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La credibilità etica dell'Italia sul caso Regeni
di Marco Ottanelli

 

Il caso Regeni è aperto, e, tra colpi di scena, accuse, ipotesi, contro ipotesi, al momento attuale non c'è alcuna prova di cosa sia effettivamente successo, e perché, al ricercatore italiano. La mobilitazione nazionale preme per la verità. Ineccepibile, e le sofferenze subite da Giulio Regeni sono state così tante e così orribili che nessuno può ignorarle. Però è strano che l'Italia si atteggi, e così tanto, a vittima assoluta di violazioni del Diritto, al punto tale da chiedere alle autorità egiziane di partecipare in modo diretto alle indigini. “Bene” si dirà, ché dell'Egitto non ci si deve fidare.

Anche se non vogliamo considerare un altro “caso”, quello di Adel Moawwad Haykel, il 53enne egiziano scomparso a Roma il 6 ottobre 2015, un paio di giorni prima di una udienza che lo vedeva opporsi al suo ex principale in una vertenza di lavoro, “caso” che il governo del Cairo contrappone puntualmente ai nostri funzionari ogni volta che essi parlano di Regeni (dove è Haykel, che fine ha fatto, perché nessuno lo cerca attivamente? Chiedono gli egiziani), anche se vogliamo tralasciare questa che forse è una banale (drammatica ma banale) sparizione che viene usata, forse, come strumento di distrazione (o di comparazione: anche il ricercatore si occupava di sindacato e lavoratori...), anche se tutto ciò non volesse significare niente, è interessante l'atteggiamento dell'Italia nei confronti della Comunità Internazionale sul caso Regeni.

È interessante come le istituzioni italiane si inalberino con l'Egitto per il povero Giulio quando le stesse istituzioni italiane, pochi anni fa, hanno fatto rapire un cittadino egiziano dalla Cia per farlo torturare e arrestare. Si trattava di Abu Omar, imam di Milano, prelevato con la forza nel capoluogo lombardo, caricato su un aereo dei servizi segreti e trasportato proprio in Egitto, dove è stato torturato per conto degli americani. Azione che rientrava nel programma statunitense delle cosiddette extraordinary rendition, attività che gli USA ritengono di poter lecitamente svolgere ovunque nel mondo, ma illegali per il nostro Stato di diritto. Al rapimento hanno partecipato, a vario titolo, uomini dello Stato, giornalisti poi eletti deputati, agenti delle forze dell'ordine, cittadini americani. Per essere credibili nei confronti del mondo rispetto alle richieste all'Egitto su Regeni, le nostre istituzioni hanno dimenticato di aver reiteratamente, pervicacemente, insistentemente - governo dopo governo, di destra o di sinistra - opposto il segreto di Stato nei confronti delle richieste della magistratura nel processo contro i rapitori di Abu Omaro, segreto che ha, dopo una serie incredibile di colpi di scena giudiziari, costretto alla assoluzione gli uomini dei servizi (Pollari, Pompa, Mancini ed altri) o alla loro condanna a pene miti. Pollari era anche stato, nel frattempo, nominato al Consiglio di Stato. Sempre per essere credibili agli occhi del mondo, le istituzioni italiane hanno poi scordato di aver accolto la richiesta del presidente Obama, quello democratico, di intervenire sulle condanne nei confronti degli agenti della CIA.

Così Il 5 aprile 2013 il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano ha concesso la grazia al colonnello statunitense Joseph Romano, e il 23 dicembre 2015 il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella ha concesso il provvedimento di grazia a Robert Seldon Lady e Betnie Medero. Tutti agenti della CIA condannati in via definitiva ma sempre rimasti al sicuro oltroceano

Per tutta questa serie di fatti, nel febbraio del 2016, l'Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo per aver violato ben cinque diritti fondamentali di Abu Omar: proibizione di trattamenti inumani e degradanti (che include anche il diritto a un equo processo), diritto alla libertà e sicurezza, diritto a effettivi rimedi giudiziari, diritto al rispetto della vita familiare. La Corte di Strasburgo ha osservato che «il governo italiano ha ammesso di non aver mai chiesto l’estradizione degli americani condannati», e che «peraltro il Presidente della Repubblica ha accordato la grazia a tre dei condannati tra i quali Lady», che aveva riportato una delle pene più alte «in ragione delle sue responsabilità». Per Strasburgo, «malgrado il lavoro degli investigatori e dei magistrati italiani che ha permesso di identificare le responsabilità e di pronunciare le condanne», esse sono di fatto restate prive di effettività: «Il principio legittimo del segreto di Stato è stato con tutta evidenza applicato per impedire che i responsabili rispondessero delle proprie azioni», e si è avuta «impunità». Quanto alle torture subìte da Abu Omar in Egitto (dove era arrivato dopo due passaggi nelle basi Nato di Aviano e Remstein in Germania), l’Italia «deve essere considerata direttamente responsabile della violazione» dei diritti umani di Abu Omar: perché, anche se non è stata la nazione che le ha praticate, i suoi funzionari «non hanno impedito questa situazione» adottando le misure che sarebbero state necessarie, responsabilità ancora più grande visto che in quel momento Abu Omar godeva dello status di rifugiato politico.

Da notare che le istituzioni italiane, facendo rapire e torturare il cittadino egiziano, si sono opposteanche alle indagini che la procura milanese stava effettuando proprio su di lui, sospettato di terrorismo internazionale. Un danno, quindi, anche all'Occidente e alla libertà di informazione del quale e della quale oggi ci facciamo paladini. Sono credenziali particolari quelle con le quali chiediamo, con striscioni gialli e coccarde nelle serate di gala, di avere tutta la verità dal governo egiziano.

 

5 maggio 2016

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