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La Grecia non fallisce. Quasi.
di Marco Ottanelli

 

È proprio curioso che tutti coloro che hanno raccontato, sbagliando clamorosamente e spargendo notizie non veritiere, che l'Islanda non ha pagato il debito sconfiggendo il FMI o che hanno manifestato, stampato volantini o, più numerosamente e meno faticosamente, condiviso bannerini su Facebook per invitare la Grecia a non pagare il debito e a ribellarsi a FMI e BCE, tacciano adesso.

È proprio curioso perché è proprio successo che proprio la Grecia non paghi il debito, e non lo paga proprio con l'avallo, la consulenza, l'accordo, l'intervento proprio del FMI e della BCE.

Perché, grazie a questo accordo, la Grecia ha potuto fallire senza dichiarare fallimento, in un gioco perverso di buoni e cattivi senza più ruoli definiti.

Cosa è dunque successo? È successo che i titoli ellenici, quella massa di bond, buoni del tesoro, obbligazioni di varie banche e spa private che costituivano il grosso del debito, sono stati forzosamente rimborsati per un totale nettamente inferiore al loro valore di emissione.

In poche parole: avete comprato un bond greco, direttamente o tramite qualche fondo di investimento? Bene, non solo non vedrete una dracma di interessi, ma vi renderanno il 47% scarso del loro valore nominale, con una perdita secca del 53,5% dei vostri soldi (che rimangono nella voragine delle finanze pubbliche greche). E fosse solo questo! In realtà, tra inflazione, costi, spese e mancati guadagni, si calcola che la perdita media per chi ha investito in quelle zone possa arrivare attorno al 70% (fonte: Institue of Internatinal Finance).

In altre poche, sbrigative, parole: la Grecia non paga il debito! O al massimo ne paga il 30%! Saranno quindi positivamente colpiti da questa novità gli islandisti e i fautori del nodebito, occupy e dobbiamo fermarli, che però, stranamente, sui loro siti web non accennano alla loro straordinaria vittoria.

Forse perché gli brucia un pochetto il fatto che tale risultato dello stato e popolo greco sia stato conseguito all'interno di un pacchetto di ristrutturazione generale della economia ellenica concordato da quegli stessi orridi moloch contro i quali lottano strenuamente, cioè le istituzioni europee, la BCE, il Fondo Monetario.

Naturalmente, ci sarebbero anche coloro che hanno perso una gran quantità di quattrini, da questa manovra, ma, essendo classificati come perfidi speculatori, possono anche mori', come si dice in gergo.

Quando il piano è stato reso noto, si è chiesto persino un parere: il governo Greco, e l'Europa, hanno chiesto agli investitori di aderire volontariamente alla offerta, che era formulata circa così: “accetti di prenderti il 30-50% di quello che mi avevi fiduciosamente prestato, o rischi ancor di più, dato che non si sa come andrà a finire?”. Si stabiliva una soglia di consenso: se il 75% (percentuale relativa al valore dei titoli) di tutti gli investitori avessero accettato, allora l'operazione, lo swap, come si dice in gergo, sarebbe stata considerata legittima e pienamente valida a livello internazionale, senza che nessuno potesse fare più alcun ricorso.

Alla proposta, hanno aderito in realtà oltre l'86% di banche ed istituti finanziari detentori del debito, una adesione di massa alla quale hanno partecipato anche le nostre banche italiane (quelle che gestiscono i nostri miseri risparmi), in particolare le più esposte (e le più vicine ai nostri ministri), la Intesa San Paolo e la Unicredit.

Questo importante risultato ha convinto la Grecia ad una mossa di imperio: con una leggina interna, quindi di diritto greco, ha retroattivamente reso obbligatoria per tutti gli investitori, anche privati, anche coloro che si erano rifiutati di farlo, l'adesione alla offerta di swap. Clausala di Azione Collettiva, si chiama, questa mossa di imperio, Cac, in un gergo molto azzeccato.

Capito il giochetto? Prima, sul piano internazionale, la Grecia fa una proposta: chiede gentilmente di accettare il fatto che è in grado di ridarvi indietro solo una minima parte di quanto gli avete prestato, e fissa questa minima parte, intrattabile. Chi non ci sta, potrà trattare nuove condizioni, nel futuro. Poi, sul piano della normativa interna, vi obbliga, con la Cac, ad aderire alla gentile proposta, perché, in caso di vostra resistenza, non vi restituisce il becco di un quattrino. La questione è ancora più complessa di quanto appaia, però, perché la Cac è valida per le obbligazioni di diritto greco, mentre per quelle emesse sempre dalla Grecia ma di diritto internazionale, nulla vale, neanche i minimi di rimborso previsti dall'accordo.

