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Le polemiche (inutili) sulla sostituzione di Battiston all'Agenzia Spaziale Italiana

di Marco Ottanelli

La decisione del ministro Bussetti di sostituire Roberto Battiston alla guida dell’Agenzia Spaziale Italiana ha suscitato una fiammata di polemiche violentissime. Si è parlato di attacco alla scienza, alla indipendenza dell’Agenzia, alla occupazione di ogni spazio da parte della maggioranza, e alla violenza istituzionale di Lega e M5S. Milioni di cittadini (che fino a questo momento ignoravano financo l’esistenza dell’ASI, figuriamoci di Battiston), hanno manifestato solidarietà al “defenestrato” e magnificato le sue capacità. Insomma, Battiston è diventato un martire ed un eroe della opposizione al governo in carica. È così? Esaminiamo la vicenda nella sua globalità.

Innanzi tutto, l’ASI non è una agenzia indipendente. Nessuna agenzia o ente che veda i suoi vertici nominati dal governo lo è. È intrinseco e chiaramente stabilito dalla legge che le agenzie e gli enti di nomina governativa NON siano indipendenti. Se lo fossero, i loro vertici sarebbero nominati in altri modi, o da altri poteri o eletti dai suoi stessi componenti. In particolare l’Agenzia Spaziale, con il suo altissimo compito strategico economico, di ricerca, di confronto e collaborazione con paesi ed agenzie estere, e anche col suo compito strategico nei campi della comunicazione, del controllo del territorio e di implicazione militare, proprio non può essere indipendente e separata dal governo. Né in Italia, né altrove.

D’altra parte o un ente è governativo, e allora riceve soldi, mezzi, strutture dallo Stato e da chi lo amministra (cioè il governo), e conseguentemente le nomine sono governative, o è privato, e allora persegue fini del privato e dal privato deve ricevere i finanziamenti, ma al privato risponde e versa gli utili, o è autogestito, auto-organizzato, le nomine sono praticamente elezioni interne tra dipendenti, che scelgono uno di loro come capo, ma in quel caso, a chi risponde quel capo, e perché l’ente dovrebbe ricevere soldi mezzi e strutture dallo Stato, se lo Stato non ha poi potere di controllo e sanzione per il loro utilizzo? Insomma, ci vuole una relazione di responsabilità, quando si tratta di soldi pubblici e di ambiti strategiche.

I direttori dell’ASI, dal momento della sua istituzione nel 1988, non sono mai stati indipendenti, dunque, mai. Sono sempre stati espressione del potere politico al governo in quel momento. Nessuno se ne è mai stupito, nessuno ha mai fatto particolare polemica sulle scelte. Vediamole, in ordine storico.

Il primo direttore fu l’eminente scienziato Luciano Guerriero, che era astronomo, ma anche membro del Partito Socialista Italiano, area De Michelis. Guerriero rimane presidente fino al 1993, ma viene travolto dalle polemiche, indagini contabili della Corte dei Conti, indagini penali della procura della Repubblica, e scandali a non finire. 1

Per rimediare alla crisi, il governo Ciampi è costretto a commissionare l’Agenzia, assegnandone la presidenza al fisico di fama mondiale Giampiero Puppi, che da decenni era stato membro di comitati ed enti di ambito governativo, noto per la sua vicinanza alla Democrazia Cristiana (era amico di Andreotti, Aldo Moro, Beniamino Andreatta, e di Enrico Mattei).

Dopo un anno, e per solo un anno, direttore dell’ASI sarà il fisico ed astronomo Giorgio Fiocco, figura rispettata ovunque per le sue capacità e scoperte scientifiche. Il susseguirsi di cambi di governo e maggioranze (Ciampi, Berlusconi, Dini) in pochi mesi non permettono al ministero e all'agenzia di avere piani, bilanci e obiettivi di lungo termine. Dopo Fiocco, viene nominato un manager tecnico (si occuperà anche delle privatizzazioni di Autostrade e Aeroporti di Roma), Silvano Casini, che comunque dovrà vedersela con forti difficoltà di bilancio. Anche lui rimane alla guida dell’ASI per pochi mesi.

