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La necessità di porre freno alla spesa.

di Marco Ottanelli

Se non pretendiamo di spiegare la crisi, né un intero sistema economico, crediamo però di poter fornire uno spunto di riflessione su quanto sta accadendo negli ultimi anni. Anzi, su quanto sta accadendo a causa di quanto accumulato negli anni passati.

La faccenda, al netto della speculazione, con la quale si ha a che fare sia in tempi di vacche magre che in tempi di vacche grasse, è circa questa: non c'è una lira in cassa, e non si sa più come pagare le spese ed i costi dello Stato. A quel punto, si raschia il barile, e si aumentano le accise sulla benzina, si alza l'IVA di un paio di punti, si preleva qualcosa da conti e depositi, si mettono nuovi bolli, si inaspriscono le imposte. In poche parole, si aumentano le tasse. E si chiedono soldi in prestito attraverso Bot, Cct, e bond vari. Si allarga quindi il debito, sul quale si pagherà anche un tasso di interesse, che ultimamente ha allarmato i più.

In definitiva, lo Stato prende i soldi per funzionare (polizia, strade, pensioni, sanità, stipendi, scuole, tribunali, esercito, prefetture, ecc ecc) dalle “tasse” e dal “debito”. Le prime, le incamera, il secondo, lo restituisce con gli interessi.

Il problema è che il debito può aumentare fino all'inverosimile, e per ripagarlo non rimangono che due strade: spendere meno, magari eliminando sprechi e follie di bilancio, o aumentare le tasse.

Secondo voi, come si è comportata, l'Italia, negli scorsi decenni?

Per rispondere, ci aiuteremo con quattro grafici. I primi tre li abbiamo tratti dalla rete.

Il primo illustra l'ammontare del debito dello Stato e delle altre amministrazioni pubbliche in termini assoluti ed il valore dei titoli di stato. Come si vede, il primo continua a crescere nel tempo (e nel giugno 2011, ultimo rapporto della Banca d'Italia, era arrivato alla cifra di 1901 miliardi di euro), rimanendo sempre al di sopra del valore totale dei titoli.

Debito Pubblico e Titoli di Stato

Questo vuol dire che ogni volta che le amministrazioni pubbliche raccolgono un po' di soldi attraverso l'emissione di bond, ne spendono altrettanti, che si sommano poi alle altre componenti del debito. È un pericoloso circolo vizioso: più mi indebito, più spendo. Un po' come per quegli individui che, vittime del vizio del gioco, si mettono nelle mani degli strozzini.

Naturalmente, si potrebbe obiettare che una simile crescita del debito, che non permette di recuperare mai un po' di stabilità di cassa, sia dovuto alla parallela crescita degli interessi da pagare su quei miliardi di titoli. Pare un ragionamento ovvio: più debito contraggo, più interessi pago, più aumenta il mio buco di bilancio.

Ma non è così: in realtà, negli ultimi decenni, la spesa relativa per gli interessi è scesa, in particolare grazie alla introduzione dell'Euro, e si è pure mantenuta costante anche dopo l'esplosione della crisi, che è (non scordiamocelo) del 2008.

 

grafico calo interessi debito

Quindi possiamo dire che nel medio periodo, gli interessi hanno pesato sempre meno sulla spesa pubblica! Un dato inaspettato, forse, dopo il martellamento su tassi e spread di questi ultimi mesi.

In poche parole, allora, la situazione è questa: lo Stato chiede soldi in prestito, deve restituire, per fortuna, meno interessi, ma nonostante questo spende più di quanto non si possa permettere.

Ecco quindi che Comuni, Province, Regioni e Stato centrale non possono fare altro che aumentare le tasse. Oggi in Italia la pressione fiscale è giunta sopra il 43.5%, una vera enormità. Ma non basta, non basta mai.

grafico crescita spesa

Come si nota dal grafico n. 3, al salire delle entrate (banalizzando diremmo: tasse) è salita anche la spesa. Per quanti soldi e sacrifici si chiedano ai cittadini, per quanto si “mettano le mani nelle tasche degli italiani”, per quanta irpef, irap, iva ed accise si aumentino, la spesa pubblica è sempre superiore! Comuni, Province, Regioni e Stato centrale più incassano, più spendono!

