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Manca l'olio per tutti quest'anno. E mancano anche i pretesti per i populisti.
di Marco Ottanelli



In Italia, ogni anno, si consumano circa 750 mila tonnellate1 di olio d'oliva (quasi 12 kg procapite). La produzione nazionale in una annata particolarmente buona è circa di 500 mila tonnellate2, il che significa che se ne producono 250 mila tonnellate IN MENO rispetto alle nostre proprie necessità.

Una parte dell'olio italiano prodotto, poi, prende la redditizia via dell'esportazione: dato che in certi paesi esteri il nostro olio viene pagato a peso d'oro, i produttori preferiscono venderlo lì, invece che entro i confini nazionali, per un totale di circa 120 mila tonnellate, e a prezzi crescenti.

Quindi siamo ad un totale di - 370 mila tonnellate all'anno.


In questo 2016, causa l'infestazione della mosca dell'olivo ed altri fattori climatici, ambientali, strutturali, la produzione nazionale sarà ridotta di almeno il 35%. 3

Mancheranno, cioè, altre 175 mila tonnellate di olio all'appello. E costerà molto caro.


siamo quindi a -545 mila tonnellate.


Ovviamente, per dover sopperire ai bisogni (perché tutti noi vogliamo avere i nostri 12 kg di olio procapite in dispensa, no?), si ricorre alla più normale delle operazioni: l'importazione. Importiamo ottimo/buon/discreto olio d'oliva da Grecia, Spagna, Tunisia, Marocco.


Se non lo facessimo, pur essendo disposti a pagare una sola bottiglia di olio anche 50, 100, 200 €, le nostre mense rimarrebbero all'asciutto: niente fritto, niente pizza, niente pesto, niente salse, sughi o bruschette. Perché quando una cosa non c'è, non c'è.


Ben venga quindi l'importazione, uguale in qualità, necessaria in quantità e utilissima nel calmierare i prezzi.


A questo punto torna in mente l'infinito e aggressivo e lamentoso e ringhiante piagnisteo che ha seguito l'accordo tra la Unione Europea e la Tunisia, accordo che ha consentito di importare senza dazi e tasse aggiuntive 35 mila tonnellate di olio da quel paese mediterraneo, che già ne vendeva all'Europa 59 mila tonn.


Quando la notizia (era pochi mesi fa) venne resa nota, immediatamente il peggior rabbioso populismo di Lega Nord, Movimento 5 Stelle, di localismi pugliesi, umbri, toscani, sardi, siciliani e sostanzialmente di masse di ignoranti e sciamannati gridò i suoi patetici slogan: "invasione tunisina!" "l'Europa ci impone di consumare tunisino!" "rovina dei coltivatori italiani!" e giù inviti a consumare SOLO pugliese, toscano, umbro, sardo, siciliano...


Il tutto a fronte di 35 mila tonnellate distribuite su 28 paesi europei, a fronte di una necessità solo italiana di 545 mila tonnellate. Se tutto l'olio tunisino senza dazio finisse, per assurda ipotesi, in Italia, sarebbe appena il 6,5% di quanto abbiamo assolutamente bisogno per "sopravvivere": APPENA IL 6,5% DI QUANTO COMUNQUE DOBBIAMO NECESSARIAMENTE IMPORTARE. Dato che la stragrande maggioranza di quell'olio tunisino finirà però in Germania, Francia, Paesi Bassi, Svezia ecc ecc, da noi ne arriverà appena una goccia. Una goccia economica, grazie proprio alla UE che ha tolto il dazio, favorendo sia il produttore tunisino (che altrimenti, chiude baracca e burattini ed emigra, ed indovinate dove, cari leghisti), il quale venderà meglio il suo prodotto, sia il consumatore europeo ed italiano, il quale potrà continuare ad acquistare il suo condimento preferito ad un prezzo accettabile, senza lamentarsi, nel caso egli sia grillino o salviniano, che i prezzi aumentano per colpa dell'euro.

I produttori italiani potrebbero altresì favorire i consumi locali vendendo il loro olio a prezzo di mercato in Italia, e rinunciando all'immenso surplus che deriva loro dalla esportazione: abbattano i ricavi, rinuncino al guadagno, e vedranno aumentare la loro quota interna. Se non lo fanno è perché sfruttano al meglio il mercato internazionale. E guadagnano bene grazie ad una moneta forte.
Ricordiamo infine che, come detto, la stragrande parte di olio l'Italia lo importa da Grecia e Spagna, nazioni senza la quale produzione rimarremmo sforniti di olio d'oliva in poche settimane. E dobbiamo essere contenti di far parte della UE, perché altrimenti sui prodotti greci e spagnoli, pagheremmo pure il dazio.



1Questo è quanto stima lsmea, l’Istituto per i Servizi Agro Alimentari. Ci fidiamo.

2La cifra è data dalla media delle annate 2006-2014 fornita dall’Istat alla quale si aggiunge la stima per il 2015 di Coldiretti. Altre stime valutano questa media a livelli addirittura inferiori, ma noi ci atteniamo a quelli ufficiali dell’Istituto Statistiche. IMPORTANTE: il dato è quello complessivo per ogni tipo di olio d’oliva, dal “lampante” (non commestibile per gli umani), a quello “di sansa”, a quello “d’oliva”, a quello “vergine”, fino a quello “extravergine”

3Alcune stime parlano di un meno 38%, ma facciamo cifra tonda, per ottimismo.

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