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Il caso Forleo.
I motivi del trasferimento e del suo annullamento

di Gabriele Pazzaglia

 

Tutti, o quasi tutti, ricordano il putiferio che si scatenò attorno al trasferimento, alla metà del 2008, della giudice Maria Clementina Forleo. Dopo tre anni e mezzo, e l'annullamento, di quel trasferimento, ieri, 30 novembre 2011, la Forleo torna a lavorare al Tribunale di Milano.

La vicenda è stata molto complessa e, anche per questo, molta consfusione è stata fatta nel (non) raccontare i motivi del trasferimeno, prima, e dell'annullamento dello stesso, dopo.

Partiamo dall'inizio. Il 22 luglio 2008 il Consiglio Superiore della Magistatura (CSM) ha trasferito d'ufficio la giudice Forleo la quale si stava occupando delle indagini sulla cosiddetta “scalata BNL”. Per capire i motivi del trasferimento è bene avere chiare due precisazioni. La prima: la Forleo era una giudice, per la precisione un GIP, giudice per le indagini preliminari, e non svolgeva, dunque, le indagini, le quali devono essere di competenza del PM. Il suo compito era quello di valutare le singole richieste di questi ultimi in tema di limitazione della libertà personale prima del rinvio a giudizio (il quale, se del caso, deve essere disposto da un altro giudice, quello dell'udienza preliminare, sempre su richiesta del PM).

La seconda precisazione è che i motivi del trasferimento non sono relativi alla sua attività processuale, non attengono ad alcun atto che abbia o avrebbe dovuto compiere. I motivi sono altri: si riferiscono a quello che la Forleo ha dichiarato, in trasmissioni televisive (facilmente rintracciabile in internet è il suo intervento ad Annozero) e alla stampa. I motivi, dunque, non attengono a ciò che ha fatto, ma a ciò che ha detto: cioè, riassumento, ai riferimenti, più o meno chiari, a «poteri forti che, anche per il tramite di soggetti istituzionali», avrebbero cercato di condizionare le indagini addebitando quindi ai PM di rallentare o addirittura insabbiare le indagini.

Ma perché il TAR (con sentenza confermata dal Consiglio di Stato) ha annullato il trasferimento? Paradossalmente grazie ad una norma introdotta dalla riforma della giustizia (del centrodestra)1 del 2006 e modificata dalla riforma (del centrosinistra, all'epoca era l'Unione)2 subito dopo le elezioni, dello stesso anno. Ma andiamo con ordine: il CSM per il trasferimento può utilizzare due diversi procedimenti, quello relativo alla sanzione disciplinare (art. 2 della Riforma Castelli) e quello relativo alla incompatibilità ambientale (art. 26 della stessa riforma). La distinzione non è casuale perché nel primo caso il trasferimento è previsto come una punizione ad un magistrato che commette uno dei comportamenti tassativamente previsti. Funziona, cioè, come le norme penali: nella norma c'è scritto cosa il magistrato non può fare e se lo fa deve essere trasferito (o, secondo la gravità, gli deve essere diminuito lo stipendio, etc). Invece, nel secondo caso, il trasferimento non è una sanzione ma uno strumento per tutelare «la piena indipendenza e imparzialità della magistratura» quando queste siano messe in pericolo per cause indipendenti dal magistrato (ad esempio per parentele e amicizie che facciano dubitare della condotta del magistrato).

Dunque il CSM, dopo la riforma del centrodestra, aveva a disposizione un procedimento in presenza di colpa e uno in assenza della stessa. È evidente che in questo caso avrebbe dovuto essere utilizzato il primo, visto che si può discutere se le dichiarazioni in questioni fossero fondate o equilibrate, ma non è certo discutibile il fatto che lei abbia voluto rilasciare quelle dichiarazioni. Il problema è che il comportamento della Forleo non rientrava in alcuno dei casi previsti come sanzionabili perché, se la riforma del centrodestra prevedeva come illecito «il rilasciare dichiarazioni ed interviste in violazione dei criteri di equilibrio e di misura», dopo il parere negativo del CSM che denunciava l'eccessiva vaghezza di tali criteri, il centrosinistra, dopo la vittoria elettorale del 2006, invece di concretizzarlii, ha semplice cancellato l'illecito: se tale modifica non fosse intervenuta non si sarebbe posto altro problema che quello di valutare se le diciarazioni della Forleo violassero l'equilibrio e la misura (e in quel caso la decisione del CSM non sarebbe stata impugnabile davanti al Giudice Amministrativo, visto che sarebbe stato un caso di discrezionalità amministrativa, ma ricorribile in Cassazione).