Solo la nascita del governo Prodi riesce a dare un po’ di stabilità all’agenzia, con la nomina dell’ingegner Sergio de Julio, che però sopratutto era stato deputato della sinistra (prima col PCI, poi col PDS; in seguito aderirà ai Comunisti Italiani), eletto per la prima volta nel 1987. Siamo nel 1996, e il politico-presidente rimarrà in carica fino al 2001.

Con le nuove elezioni ed il nuovo governo Berlusconi, si cambia in perfetta armonia con alternanza politica, e nel 2001 viene nominato il docente di sistemi aerospaziali Sergio Vetrella, che è anche senatore di Forza Italia. Rimane in carica, con un interregno di commissario straordinario e succedendo a sé stesso, fino al 2006. Ma in futuro, a seguito di scandali ed inchieste, la Corte di Conti lo condannerà al risarcimento di 400 milioni2Con la nuova vittoria dell’Ulivo, Vetralla dunque lascia, c’è lo spoils system , ed il nuovo ministro Fabio Mussi nomina commissario straordinario un uomo del suo partito (DS), Vincenzo Roppo, e, dopo un anno, nel 2007 , assegna la presidenza all’astrofisico Giovanni Bignami, uomo coltissimo ed apprezzato come divulgatore (collabora con Piero Angela in Quark), e che nel 2009, si candiderà alle elezioni europee per il PD, senza peraltro essere eletto.

Nel 2008 Biagnami, nonostante fosse a metà mandato, viene sostituito dal nuovo governo Berlusconi con Enrico Saggese, noto per essere ingegnere elettronico ma soprattutto esponente di Alleanza Nazionale e amico d’infanzia di Maurizio Gasparri. Saggese prende il comando dell’Agenzia Spaziale con decisione, viene soprannominato “il Faraone”, e comincia da subito, e fino al 2014, passando indenne attraverso il governo Monti, ad accumulare cariche, nomine, incarichi e favorendo amici e compagni di partito. All’ASI e dintorni si spende e si spande. Scattano inchieste di Procura, Corte dei Conti, Ragioneria di Stato, che travolgono il Faraone ed il suo regno. Saggese cede, e si dimette. Viene posto agli arresti domiciliari, ci risulta sia ancora sotto processo.

Tocca alla ministra piddina del governo Letta, la prof.sa M.C. Carrozza, gestire l’imbarazzante momento e nominare un altro commissario straordinario, il professore di diritto amministrativo Aldo Sandulli.

E finalmente, la nomina di Roberto Battiston che, bravissimo e qualificatissimo, è stato scelto nel 2014 e poi riconfermato dalla ministra Fedeli nel 2018, pochi mesi fa, il 7 maggio. Le date sono importanti: il nuovo governo è entrato in carica dopo la scadenza del primo mandato di Battiston, che sarebbe avvenuta il 16 maggio. Quindi la ministra Fedeli ha esercitato legalmente il suo potere di nomina. Ma era più opportuno rinviarla, invece di anticiparla, dato che il suo era pur sempre un governo dimissionario, limitato al disbrigo degli affari correnti, che sarebbe stato sostituito da un governo che si stava formando. E la legge prevede che gli organi scaduti degli enti pubblici godano di 45 giorni di prorogatio, cioè che rimangano in carica se non rinnovati (legge 293/94, art. 2). Quindi la mancata ri-nomina di Battiston non avrebbe impedito all'Agenzia di funzionare. Come se non bastasse, tale rinnovo sembra abbia alcune irregolarità tra cui il mancato parere obbligatorio del Comitato competente3.

