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Trent'anni di potere d'acquisto. L'euro e la sua leggenda nera.
di Marco Ottanelli

 

L'articolo che, per comodità, chiameremo “prezzi e caffè”, scritto per smentire con i fatti le fantasie anti-euro del M5S e del suo impossibile referendum è stato molto apprezzato e condiviso, e questo ci fa estremamente piacere.

Sentiamo però il bisogno di estendere il concetto nel tempo e nel numero di prodotti esaminati, onde addivenire ad una possibile formula generale sul facile e spesso erroneamente interpretato rapporto euro (ma diremmo in genere “valuta”) e prezzi.

La teoria dei prezzi è quell'ostacolo insormontabile davanti al quale tutti i grandi economisti hanno dichiarato i propri limiti. Ricardo, Smith, Marx, Keines, pur avendo esaminato e studiato le dinamiche dei prezzi, la offerta-domanda, le curve, i grafici, la macro e la micro economia, alla domanda: “ma perché l'oggetto/il bene X ha esattamente il prezzo Y?” hanno tutti dichiarato di non poter rispondere esaustivamente. L'inserimento di un ulteriore variabile a quelle che i Grandi citati avevano utilizzato, ovvero il cambio di valuta, aggiunge una complicazione, e quindi peggiora la qualità della teoria.

Ecco perché dire: l'euro ha fatto aumentare i prezzi non è solo basso populismo, ma è scientificamente azzardato e velleitario . Niente lo dimostra, spiega, illustra, rende regola generale.

Da quando è stato introdotto l'euro, ci son stati enormi vantaggi generali (si pensi ai mutui ed ai tassi di interesse), ed alcune squallide speculazioni su costi e prezzi finali. Le amministrazioni pubbliche per prime hanno aumentato a raffica tariffe e servizi, non per via dell'euro, ma per la loro intrinseca avidità ed ingordigia.

Alcuni negozi e produttori hanno approfittato della transizione per inventarsi il cambio 1000 £= 1€, ma oggi ne hanno pagato le conseguenze, chiudendo e fallendo.

L'euro, come qualsiasi valuta al mondo, non provoca di per sé né aumenti né diminuizioni dei prezzi. Esso si trova, come mezzo di scambio, ad essere più o meno conveniente nei confronti di alcuni grandi fenomeni (import, export, stabilità monetaria, apprezzamento dei mercati) e da qua, a cascata, i riflessi sul nostro portafoglio. Per capire come e se l'avere l'euro al posto delle lire abbia influenzato dunque la nostra spesa quotidiana, procediamo con un esperimento.

Per smentire (o confermare) la tesi diffusissima che l'euro abbia provocato aumenti sconsiderati dei prezzi, vogliamo proporvi un esempio documentato piuttosto interessante, che ci è possibile analizzare grazie alla conservazione, ormai di valore museale, di un tabellone dei prezzi correnti in un normale mercato di una media cittadina italiana prima dell'euro. E no, non intendiamo nel 2001, ma nel gennaio 1985, cioè esattamente trenta anni fa da oggi.

Prezzi1985

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Il tabellone che potete vedere in foto è quello del mercato di frutta e verdura di Montecatini Terme, provincia di Pistoia. I prezzi indicati sono quelli del 26 gennaio del 1985, appunto. Sono di straordinario interesse perché quelli agricoli sono i prezzi che stagionalmente, annualmente, subiscono le più ampie oscillazioni, influenzati da fattori climatici, regionali, di sotto/sovra produzione e da mille altri elementi che vanno a comporre, appunto, il prezzo finale. Poter disporre di un paragone di così ampio respiro da modo di azzerare le oscillazioni momentanee.

Ovviamente si deve tener conto dell'inflazione, e di tutte le travagliatissime vicende monetarie ed economiche (svalutazione della Lira, adesione all'Ecu, ecc ecc) attraverso le quali l'Italia è passata.

Per paragonare lo ieri all'oggi, non esistendo più quel mercatino, abbiamo rilevato i prezzi degli stessi prodotti in un supermercato di Firenze, città che si trova a circa 50 km da Montecatini, e che ha uno dei migliori standard di concorrenza tra diverse catene d'Italia (come documentato ogni anno da Altroconsumo). Pur formandosi in modo diverso in un supermercato ed in un mercato cittadino, i prezzi dunque sono, a nostro avviso, sufficientemente paragonabili, comparabili, sovrapponibili.

