare più, e per sempre di più, di tutto il corpo elettorale stesso?

dai tempi delle primarie del 2005, le inusitate, a livello mondiale, primarie di coalizione, che la domanda rimane inevasa; ed col renzismo, che di primarie si nutre, si nutrito e di esse fa sostanzialmente il suo pi esplicito mezzo populista (populismo= appello diretto al popolo al di sopra e al di l di ogni regola, prassi, risultato e limite preesistente), che pende minacciosa come una spada di Damocle su settanta anni di evoluzione democratica.

Renzi è «nato» politicamente con una sorta di consultazione dal basso tra la società civile, i gruppi, le associazioni, i comitati ed i partiti del centrosinistra che lo candidano, ed eleggono, Presidente della Provincia di Firenze. Si candida alle primarie per la carica di sindaco di quella città nel 2009, poi alle primarie per candidato premier del centrosinistra nel 2012, poi alle primarie come segretario del PD nel 2013, e, per ultimo, ancora come segretario di partito nel 2017. Cinque campagne per le primarie e quattro campagne elettorali (provincia, comune, parlamentari senza partecipare direttamente, e referendum) in otto anni. È questa, la sua essenza politica: la legittimazione perpetua ed il consenso dei suoi, si badi bene, solo di essi, non della maggioranza degli italiani.

Leziosità? Formalismi? Pinzellacchere? Non diremmo, non diremmo affatto, se teniamo conto che ben due leggi elettorali (quel meccanismo che traduce in numeri e seggi la volontà di quel Popolo cui appartiene la sovranità) sono state dichiarate incostituzionali in quanto violavano il principio della rappresentatività, attribuendo una maggioranza ed il controllo di un indirizzo politico ad un consenso che non aveva limiti minimi. In altre parole, è contrario alla Costituzione italiana l'esercitare il potere senza raggiungere almeno un livello prestabilito di voti. Figuriamoci come primarie di partito o di coalizione possano avere un peso politico, se non sono poi sottoposte ad un'altra, più severa verifica: il voto.

Nei paesi stranieri nei quali le primarie sono sistemiche, e mai antisistemiche, siano esse regolate per legge o meno, hanno una valenza, come dice il loro nome medesimo, di preparazione alla competizione elettorale. Si chiamano primarie perché, prima del voto, determinano i contendenti all'esercizio del potere. Mai, in nessun caso, né in Germania né in Spagna, né nelle presidenzialiste Francia e USA, le primarie concorrono alla modifica della linea di un governo che gode della fiducia del parlamento, e tantomeno provocano la caduta dell'esecutivo o delle Camere in carica. Esse indicano agli elettori tutti i candidati a cariche elettive monocratiche, o indicano i programmi di un partito che poi, confrontandosi con i concorrenti davanti alla platea di tutti gli elettori, sarà valutato nella sua forza e nella validità delle sue tesi alle elezioni generali.

In altre parole, esse, le primarie, all'estero, sono un percorso periodico relativo alle elezioni, collegate ad esse ed alla naturale scadenza delle legislature; da noi sono o vendette e rivalse tra correnti che sono in grado di far cadere i governi in carica, smentendo elezioni e fiducie parlamentari già agli atti, o fantasiosi giochi squilibrati tra partiti di coalizione vera o presunta (ricordiamo che alle ultime primarie di coalizione di sono presenti tre esponenti di un singolo partito – Renzi, Bersani e Puppato del PD ; il segretario di un altro partito di coalizione – Vendola di Sel – un partito di coalizione senza alcun candidato – il PSI di Nencini che ha appoggiato Bersani – ed il capo di un partito che non faceva parte della coalizione – Tabacci di Alleanza per l'Italia. Un ircocervo tutto italiano).

Il problema, lo ribadiamo è serio. Mette in discussione il ruolo ed i poteri del capo dello Stato e quelli della maggioranza parlamentare. Le primarie (questa volta del Partito Democratico, le prossime volte chissà) rischiano di diventare il reale momento decisionale degli italiani, mettendo la stragrande maggioranza dei cittadini difronte alla alternativa del dover subire la volontà di pochi e fedeli ad un preciso partito, o del dover legittimare e finanziare un partito o movimento che non è il loro.

La questione di fondo è sempre la stessa : la mancanza di una seria legge sui partiti, che ne regoli precisamente la democraticità interna e di sistema, legge che, guarda caso, esiste ed è molto severa nei paesi dove le primarie sono una tradizione consolidata. Nessuna legge elettorale, per quanto fantasiosa, riuscirà mai a garantire la cosiddetta «governabilità» senza sacrificare del tutto la rappresentatività ed il rispetto per le minoranze, se un qualsiasi cittadino neanche eletto in Parlamento può, col sostegno di pochi, decidere le sorti della legislatura. Una legge sui partiti invece, che ne regoli precisamente funzioni, limiti, modalità, ed imponga alle segreterie di tener conto delle componenti di minoranza, sarebbe decisamente più utile, stabilizzatrice e, per l'Italia, rivoluzionaria.


8 maggio 2017





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