E c'è di più: anche a voler far finta di niente su questi motivi di opportunità, la legge che ha istituito l'ASI prevede a chiare lettere la «decadenza degli organi» con decreto del Presidente del Consiglio, su proposta del Ministro dell'Istruzione. Di fatto una rimozione, possibile in caso di «gravi irregolarità», cioè se viene violata la legge; oppure di «difficoltà finanziarie perduranti», cioè perdite nel bilancio; o un motivo puramente politico, di «adeguamento della missione dell'ente alle politiche della ricerca scientifica e tecnologica definite dal Governo». Quest'ultimo è un vero e proprio diritto dell'Esecutivo di cambiare strategia e di far seguire il cambio dei vertici dell'Agenzia (legge 128/2003 art 13.6).

Dunque, prima di giudicare giusta o sbagliata la revoca di Battiston è necessario conoscere nel dettaglio i motivi.

Una recente irregolarità, non sappiamo se “grave” come precisa la legge o no, sembra essere emersa nella nomina della direttrice Anna Silica, lo scorso 16 maggio, decisa da proprio da Battiston: dai documenti visionati da un quotidiano nazionale, secondo i revisori, mancavano i requisiti di imparzialità e trasparenza4. A queste accuse circostanziate speriamo Battiston possa rispondere in modo altrettanto circostanziato.

Andrebbero poi analizzati approfonditamente i conti per capire se le “difficoltà finanziarie permanenti” sono effettive ed ascrivibili alla dirigenza Battiston: gli ultimi dati disponibili indicano un deficit di 5 milioni di euro sia nel 2016 che nel 2015. Non emergono spese pazze o sprechi abnormi e si tratta di un ente che muove quali 800 milioni di euro l'anno. Ma le uscite degli enti pubblici non sono libere, devono sempre essere correlate alle entrate (p. 27 della Relazione della Corte dei conti). I problemi maggiori sono relativi al CIRA, il Centro Italiano ricerche aerospaziali, una società posseduta al 47% dall'ASI, al 25% da altri enti pubblici a per il resto da privati. La Corte dei Conti ha criticato l'esternalizzazione della manutenzione degli impianti, che dovrebbe essere invece il cuore dell'attività interna di questo centro (p 97-99 della relazione). Così come la distribuzione a pioggia dei premi aziendali che dovrebbero essere riservati ai migliori (p 100 e ss).

Il CIRA presenta un deficit di 7 milioni e 200€ (pag. 78-79 della specifica relazione)

L'ASI ha poi nominato nel CdA del CIRA un imprenditore aerospaziale, il che, sottolinea la Corte, crea un conflitto di interesse, e come se non bastasse nella relazione si lamenta che ora nel CdA di CIRA non figura “alcun membro proveniente da istituzioni accademiche o di ricerca”. (pag. 94 della relazione). L'attuale Direttore Generale guadagna troppo, tra stipendio, premi e benefit, in contrasto con le norme sulla spending review, e l'ex Direttore percepisce un compenso nonostante non lavori più al Centro (pag. 95 della relazione), compenso del tutto ingiustificato.

Manutenzioni straordinarie, ristrutturazioni non previste e poca iniziativa sui mercati hanno inoltre ridotto a zero gli introiti del centro, i cui impianti sono stati attivi solo pochi giorni all'anno (pag. 96-97 della relazione).

Le responsabilità amministrative di questi risultati discutibili sono ascrivibili al prof. Battiston, in quanto presidente della Agenzia che controlla di fatto il Centro? Non lo sappiamo, speriamo di no, ma il dossier è sul tavolo delle autorità per le opportune verifiche.

Inoltre, come detto sopra il Governo ha la discrezionalità di rimuovere i vertici dell'ASI quando cambiano le «politiche della ricerca scientifica e tecnologica». Dunque? Si chieda che i motivi vengano resi noti e si critichino eventualmente i nuovi obiettivi (ma chi conosceva i vecchi?). Non ha senso accusare il Governo di aver esercitato un potere che la legge gli riconosce da più di 15 anni, dopo una nomina fatta a tempo scaduto dal precedente Esecutivo. Se non si è d'accordo con questo sistema, molto più sensato sarebbe criticare chi ha fatto la legge (Governo Berlusconi) e chi non l'ha cambiata pur avendone avuto il potere (i vari governi succedutisi negli ultimi anni).