 

 

 

Nota metodologica:

A) abbiamo raccolto i prezzi al supermercato Esselunga di via del Gignoro, Firenze, tra il 22 febbraio ed il 28 febbraio 2015. Abbiamo tenuto conto solo dei prezzi al kg e solo dei prezzi pieni, ignorando tutti i massicci sconti del momento, sconti che arrivavano anche al 50%, e che pure interessavano quasi la metà dei prodotti registrati. Un ipotetico carrello della spesa ci sarebbe dunque costato molto meno di quanto non risulti dai prezzi che riportiamo.

B) la stagione invernale del 1985 fu caratterizzata da una eccezionale ondata di freddo, il che potrebbe aver influito all'epoca in parte sul costo di alcuni prodotti agricoli

C) i prezzi dei prodotti sfusi che si trovano sui banchi dei mercati difficilmente corrispondono a quelli di prodotti confezionati della grande distribuzione. Per questo abbiamo privilegiato, laddove possibile, rilevare i prezzi dei prodotti freschi appunto sfusi anche al supermercato. Di certe tipologie (ad esempio: aglio, legumi secchi), abbiamo trovato solo prodotti preconfezionati.

D) l'inflazione in questi 30 anni è stata, in totale, del 95%. Ovviamente questa è una media, alcuni beni sono aumentati di più, altri meno, ma la somma delle medie annue reperibili sul sito dell'Istat è appunto del 95%. Interessante è anche vederne le oscillazioni, con il crollo dopo l'introduzione dell'euro.

grafico inflazione


Nella tabella che segue abbiamo dunque segnato i prezzi in lire del 1985, la loro conversione in euro, la rivalutazione tenendo conto del 95% di inflazione, i prezzi attuali, e le differenze assolute ed in percentuale. Le sorprese non sono poche.

tabella comparazione
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È quasi incredibile vedere il risultato finale. A parte l'aglio (ma chi compra un kilo d'aglio??), la stragrande maggioranza dei prodotti alimentari esaminati è, tenuto conto dell'inflazione, drammaticamente diminuita di prezzo, o ha subito aumenti di pochi centesimi. E questo in trenta anni, tre lunghi decenni. La favola della bestia nera, l'Euro, e le leggende metropolitane sul suo fattore di impoverimento della gente, si rivelano, ad una analisi sperimentale, del tutto false, scorrette, bugiarde.

I prezzi al dettaglio di alcune delle più diffuse frutta e verdura sono calati vistosamente, o, per meglio dire, il potere d'acquisto che oggi abbiamo è vistosamente più alto del passato. Oggi, con il potere d'acquisto di cui siamo capaci, a parità di spesa, porteremmo a casa il 20, 30, 50% di prodotto in più, e laddove c'è stato un reale aumento, esso è di pochi spiccioli, come già detto, e forse legato a qualche fattore momentaneo.

Verdure tipicamente stagionali come arance e cavoli sono oggi molto più economici che un tempo, e anche prodotti di serra o di importazione, come pomodori e uva registrano un crollo del 40%.

L'esito della ricerca è sorprendente. Eppure ha una sua spiegazione logica: siamo un Paese migliore, più ricco, più potente. Abbiamo un potere economico maggiore, abbiamo una capacità agricolo-industriale più efficiente, e abbiamo una moneta più forte, un euro forte e stabile e non inflazionato che ci consente di stare sul mercato, sui mercati, tanto locali quanto nazionali quanto internazionali, con la sicurezza e la capacità finanziaria che la liretta inflazionata, debole, fluttuante e dis-prezzata non ci permetteva neanche lontanamente di fare.

30 lunghi anni di crescita dei costi del carburante, della energia, dei fertilizzanti, dei mutui e dei tassi di interesse, delle importazioni e della distribuzione son stati quasi azzerati da una valuta solida, competitiva, conveniente.

Dispiace quasi per i grillini, i leghisti, gli antieuropei di destra e di sinistra, per chi usa feticci semplicisti e populisti, dispiace quasi riuscire a smentirli così seccamente.

Sarebbe bene che gli italiani, sempre facilmente influenzabili da chi grida di più e più volgarmente, riflettessero e ragionassero su quale disastroso impoverimento collettivo ed individuale li colpirebbe se mai dovessimo tornare ad una ipotetica lira, moneta morta e sepolta fin dal 1° gennaio 1999 (data reale della introduzione dell'Euro, anche se continuavano a circolare i suoi sottomultipli in valuta locale). Sarebbe bene che i venti di false promesse e di miracolistiche antieuropee che giungono da nord e sud del continente si smorzino almeno un poco, lasciando riposare la mente e la coscienza comune di noi cittadini italiani, anzi, cittadini europei. Felici di esserlo.

3 marzo 2015

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