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Egitto. Caos in una democrazia impossibile
di Marco Ottanelli

No, non è facile spiegare quel che sta accadendo e che è accaduto in Egitto (una delle nazioni più importanti dello scacchiere africano e mediorientale). Tentammo di analizzare le primavere arabe quando erano in corso, e abbiamo seguito poi l'evolversi dell'onda popolare in Tunisia, Libia, Siria e Turchia.

Tutti quei popoli, tutte quelle persone, tutti contemporaneamente...In-credibile che fosse solo una coincidenza. Ma l'Occidente scelse, e scelse di abbandonare gli autocrati laici (a Gheddafi abbiamo pure fatto una guerra!) e di appoggiare le milizie o le formazioni di evidente ispirazione islamica.

Poi, le lacrime di coccodrillo sui veli, le donne relegate, i precetti morali maomettani fatti legge.

Il 3 luglio 2013, una immensa mobilitazione, seguita a mesi di scontri, manifestazioni, assalti e repressioni, mesi che sono costati centinaia di morti, ha portato l'esercito egiziano ad intervenire, e a compiere un vero colpo di stato contro il risultato democratico delle recenti elezioni, per la libertà di tutti gli egiziani.

Il presidente Morsi è stato arrestato, così come un imprecisato numero di esponenti dei Fratelli Musulmani, e la Costituzione sospesa, di fatto annullata.

Quello che possiamo oggi dire è che l'Egitto, così come l'Algeria nel 1990, ha rifiutato – non ha potuto reggere- il sistema democratico, sistema che, con la preponderanza di voti islamisti, aveva portato al potere forze di ispirazione tendenzialmente illiberale, forse liberticide. Perché democrazia e libertà non vanno sempre di pari passo, e, talvolta, possono essere antitetiche.

Non vogliamo però avventurarci in perigliose previsioni o in interpretazioni avventate: la scena è complessa e compasta da variabili difficilmente prevedibili.

Possiamo però schematicamente fornire qualche informazione.

 

Una breve storia del movimento dei Fratelli Musulmani

I Fratelli Musulmani, il partito al potere, quello di Morsi, sono una formazione politica di ispirazione islamista nata nel 1928 come baluardo nei confronti del semicolonialismo europeo, ed in difesa delle masse di derelitti sottopagati impiegati nei grandi cantieri di Suez. È fondamentale ricordare che il canale di Suez fosse di proprietà anglo-francese, e che il controllo dell'Egitto fosse militarmente in mano al Regno Unito. Strutturatisi presto in forma di partito, perseguirono la piena indipendenza ed il rafforzamento della identità culturale panaraba nella specificità nazionale (e nazionalista) egiziana. Per un paese sfruttato e passato dalla dominazione ottomana alla oppressione coloniale, erano tutti principi sacrosanti.

L'Egitto di quegli anni era un fertile ed interessante ambiente di rinascita e coraggio socio-politici. Era già attivo dal 1919, e riscuoteva grande successo, il Partito della Delegazione, il Wafd, al quale aderivano laici, musulmani e copti senza alcuna differenziazione; il suo programma era avanzatissimo non solo rispetto ai parametri del mondo arabo, ma anche rispetto all'Europa contemporanea. Esso proclamava forti principi di modernità, progresso, libertà civile, laicità (il motto del Wafd era: «La religione è per Dio e la Patria per tutti») e la perfetta eguaglianza giuridica tra uomini e donne. E due donne Hoda Sha'rawi, coraggiosa protofemminista araba, e Safiya Zaghlul (la moglie del leader del partito e poi primo ministro Sa'd Zaghlul) occupavano importanti ruoli nell'apparato dirigente e programmatico della formazione.

A tale partito si avvicinarono i Fratelli Musulmani, guidati dal loro fondatore, Hasan al-Banna , in un misto di pragmatismo, spirito di unità nazionale, ed opportunismo. L'alleanza con il maggioritario Wafd avrebbe portato anche la Fratellanza a partecipare al potere ed alla identità egiziane, in uno spirito di islamismo democratico non anti-occidentale ma pan-arabo.