Il CSM, resosi conto della zona grigia che era stata creata e sentendosi privato di strumenti efficaci ha provato a dare al procedimento per incompatibilità ambientale (quello indipendente da colpa) un'applicabilità molto estesa interpretandolo nel senso che esso possa essere utilizzato ogni volta che il comportamento non rientri in uno dei casi previsti per il trasferimento con colpa. Annullando quindi il requisito della "indipendenza da colpa" sarebbe diventato applicabile anche a casi come quello della Forleo.

È su questo punto che interviete il TAR il quale dopo aver citato alcuni passaggi della motivazione del trasferimento (il riferimento alle pressioni dei poteri forti, ai soggetti istituzionali, ai rilievi fatti ai PM che conducevano le indagini) e le valutazioni fatte dal CSM (le condotte vittimistiche, la mancanza di equilibrio e la personalizzazione delle vicende processuali) ha lapidariamente deciso che «è evidente come la causa che avrebbe determinato l'impossibilità di svolgere, nella sede occupata, le proprie funzioni con piena indipendenza ed imparzialità sia stata ritenuta dipendente da colpa del magistrato».

Lo stesso TAR accoglie anche un'altro motivo di annullamento: la commissione del CSM che aveva trasferito la Forleo era composta anche da Letizia Vacca, un membro laico (cioè facente parte di quel terzo eletto dal Parlamento, mentre i 2/3 del CSM sono eletti dai magistrati). Questa aveva espresso considerazioni sulla sua colpevolezza prima ancora che cominciasse il procedimento definando la Forleo come una dei "cattivi magistrati", delle "figure negative",espressione di una "magistratura non seria" e da sanzionare per un comportamento "devastante" senza poi astenersi dal giudicarla. Anzi lo stesso CSM aveva respinto l'istanza di ricusazione avanzata dalla Forleo affermando che erano inapplicabili le norme del Codice di procedura civile.

Dello stesso parere è la conferma da parte del Consiglio di Stato il quale, dopo aver confermato la necessità di astensione da parte della Letizia Vacca, risponde alla deduzione del CSM secondo il quale, se non fosse adottata l'interpretazione estensiva da esso proposta si creerebbe un “vuoto normativo”, affermando che «tale vuoto, se esistente, può al più essere colmato dal legislatore conferendo rilevanza disciplinare ad ulteriori condotte riprovevoli, ma non può autorizzare un'interpretazione che ... finisce per aggirare il principio di tipicità su cui si basa il nuovo sistema[sanzionatorio]».

Come valutare, dunque, questo ritorno a Milano? Intanto andrebbero evitate le esaltazioni di queste sentenze come la conferma delle dichiarazioni della Forleo. La fondatezza o meno di queste non è mai stata verificata (né la Forleo ha mai fornito precisazioni che andassero aldilà di nebbiosi riferimenti a indeterminati poteri forti). Il giudice amministrativo si limita a prendere atto che il sistema di punizione dei magistrati è, ad oggi, incompleto, e che tale incompletezza è frutto della modifica da parte del centrosinistra della Riforma Castelli, precisamente della abrogazione come illecito del rilascio di «dichiarazioni ed interviste in violazione dei criteri di equilibrio e di misura».

Terzo che il trasferimento è stato un tentativo fatalmente destinato a fallire visto che si basava sull'applicabilità, da parte del CSM, di un procedimento che non era conciliabile con il testo della legge.

Infine, il paradosso che il reintegro sia dovuto proprio grazie ad un intervento legislativo da parte del centrosinistra. Quel centrosinistra che era, in qualche modo, parte in causa, visto che la Forleo era GIP dell'inchiesta sulla scalata della BNL da parte dell'UNIPOL che coinvolgeva molti ed autorevoli esponenti di quella parte politica.

 

 

1La riforma del centrodestra, Ministro Castelli, è il Decreto Legislativo 109 del 2006

2La riforma del centrosinistra, Ministro Mastella, è la Legge 269 del 2006

Le sentenze di primo e di secondo grado

 

1 dicembre 2011

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