Non so se è fin qui chiara la situazione: il debito pubblico aumenta in modo impressionante. Più soldi si chiedono in prestito, tramite la collocazione di bot e cct, più si spende, nonostante il calo progressivo degli interessi da pagare (quindi, meno si deve pagare, più si spreca). Per colmare il debito si aumentano le tasse e le imposte; ma più si incassa, più si spende, ancora una volta! Quindi il debito ricomincia a salire, e ricomincia la giostra.

Ovviamente, ripeto, ovviamente, si potrà pensare che l'aumento delle spese sia dovuto, non so, a investimenti, a costruzione di case popolari, ospedali, strade, al risanamento del territorio o alla difesa, alla sanità e alle previdenza sociale.....e invece NO.

Come illustrato da questo grafico (estratto, e da noi elaborato, dal rendiconto della Ragioneria Generale dello Stato, e consultabile nella sua interezza a questo link) la percentuale della spesa (che, ricordiamolo, è senza freno) più alta negli ultimi anni (e lo schema si ferma al 2009! nel 2010 e nel 2011 è andata ancora peggio) è stata quella per la amministrazione generale!

Questo significa che il 36% di tutti i miliardi di uscite delle nostre finanze finiscono nel tener su la baracca, se mi si passa l'espressione. Più di un terzo di tutte le uscite delle nostre amministrazioni sono usate sostanzialmente per il loro funzionamento e per le spese relative. Lo Stato, le Regioni, i Comuni buttano via miliardi di miliardi e, nonostante il continuo calo degli interessi (si vede bene: pesano il 25% quando prima pesavano il 30) ed il progressivo aumento di tasse e tariffe, nessuno ferma lo spreco.

Il 36% circa di quanto lo Stato spende lo fa in stipendi, emolumenti, spese interne, inefficienze, calcoli sbagliati, finanziamenti a pioggia, moltiplicazione sconsiderati delgli stessi centri di spesa (enti, commissioni straordinarie; le provincie, invece che diminuire, sono aumentate di decine di unità), che a loro volta, poi, finanziano, sprecano, investono malamente, e chiedono trasferimenti dalle casse centrali per colmare i loro pazzeschi deficit.

Tutto questo mentre alla giustizia e sicurezza va il 3% delle risorse, alla assistenza sociale il 7, alla istruzione e cultura solo l'8% e all'edilizia pubblica (quindi non speculativa) e all'assetto del territorio un miserabile e vergognoso 0,3%! Ovviamente quando poi ci sarà il prossimo disastro, verranno spesi miliardi tra commissari straordinari e ricostruzioni e contributi senza controllo...

Un esempio di spreco e sperpero di denaro lo illustrammo in questo articolo di un po' di tempo fa, a proposito della crescita sconsiderata della spesa regionale per gli invalidi civili (spesa che poi deve essere colmata dalle casse centrali). Ma ne potremmo fare dozzine.

La conclusione è poco incoraggiante: in Italia l'enorme debito pubblico è dovuto ad una ingordigia irrefrenabile delle amministrazioni; ad ogni aumento della spesa, segue un aumento della fiscalità, al quale ri-segue un ulteriore aumento della spesa; non si tagliano le uscite, e se si tagliano lo si fa in settori già adesso ridotti all'osso; neanche le condizioni più favorevoli come quelle del calo degli interessi hanno comportato una benché minima paritetica discesa del debito, e anzi, hanno indotto i governanti a spendere ancora più di prima.

Un gorgo che inghiotte tutto, e che ci sta portando verso un punto di non ritorno. Ci auguriamo che seriamente, con misure nette e chiare e definitive, “strutturali”, come si dice, il governo Monti ponga fine al meccanismo perverso e che le forze politiche e la classe dirigente nazionali abbiano il coraggio di spezzare abitudini, prassi e distorsioni ampiamente consolidate nel tempo. Non sappiamo se la paventata introduzione del cosiddetto pareggio di bilancio sia in grado in qualche modo di porre freno alla spirale al rialzo delle spese, ma sappiamo che la formula “più incasso, più spendo” deve finire il prima possibile.

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