La seconda guerra mondiale provoca una mobilitazione patriottica di bivalente natura: da una parte, gli egiziani sono uniti contro l'invasione italiana; dall'altra, si sentono ancor più oggetto della politica inglese. Il re Faruk, filobritannico, non è in grado di comprendere il bisogno di cambiamento del suo popolo. I britannici da parte loro condizionano i governi locali senza alcuna remora. L'alleanza Wafd-Fratellanza vacilla.

Quasi inevitabilmente, nella Fratellanza si manifestano tendenze sempre più fortemente islamiste, più che islamiche, e la nascita dello stato di Israele, con la tragedia dei palestinesi costretti all'esilio, rafforza queste componenti. I Fratelli Musulmani cominciano a subire repressioni anche violente.

Ben due primi ministri vengono assassinati in pochi anni; il primo, Ahmed Maher Pascià, che aveva condotto una politica fortemente ostile alla Fratellanza, cade in parlamento sotto i colpi di Mahmud Essawy nel 1945. L'assassino è sospettato di essere un filo-tedesco o un nazionalista, ma gli si attribuisce un legame con i Fratelli Musulmani.
Il secondo è Mahmoud Fahmi an Nukrashi Pasha, che, preoccupato per la deriva oltranzista, mette i Fratelli Musulmani fuorilegge, nel 1948, e da uno di essi, il 25enne Abdel Meguid Ahmed Hassan viene ucciso, nel dicembre 1948.

La tensione nel paese è alle stelle, e lo stesso al Banna, il capo dei Fratelli Musulmani - che pure aveva pubblicamente condannato la violenza - viene a sua volta assassinato nella ondata repressiva che segue la morte del primo ministro. Posti in uno stato di semiclandestinità, i F.M. si riorganizzano sotto la guida del professor Sayyid Qutb, temuto intellettuale antigovernativo, e per questo inviato in una sorta di esilio morbido negli USA. Al suo ritorno, scandalizzato dal consumismo e da altri “vizi occidentali”, Qutb si pone su posizioni sempre più radicali ed incoraggia il fondamentalismo religioso. Fautore di una morale islamica rigorosa, entra in contatto con gli ufficiali dell'esercito che si oppongono al corrotto regno di Faruk.

Nel 1952, dopo scontri e manifestazioni antimonarchiche e antibritanniche, si compie la “rivoluzione dei Liberi Ufficiali”, guidati da Nasser, che instaurano la repubblica. Il nuovo presidente, Neguib, rimane al potere solo fino al 1954, quando Nasser stesso lo pone agli arresti e diventa l'incontrastato leader di un Egitto parasocialista, annullando costituzione e partiti. Anche i Fratelli Musulmani vengono posti fuori legge, e Nasser fa arrestare l'ex amico Sayyid Qutb. Temendone la forte popolarità, il regime lo accusa di tradimento, e, nel 1966, lo fa impiccare dopo un processo già scontato con altri sei suoi collaboratori. Sui Fratelli Musulmani, potente voce dissonante nei confronti di Nasser, così come sugli altri partiti, si abbatte una spietata repressione, con migliaia di arresti, turture, uccisioni. Il sogno socialista nasseriano naufraga nel sangue, nelle stanze dei tormenti, nella violenza e nella delazione, come una qualsiasi dittatura fascista sudamericana. Il Movimento, in clandestinità, deluso e perseguitato prima dai monarchici, poi dai liberali e adesso dai socialisti, si chiude a riccio, e si compatta sulle tematiche a lui più care e che maggiormente lo distinguono, la identità araba e la via islamica alla demo-crazia.