In poche ultime parole: il cosiddetto spoils system c’è sempre stato all'ASI, fin dagli anni ‘80. Non è vero, come riportato da tanti giornali che questo sia stato il primo caso di cambio ai vertiti di un ente di ricerca. Tutti i presidenti della delicatissima Agenzia Spaziale Italiana sono stati scelti col doppio criterio della competenza e della appartenenza politica, a volte privilegiando la prima, a volte la seconda. Il bilancio generale di queste presidenze non è purtroppo dei più lusinghieri, e nessuno è esente da errori. E soprattutto, il governo Conte non ha attuato alcuna pulizia etnica di stampo ideologico, né ha commesso atti illegittimi ma ha semplicemente applicato la legge. Dispiace per il professor Battiston, al quale vanno i nostri migliori auguri e la nostra stima, ma egli non è un martire né la sua sostituzione è un golpe. Tanto rumore per nulla. Un nulla cosmico.


[1] allo stesso tempo tragico e spassoso leggere la interrogazione parlamentare del MSI sulla vicenda, la riportiamo integralmente:

Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'università' e della ricerca scientifica e tecnologica. - Per sapere - premesso che: la nomina dei vertici dell'ASI (Agenzia Spaziale Italiana) e' stata notoriamente improntata a logiche di lottizzazione partitica - il Presidente Prof. Luciano Guerriero, socialista, dell'area politica facente capo all'on. De Michelis, il Direttore Generale, democristiano, patrocinato dal sen. Saporito e analogamente per la composizione del Consiglio di Amministrazione -; e' pienamente noto a quanti operano nel settore spaziale che tale lottizzazione ha indotto una sfrenata logica clientelare per quanto concerne l'organizzazione degli uffici e l'assegnazione di incarichi ai dirigenti e funzionari dell'Ente; fin dalla istituzione dell'Agenzia Spaziale Italiana gli organi dell'Agenzia si sono resi responsabili di gravi e persistenti disfunzioni, oggetto non solo di numerose interpellanze parlamentari in gran parte senza risposta, ma anche di costanti e pesanti rilievi, inducendo il Presidente del Consiglio al commissariamento dell'Ente - commissario Prof. Giampietro Puppi e subcommissari i cons. Franco Zeviani Pallotta e Giuseppe Guarino -; lo stesso Ministro Colombo nel corso di un convegno ha denunciato che l'ASI era stata gestita con modalità' degne di una "tabaccheria", tacciando inoltre di imbecillita' (sic!) gli organi dell'Agenzia; in data 10 settembre 1993 la procura della Corte dei Conti di Roma ha rivolto un "invito ex art. 5 punto 1 D.L. n. 232/1993" agli ex Presidente, Direttore Generale e Consiglieri di Amministrazione dell'ASI, relativamente ad illeciti amministrativi concernenti incarichi professionali per un importo di oltre mezzo miliardo di lire; gli interroganti chiedono di sapere se corrisponda al vero che, il Ministro Colombo abbia nominato l'ex Presidente dell'ASI Prof. Luciano Guerriero non solo membro della delegazione italiana in ESA, ma anche membro della Commissione Ministeriale prevista dalla legge 186/88 - istitutiva dell'ASI -, nonostante l'ovvia responsabilità', quantomeno oggettiva, dello stesso per quanto concerne lo sfascio gestionale dell'Agenzia, caratterizzato da risvolti amministrativi e penali, su cui stanno indagando e svolgendo accertamenti la Procura della Corte dei Conti e la Procura della Repubblica; il Prof. Guerriero, tramite dirigenti, funzionari e impiegati dell'ASI abbia di fatto costituito un "governo ombra" dell'ASI, accedendo a informazioni riservate dell'Agenzia e indirizzando di fatto azioni e adempimenti operativi; e a tale proposito andrebbe verificato se ciò' stia avvenendo con l'accordo o all'insaputa dei Commissari; il Prof. Guerriero abbia avuto delega da parte del Commissario, Prof. Puppi, a svolgere trattative per conto dell'ASI sui programmi industriali, come sembrerebbe a seguito di continui ed organici incontri tra lo stesso Prof. Guerriero e i massimi dirigenti di industrie spaziali; il Prof. Guerriero fruisca ancora inoltre liberamente e largamente di macchina con autista dell'ASI, mentre da parte dei commissari si sta procedendo per altri aspetti a economie e a tagli sui programmi in conseguenza della dissennata politica dei passati organi dell'Agenzia; da parte dei Commissari si stia procedendo alla formalizzazione della struttura lottizzata e clientelare messa in essere di fatto, pur senza atti formali, dalla precedente gestione; nonostante il commissariamento dell'Ente permangano, quali partecipanti ai board dell'ESA, alcuni funzionari la cui scarsa o nulla conoscenza delle lingue inglese e/o francese e/o tedesco e' tale da rendere la loro partecipazione ai board una mera occasione di vacanza a Parigi a spese del contribuente, creando un'immagine del Paese in ambito europeo inferiore a quella di un paese del terzo mondo; siano state autorizzate - su fondi ASI - missioni a Roma di personale del centro di Geodesia Spaziale di Matera al fine di permettere agli stessi di partecipare a riunioni presso la sede del PDS; lo stesso subcommissario Zeviani Pallotta abbia di fatto assegnato al Dott. Gioacchino La Manna l'incarico di direttore amministrativo, nonostante la sua provenienza dai ruoli tecnici dell'INFN e che lo stesso abbia predisposto, nella passata gestione, i bilanci e le istruttorie di tutti gli atti amministrativi sui quali sono stati espressi gravi e severi giudizi da parte dei Revisori dei Conti e dei Ministeri Vigilanti e attualmente all'attenzione delle Procure della Repubblica e della Corte dei Conti


