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Il testo della Convenzione di Istambul contro la violenza

commento di Gabriele Pazzaglia

 

Il 28 maggio, Ŕ stata discussa alla Camera dei deputati la Convenzione di Istambul. Firmata da 29 stati, entrerÓ in vigore quando sarÓ ratificata da almeno 10 di essi (per ora sono 4). Vi forniamo, in coda a questo breve commento, il testo del documento.

L'obiettivo è quello di garantire il “diritto di tutti gli individui, e segnatamente delle donne, di vivere liberi dalla violenza, sia nella vita pubblica che privata”: non solo con la repressione ma anche con la promozione dei “cambiamenti nei comportamenti socio-culturali delle donne e degli uomini, al fine di eliminare pregiudizi, costumi, tradizioni e qualsiasi altra pratica basata sull'idea dell'inferiorità della donna”.

E la Convenzione sembra prendere un'interessante posizione contro il dogma del multiculturalismo: con essa, infatti, lo Stato si impegna a vigilare affinché “la cultura, gli usi e i costumi, la religione, la tradizione o il cosiddetto onore” non siano utilizzati come giustificazione degli atti di violenza contro le donne.

Non solo repressione, abbiamo detto. Ma questa non può mancare: il trattato infatti impone allo Stato di criminalizzare la violenza psicologia, fisica, sessuale, gli atti persecutori, le mutilazioni genitali femminili e l'aborto forzato. Visto che, però, sono reati tutti già previsti nel nostro Codice Penale, l'unica novità finisce per essere il divieto di cancellarli. Il problema, forse, è un altro: “Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?”. Se vogliamo far funzionare le leggi bisogna applicarle, prima di tutto mettendoci i soldi che facciano funzionare l'apparato amministrativo. Novità interessante è che se le autorità statali non agiscono, in base alla Convenzione, sarà possibile, per le vittime che non hanno ottenuto giustizia, avere “adeguati risarcimenti civili” da parte dello Stato.
Inoltre il Trattato prevederebbe anche che, se l'autore di una violenza non ha denaro per risarcire la vittima, questa possa rivolgersi allo Stato, con diritto di questo di rivalersi sull'aggressore. Il condizionale è d'obbligo perché il Governo Monti pose la riserva su questa norma che quindi, per essere vincolante, dovrebbe essere introdotta con un separato atto.


CLIKKA QUA PER LEGGERE IL TESTO COMPLETO DELLA CONVENZIONE DI ISTAMBUL (in pdf)

 

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