La storia dei Fratelli Musulmani è quindi una parabola. Essi si sono spostati, e contemporaneamente sono stati sospinti, verso un fondamentalismo religioso che è stato allo stesso tempo rifugio e speranza, ribellione e identità, forza e debolezza. Una forza e debolezza tali da spaccare il movimento in due ali contrapposte dopo la guerra dei sei giorni e la conseguente disfatta egiziana (1967), l'ala che cerca la collaborazione e intesa con il governo e quella che persegue la vendetta, attraverso la lotta armata, in nome di Sayyid Qutb, delle migliaia di Fratelli uccisi dal regime e dei soldati mandati allo sbaraglio nel Sinai. Una lotta armata senza quartiere, che culminerà con l'attentato del 1981 che provocò la morte del nuovo presidente, Sadat.

Ed ecco che arriva al potere Mubarak, il quale, tentando una pacificazione nazionale, riammette i FM alle elezioni, seppur sotto il controllo autocratico della sua presidenza. Il resto, è storia recente.

 

Le elezioni libere

Dopo i fatti del 2011, dopo le manifestazioni di piazza Tahir, dopo la caduta di Mubarak, che è stato anche processato e condannato all'ergastolo (questione non del tutto chiusa: la Cassazione ha decretato che il processo è da rifare), l'Egitto ha visto svolgersi le sue prime elezioni veramente libere, che infatti hanno visto la partecipazione di circa il 65% degli aventi diritto. Una enormità rispetto alle affluenze precedenti che, in occasione delle elezioni farsa del regime, non superavano il 5-6%.

Il Parlamento egiziano è bicamerale: a seguito delle modifiche introdotte dal Consiglio delle forze armate nel corso del 2011, l’Assemblea del popolo è composta da 508 membri (di cui 10 nominati dal Consiglio supremo delle forze armate), mentre la camera alta, il Consiglio della Shura, è composta da 264 membri, dei quali 180 eletti e i rimanenti di nomina presidenziale. La legge elettorale è per certi versi molto simile al nostro mattarellum: i due terzi dei seggi sono assegnati con sistema proporzionale in circoscrizioni plurinominali con liste bloccate; il terzo rimanente è assegnato con sistema maggioritario a doppio turno in collegi però “binominali” (in ciascun collegio sono eletti due candidati, uno dei quali deve essere un lavoratore o un contadino, ultimo formale omaggio all’impostazione socialista nasseriana).

Dal voto è uscita nettamente vincitrice l’Alleanza Democratica, coalizione egemonizzata dal partito Libertà e Giustizia, emanazione diretta della dirigenza della Fratellanza musulmana, che ha conquistato la maggioranza relativa sia all’Assemblea del popolo (225 seggi su 498) sia al Consiglio della Shura, dove Libertà e giustizia da sola ha conquistato 105 seggi. Segue l’Alleanza Islamista, coalizione di movimenti radicali islamisti di orientamento salafita, che ha conquistato 125 seggi all’Assemblea del popolo, mentre il movimento salafita Al Nour da solo ha ottenuto 45 seggi al Consiglio della Shura. Il partito liberale laico Wafd ha ottenuto 41 seggi all’Assemblea del popolo e 14 seggi al Consiglio della Shura mentre la coalizione laica del Blocco Egiziano ha conquistato 34 seggi all’Assemblea del popolo e 8 seggi al Consiglio della Shura.

Un parlamento nettamente islamico, quindi, nel quale i Fratelli Musulmani sono solo una delle componenti, quella di maggioranza relativa, ma non certo la più estremista, non certo la più radicale.

Il prodotto di tale parlamento, anzi, di tale clima politico generale, non poteva che essere la Costituzione che l'Egitto si è data, una Costituzione apparentemente democratica, ma con caratteristiche tali da suscitare ampie e sempre più preoccupate reazioni in quella società borghese e laica che da anni cresce nel paese.