Ovviamente qualcuno è rimasto intrappolato nel passaggio, e ora rischia di perdere ogni cosa: la sua unica speranza è quella di aderire di corsa allo swap (cioè allo scambio tra un bond decente ed un bond patacca), dimenticandosi sia le promesse della Grecia (“comprate i nostri bond! Vi restituiremo il capitale con un discreto interesse!”), sia quelle della loro banca (“le consiglio di investire la sua liquidazione in titoli greci: nessun rischio, è uno Stato garantito dall'Euro, e un discreto interesse”), sia quelle dell'Europa e della Germania (“non faremo fallire Atene!”, A. Merkel, 24 settembre 2011).

Ed invece, sì, Atene è fallita. Il suo default è chiamato, in gergo, default controllato (vuol dire che invece di pagare solo il 30% dei creditori e gli altri ciccia, paga tutti un 30% di quanto devono avere, ed il resto...ciccia).

Ora però è importante rilevare che la Grecia aveva due tipo di debito, diciamo così (stiamo semplificando al massimo): uno nei confronti dei creditori istituzionali, l'altro verso quelli privati (cioè cittadini comuni). Senza voler entrare troppo nei dettagli, ché ci perderemmo nei grovigli della terminologia finanziaria, i primi, cioè le grandi banche e gli istituti di credito internazionale, sono protetti nei loro interessi dai cosiddetti CDS, i credit default swap , una sorta di polizza assicurativa contro le perdite che, giocando sui piani dei mercati, assicura che tali perdite non ci saranno, o saranno limitatissime, attraverso triangolazioni che vedono spostare montagne di soldi da un investimento all'altro. Troppo complicato? Sì, è vero, ma diciamo che in questo default controllato greco, grazie a tali strumenti, la grande finanza e le banche internazionali sono al sicuro. E si parla di rimanere al sicuro su una cifra dell'ordine di 200 miliardi di euro (a tanto ammontava il debito ellenico).

Molto diversa è invece la situazione dei privati cittadini, che sono esposti per circa 16 miliardi di euro, e, per quanto ci riguarda, per circa 1 miliardo in Italia. Ebbene, per loro, non è previsto alcun paracadute o ammortizzatore finanziario, e la loro perdita secca sarà di quel 53,5% ufficiale, come minimo, più tutte le altre conseguenze.

Come sempre, quando qualcuno non paga il debito, c'è qualcun altro che ci rimette. Che sia l'ingenuo pensionato che si è fatto abbindolare dal consulente, che sia il generoso genitore che ha comprato buoni a lunga scadenza per il figlio, che sia l'avido scommettitore sui mercati, chiunque ha voluto dar credito alla Grecia e alle sue promesse di interessi, viene oggi fregato, come si dice in gergo, con ancor minori possibilità di recupero rispetto ai recenti e catastrofici crack russo e argentino proprio perché (paradossi!) questo è un crack controllato, pattuito, regolamentato, nei confronti del quale ricorsi e cause civili hanno una altissima probabilità di finire nel nulla.

Compiuto questo passo, alla Grecia sono arrivati ancora aiuti, sia da parte dell'Europa, sia da parte del FMI. Complessivamente, dunque, sommando le varie tranches, alla Grecia sono stati versati circa 250 miliardi di euro in due anni, una cifra impressionante se si pensa che il PIL greco è di circa 310 miliardi. E, non scordiamocelo, lo swap ha ridotto il debito da 200 a meno di 100 miliardi, che son rimasti sul groppone del resto del mondo.

In poche parole, tra versamenti diretti ed indiretti, Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale hanno versato nelle casse greche circa 350 miliardi di euro, dei quali solo una parte sarà in qualche modo restituita, almeno si spera.

È vero che i vari paesi che hanno nel passato prestato soldi, hanno ricevuto anche consistenti interessi, ma non è certo strangolando la gallina che si ottengono altre uova, e se la Grecia per pagare gli interessi non ha altro modo che chiedere altri prestiti, il gioco diventa circolare, e sappiamo già chi e come colmerà il divario tra il dare e l'avere. A questo proposito, sarà bene dare una occhiata ai nostri conti in banca, alle spese e ai canoni che vi gravano sopra, e ai prossimi aumenti dell'IVA.

Perché quando uno Stato non paga il debito, lo paghiamo tutti noi.

 

31 marzo 2012

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