[2] La sentenza definitiva è del 2016, e si riferisce alla costruzione della nuova sede dell’ASI. Scrive Il Messaggero: “ La sede doveva essere costruita nel quartiere Flaminio, a Roma, sulle aree demaniali della ex caserma Montello, con una spesa stimata nel 1999 in 12 milioni di euro e un progetto affidato, con regolare gara, all’architetto Massimiliano Fuksas. Nel 2004 cambia tutto. E il commissario Vetrella, al vertice dell’Agenzia dal 2001 al 2007, decide di cestinare quel piano e, siglando una convenzione con l’Università di Tor Vergata, realizzare l’edificio sui terreni dell’ateneo. Senza gara, il progetto verrà affidato allo studio genovese 5+1AA, nella gestione dell’iniziativa verrà coinvolto il provveditore Angelo Balducci, poi finito al centro delle inchieste sulla cricca, e la faraonica sede verrà ultimata nel 2012, venendo alla fine a costare quasi 85 milioni.”

[3] Si tratta del Comitato interministeriale per le politiche relative all’aerospazio, istituito con la legge 7/2018, entrata in vigore all’inizio del 2018. Inoltre, violando la stessa legge, non si è provveduto alla nomina contestuale del consiglio di amministrazione. La ex ministra Fedeli ha replicato, ma la sua spiegazione lascia ancora margini di dubbio

[4] Come riporta il Fatto Quotidiano: “quella nomina (da 197mila euro annui) non “appare in linea con i principi di pubblicità e trasparenza correlati al buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione”. Una nomina “avvenuta in base a una proposta del presidente, secondo quanto comunicato dallo stesso, scaturita da una rosa di possibili opzioni. In questo caso i revisori hanno anche sottolineato la diversità con quanto avvenuto tre anni prima, quando in occasione della “nomina del Direttore Generale (sempre Anna Sirica, ndr) avvenuta con deliberazione n. 42 del 28 aprile 2015, l’Asi aveva provveduto attraverso una specifica selezione pubblica. Nel 2015 con concorso, nel 2018 per scelta di Battiston: per i revisori una difformità da non poter tacere. “

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