 

 

La Costituzione

La nuova carta fondamentale è stata sospesa, come abbiamo detto, dal golpe militare. Ma crediamo sia interessante leggerne alcuni passi, che potrebbero essere quelli che hanno scatenato la seconda rivoluzione in pochi mesi, e commentare gli articoli più critici. Essa comincia con un corposo e assai retorico Preambolo, infarcito di enfasi e di riferimenti alla religione:

 

Noi, il popolo d'Egitto, nel nome di Dio misericordioso e con il suo aiuto, dichiariamo che questa è:

La nostra Costituzione, il documento della rivoluzione del 25 gennaio, che è stato avviato dalla nostra gioventù, abbracciato dal nostro popolo, supportato dalle nostre Forze Armate;

Dopo aver respinto, in piazza Tahrir e in tutto il paese ogni forma di ingiustizia, l'oppressione, la tirannia, il dispotismo, l'esclusione, il saccheggio e il monopolio;

Proclamato nostri diritti completi per "pane, libertà, giustizia sociale e dignità umana", pagato con il sangue dei nostri martiri, il dolore dei nostri feriti, i sogni dei nostri bambini, la lotta dei nostri uomini e donne;

Recuperato lo spirito della nostra grande civiltà e la nostra storia luminosa, per le rive del Nilo senza tempo abbiamo stabilito lo stato più antico che ha sempre conosciuto il significato di cittadinanza e di uguaglianza, ha dato all'umanità il primo alfabeto, ha aperto la strada al monoteismo e alla conoscenza del Creatore, abbracciato profeti e dei messaggi di Dio, e adorna le pagine della storia con sfilate di creatività; (ecco che si fa un accenno al monoteismo...non sarà l'unica volta)

E nel seguito della nostra rivoluzione virtuosa che ha unificato tutti gli egiziani sulla via della costruzione di un moderno stato democratico, dichiariamo la nostra adesione ai seguenti principi.

Uno- Il popolo è la fonte di tutte le autorità. Le autorità sono istituite da e derivano la loro legittimazione dal popolo, e sono soggetti alla volontà del popolo. Le responsabilità e le competenze delle autorità sono un dovere, non un privilegio o una fonte di immunità..

Due- Un sistema di governo democratico, che stabilisce i motivi per il trasferimento pacifico del potere, sostenendo il pluralismo politico, garantire elezioni corrette e il contributo del popolo nel processo decisionale..

Tre- La dignità della persona è un'estensione della dignità della nazione. Inoltre, non vi è alcuna dignità in un paese in cui le donne non sono onorate, le donne sono le sorelle degli uomini e loro partner in tutti i benefici e le responsabilità nazionali. (le donne sorelle e collaboratrici non appaiono come cittadine a sé stanti, ma come una sorta di protesi del maschio; anche il richiamo al fatto che debbano essere “onorate” le rende in fondo oggetto di un comportamento, non soggetti)

Quattro - La libertà è un diritto: la libertà di pensiero, di espressione e la creatività, la libertà nelle abitazioni, immobili e di viaggio, i suoi principi sono stabiliti dal Creatore nel movimento dell'universo e della natura umana. (la libertà ed i diritti e persino le facoltà umane come la creatività non sono conquiste di libertà, ma emanazioni, doni del Creatore. Essi sono dunque finiti e limitati per definizione)

Otto - Difendere la nazione è un dovere e un onore. Le nostre Forze Armate costituiscono un'istituzione nazionale professionale e neutrale che non interferisce negli affari politici. Sono lo scudo protettivo del paese. (Un inevitabile inno all'esercito, che ha gestito la fase di transizione e che si è schierato con piazza Tahir)

Nove - La sicurezza è una grande benedizione, cade sulle spalle di una forza di polizia che opera al servizio delle persone, per la loro protezione e per far rispettare le misure di giustizia. Non vi può essere giustizia senza protezione, e senza istituzioni di sicurezza che rispettano lo Stato di diritto e della dignità umana. (la sicurezza è benedizione... I morti del 2011 pesano sulla coscienza nazionale)

Dieci - L'unità è la speranza della nazione araba, è il richiamo della storia, è l'invito del futuro, e quel che chiede il destino. Tale unità deve essere rafforzata attraverso l'integrazione e la fraternità con i paesi della Valle del Nilo e del mondo musulmano, entrambi essendo una naturale estensione del carattere distintivo dell' Egitto, della posizione dell'Egitto sulla mappa globale. (quanta prosopopea, e quale forte richiamo alla nazione araba e nilotica – ovvero il Sudan islamista- in questo panarabismo millenarista!)

Undici- La pionieristica leadership intellettuale e culturale dell'Egitto è l'incarnazione del suo potenziale, e un modello di libera generosità di inventori originali e di pensatori, di università, centri scientifici, centri linguistici e di ricerca, la stampa, le arti, la letteratura e mass media, la nazionale chiesa, e l'Azhar, con la sua storia come pilastro dell'identità nazionale, la lingua araba e della Sharia islamica, e come un faro per il pensiero illuminato moderato. (L'Azhar, la massima istituzione religiosa sunnita, è una università-convento-chiesa-apparato che la stessa forza di un Vaticano e le cui “sentenze” fanno norma a livello religioso e, a quanto pare, anche civile. Per la prima volta si cita la Sharia, che sarebbe addirittura un faro che illumina il pensiero)

Noi, il popolo d'Egitto,
nella fede in Dio e nei Suoi messaggi celesti,
In riconoscimento del diritto del paese e della nazione,
Con la consapevolezza delle nostre responsabilità verso la nazione e l'umanità,
ci impegniamo a rispettare i principi enunciati nella presente Costituzione,
che noi accogliamo e concediamo a noi stessi,
Confermando la nostra determinazione a mettela in vigore, a difenderla e a farla rispettare da tutte le autorità dello Stato e del pubblico in generale.

(qua non solo si proclama la fede in Dio, ma anche nei suoi messaggeri... Un modo come un altro per dire che lassù qualcuno ci guida)

PARTE I: stato e società
Capitolo Uno: principi politici


Articolo 1- La Repubblica Araba d'Egitto è uno Stato sovrano e indipendente, unita e indivisibile, il suo sistema democratico. Il popolo egiziano fanno parte delle nazioni arabe e islamiche, orgogliosi di appartenere alla Valle del Nilo e l'Africa e della sua portata asiatica, un partecipante positivo nella civiltà umana.

Articolo 2- L'Islam è la religione di stato e l'arabo la sua lingua ufficiale. I principi della Sharia islamica sono la fonte principale della legislazione. (questo forse è l'articolo-chiave, quello probabilmente ritenuto intollerabile dai militari, dalla parte laica degli abitanti del Delta e dai copti del sud; e forse anche ai troppo ondivaghi occidentali, che prima appoggiano gli islamici e poi se ne pentono, pendolarismo ormai storicamente ripetuto fin dal 1980. La Sharia come fonte principale della legislazione... Morsi ed il parlamento islamista hanno esagerato)

Articolo 3- I principi canonici di egiziani cristiani e gli ebrei sono la fonte principale della legislazione per le loro leggi personali su Stato, affari religiosi, e la selezione dei loro capi spirituali. (la negazione della libertà religiosa e della laicità dello stato sono esplicite in questo articolo falsamente pluralista: innanzi tutto, si riconoscono solo le tre religioni monoteiste- ricordate, c'era stato un accenno, in precedenza- e solo ad esse è concessa una qualche identità. Buddisti, induisti, animisti, atei, agnostici sono esclusi da ogni possibilità di legittimazione. Inoltre non è creando tre teocrazie parallele che si afferma la laicità dello stato; al contrario, la si fa sparire completamente in un intreccio di specificità e privilegi incrociati, il contrario di uguaglianza)

 

Articolo 4- L'Azhar è un istituto onnicomprensivo islamico indipendente, con autonomia esclusiva sui propri affari, responsabile per la predicazione dell'Islam, la teologia e la lingua araba in Egitto e nel mondo. Gli studiosi di alto livello dell'Azhar devono essere consultati in materia di diritto islamico. L'opinione dell'Azhar, espressa dal Grande Sceicco, è indipendente e non può essere respinta. Il metodo di nomina del Grande Sceicco tra i membri degli studiosi anziani è determinato dalla legge.
Lo Stato deve garantire fondi sufficienti per l'Azhar per raggiungere i suoi obiettivi.
(Una definizione legale, anzi, costituzionale, di un potere superiore, inappellabile e insindacabile di quella sorta di Vaticano egiziano che è l'Azhar, ed una certificazione della subordinazione della legge e dello stato al Grande Sceicco; qualcosa di simile al regime iraniano, una democrazia con tutte le dinamiche tipiche delle democrazie, ma sulla quale pende e incombe il parere definitivo della Guida Suprema, il Grande Ayatollah. La forza del princio di guida morale della nazione appare evidente nell'art. 11)

Articolo 11- Lo Stato deve tutelare l'etica, la morale e l'ordine pubblico, e promuovere un elevato livello di istruzione e di valori religiosi e patriottici, il pensiero scientifico, la cultura araba, e il patrimonio storico e culturale del popolo, tutto come è regolato dalla legge. (come detto sopra: siamo allo stato etico, allo stato morale; l'Egitto impone ai suoi cittadini, attraverso un precetto costituzionale, i valori religiosi, mescolandoli con tutto quello che è panarabismo)

Articolo 219- I principi della Sharia islamica includono elementi di importaza generale, le regole fondamentali, le regole di giurisprudenza, e fonti credibili accettate nelle dottrine della Sunna (complesso dagli atti e detti del profeta Maometto, che sono stati trasmessi nei hadīth, "aneddoti" brevi di 5 o 10 righe. La collezione della totalità dei singoli hadīth costituisce appunto la Sunna) e accettate dalla comunità più in generale. (ancora una profonda ingerenza, anzi, una invasione, della Sharia, intesa come rivale e superiore istanza rispetto alla Legge)

 

 

In conclusione - anche se di concluso non c'è nulla

Mentre stavano scrivendo questo articolo, si sono accavallati altri clamorosi avvenimenti: dopo le manifestazioni di milioni di egiziani contro Morsi ed il suo governo, ci sono state manifestazioni altrettanto imponenti in sua difesa, ed in difesa del voto democratico. Mentre la giunta militare ha arrestato centinaia di Fratelli Musulmani, nelle strade del Cairo e di altre città si sono verificato scontri anche armati tra le diverse fazioni e tra queste e l'esercito. I morti si contano, ancora una volta, a decine. Si rincorrono voci sulla possibile leadership provvisoria del paese, subito smentite dai fatti. E le stelle -e strisce- stanno a guardare. È il caos.

L'Egitto sconta una storia troppo breve per un paese tanto antico; sconta tutte le contraddizioni della sua tradizione tradita e della sua modernità delusa. Soffre la radicalizzazione dello scontro infinito tra il concetto di libertà e quello di democrazia, e lo soffre essendo parte di quel mondo arabo ed islamico dove tale scontro è forse più acuto e violento che altrove. L'Egitto è di volta in volta vittima delle vittime di una repressione precedente, e non ci sono i buoni ed i cattivi così nettamente separati, ci sono masse con speranze ed istanze e aspirazioni difficili da collocare, spesso incompatibili le une con le altre, e c'è una vicenda lunga un secolo di impossibile convivenza tra la volontà dei molti ed i diritti di tutti. E ancora una volta è necessario ricordare, e lo diciamo in un paese come l'Italia dove – tra sbarramenti sempre più alti, dimezzamenti dei corpi rappresentativi, personalizzazione decisionista e verticista della politica – si sta formano una sorta di oligarchia assolutista – è necessario ricordare che la liberaldemocrazia, sintesi ampia di due vasti concetti, non è dittatura della maggioranza, ma, al contrario, è garanzie e diritti delle minoranze.

7 luglio 2013

 

 

 

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